CORTI PER DAVVERO!
Ora io sono un sostenitore del libro elettronico e sono sicuro che il libro cartaceo scomparirà, non so quando, ma sono certo che accadrà. Il libro di carta sarà domani una cosa come la penna stilografica oggi, usata solo da alcuni romantici appassionati. Lo so che molti di voi non sono d’accordo con me e anzi sostengono la insostituibilità del caro vecchio, odoroso libro di carta, compagno di tanti sogni e di tante letture.
Va bene dico io ma allora trattatelo bene, non prendetelo mica in giro, il libro di carta. Se volete che sopravviva e anzi abbia una nuova stagione di successo, allora, per favore non fate scempio di esso.
Per esempio i CORTIDICARTA, del Corriere: un nome da Zelig e un prezzo da ipermercato, 2,99 euro, come i pomodori da insalata, per confezionare un oggetto che dovrebbe servire alla lettura sotto l’ombrellone.
Ora, mi domando, ma quanto ci sta una persona sotto l’ombrellone e per quanti giorni? Diciamo due orette al dì per una quindicina di giorni? Bene allora di cortidicarta se ne porti una sessantina. Sì perché per leggere un cortodicarta ci vuole mezzora, un’oretta per i lettori lenti, non di più.
Non ci credete? Io ho fatto la prova con quello di Carlo Lucarelli: 37.000 battute circa, una volta e mezzo un bianciardino lunghetto (tipo La mamma maestra, che di battute ne ha solo 25.000).
E dire che il cortodicarta di Lucarelli ha ben 64 pagine, come quello successivo, di Milena Agus. Sì ma le pagine buone, quelle da leggere insomma e non solo da sfogliare sono, nel caso della Agus, solo 48, le altre sono titolo, biografia, e bianche. E il corpo del carattere è mostruosamente grande, sarà 16, se non 18, mi si dirà per leggere senza occhiali, sotto l’ombrellone, appunto!
Eh però 2,99 euro sono quasi le vecchie e care seimila lire, con le quali si comprava un libro vero, o no? Accidenti alla cultura popolare, vorrei dire.
Insomma anche in questo caso state attenti, vi stanno propinando un prodotto di basso contenuto culturale, gonfiato fino all’esasperazione, per farlo diventare un oggetto abbastanza ingombrante e pesante, da vendervelo poi a “solo” 2,99 euro.
Dice, ma parli solo dell’aspetto fisico tu, quello che conta sono i contenuti!
Allora, fino ad adesso ho parlato di dati oggettivi, misurabili, inconfutabili e ne traggo la conclusione che materialmente i cortidicarta costano troppo.
Non volevo venire al contenuto, perché la situazione peggiora.
Io non sono riuscito a finire Lucarelli, perché l’indignazione me lo ha impedito. Ma ditemi la vostra opinione, può darsi che mi sbagli.
Invece, facendomi coraggio ho terminato in mezzora il libro della Agus, che si chiama Il vicino. Mi ci è voluta mezzora perchè l’ho dovuto leggere, paragrafo per paragrafo, due volte, per cercare di capire cosa c’era scritto.
Mio giudizio: non vale nulla, anzi peggio, valore negativo, un racconto così non doveva essere scritto. Però è solo la mia opinione, ditemi la vostra.
Faccio solo notare che ci sono delle regole grammaticali e sintattiche che dovrebbero essere rispettate.
E’ vero, ma è l’ora di infrangerle, queste regole ottocentesche, creare la propria antisintassi! Però se uno, o una lo vuol davvero infrangere, lo faccia , se ne è capace, mostrando genio e creatività, altrimenti il lettore potrebbe anche pensare male!
Postato: Luglio 7th, 2008 in Generico.
Commenti: 1
Luciano Bianciardi, nel 1952, caricava i libri della biblioteca di Grosseto, della quale era direttore, anzi, conservatore, e li portava nelle campagne e nelle miniere del grossetano per darli in lettura a contadini e minatori che non sarebbero mai andati a chiederli alla biblioteca. Se la persona non cerca il libro, è il libro che deve cercare il lettore: almeno lui pensava che dovesse essere così, la vera cultura popolare.