Main menu:

Cerca nel Blog

Categorie

Archivio

RSS Feeds:

MARIAGRAZIA PAGA
SE NON È TROPPO CARO!

Cara Mariagrazia, se vuoi poprio un suggerimento spontaneo, ti consiglio, se pensi ne valga la pena, di pubblicare, a patto che il contributo richiesto non sia alto. Oltre a riceverne la soddisfazione che solo un autore può comprendere, potrebbe sempre costituire un trampolino di lancio per il futuro. Magari un domani il tuo libro potrebbe capitare in mani importanti, piacere ed avere un destino diverso… (ed aprire la porta ad altri lavori).
Per quanto riguarda poi la distribuzione nelle librerie, come si evince dalla tua stessa missiva, c’è purtroppo una sorta di DITTATURA EDITORIALE, che vale anche per LA DISTRIBUZIONE (oltre che nella pubblicazione!). Praticamente, DISTRIBUISCONO SOLO I GRANDI! Quindi, anche sforzandosi di distribuire, le case editrici a contributo (o a pagamento, il che è lo stesso) RICEVONO INVARIABILMENTE RIFIUTI DA TUTTE LE LIBRERIE.
Parafrasando il titolo di una vecchia Telenovela, possiamo affermare che “solo i grandi distribuiscono. ..”.
Hanno vinto anche Sanremo!
Non fa niente che distribuiscano spesso immondizia, tanto il guadagno l’hanno avuto “a priori”… Mai sentito parlare dei contributi all’editoria? (Prego documentarsi…).
I libri “venduti” on-line è come se non fossero stati distribuiti (e praticamente non pubblicati…): il lettore vuole “provare”, cioè leggere qualcosa del lavoro (come avviene appunto nelle librerie), prima di comprarlo. E poi, semmai si avesse la ventura di vendere qualcosa tramite Internet, sarebbe un problema controllare il numero delle copie vendute.
Intelligenti pauca…
Tanti affettuosi saluti da Pereppe (uno che ha pubblicato con contributo).Pubblico anche questo commento come post, perché mi pare interessante.

In sostanza il signor Pereppe, che ha pubblicato a pagamento, consiglia a Mariagrazia di fare altrettanto e le spiega il perché.

Innanzitutto al signor Pereppe vorrei chiedere se esiste veramente. No, perché se uno vuol pubblicare, se per farlo è anche disposto a tirare fuori i soldi, vuol dire che un po’ di voglia di diventar famoso ce l’ha! E allora come mai si rifugia dietro uno pseudonimo, per giunta mi sembra inventato lì per lì?

Mi vengono dei dubbi. Ma tiriamo avanti.

Allora il ragionamento che fa Pereppe è semplice: i grossi editori non ti pubblicano, quelli a pagamento sì. Gli editori a pagamento non ti distribuiscono però, perché la distribuzione ce l’hanno in mano i grandi e figurati se aprono le porte agli altri. D’altronde sarebbero gli stessi librai a non volere quei libri lì.

Completamente d’accordo con Pereppe.

Ma non capisco allora perché pubblicare a pagamento!

Non è la stessa cosa stampare i libri da soli e provare a venderseli?

Abbiamo stabilito che tanto la distribuzione non se li prenderà, né se li stampo io , né se li stampa l’editore a pagamento!

Dice: ma vendere per internet non é vendere. E quelli stampati a pagamento come si vendono?

E poi perché non è vendere? Perché chi compra i libri vuole leggere il primo capitolo, prima di comprare. Bene allora mettiamo i primi capitoli su internet, così se li leggono tranquillamente.

E ancora: ma con internet non si controlla la tiratura. Ed è un grosso problema? E le tirature di Mondadori chi le controlla, oltre a Mondadori? Credete che le copie vendute che sono dichiarate dai grossi editori siano vere? Dividetele almeno per quattro. Insomma se uno scrittore autopubblicato si mette a spararle grosse sulle sue vendite, state tranquilli che è in buona compagnia.

Insomma io non riesco a capire a che cosa serve un editore a pagamento. Più che parlo con la gente e più non lo capisco.

Per favore me lo spiegate voi?

Ettore Bianciardi

 

E COSA FARE ALLORA,
DEL PROPRIO LIBRO?

 

Anche io ho scritto e inviato il mio “romanzo” alla casa editrice di cui si sta parlando. Ho avuto risposta positiva e non vi nascondo che mi sono un po’ emozionata. ancora non ho deciso se accettare, voglio pensarci un po’ su.

Quello che vorrei dire è che nella proposta di contratto è scritto chiaro e tondo che bisogna dare un contributo per la pubblicazione, la decisione spetta dunque solo al soggetto interessato.

Del resto ho provato a sfondare il muro di gomma dell’editoria e non ho ricevuto che silenzi, risposte garbatamente negative e quella vaga impressione che in Italia anche le case editrici più prestigiose vivano nella melassa del corporativismo e della casta, non abbiano tempo per gli scrittori emergenti salvo siano calciatori, veline, politici, conduttori televisivi, attoruncoli o altre amenità.

E così le librerie si riempiono facilmente di biografie di Antonio Cassano, barzellette di totti, vita e miracoli di Valeria Marini, gravidanze e maternità di Antonella Clerici, interviste a leccare i piedi di Bruno Vespa, conversioni sulla via di damasco di giornalisti, calciatori e potrei andare avanti all’infinito.
Insomma come fare? Smettere di scrivere e di sognare? Stamparsi da soli il libro e pubblicizzarlo spendendo forse più della cifra richiesta da una casa editrice a contributo? Vi informo che solo un buon lavoro di editing sulla piazza di Roma dove io vivo si aggira intorno ai 1000 euro e non è detto che questo ti agevoli il percorso.

Io sto riflettendo se accettare o meno, ma nel frattempo gradirei avere da qualcuno di voi suggerimenti su come fare a provare la gioia di vedere e toccare con mano il proprio lavoro diventato finalmente cosa reale – un libro in carne e ossa.

 

grazie e cari saluti.

 

Mariagrazia

 

 

Ho messo il tuo commento come post, e comincio io a darti suggerimenti.

Innanzitutto, è ovvio che nel contratto ci sia scritto che si deve pagare e che la decisione spetti allo scrittore, ci mancherebbe altro che uno per il solo fatto di aver inviato un manoscritto fosse costretto a pagare! Mi fa molta paura vedere che giovani come te accettano, anche come solo possibili, ipotesi di questo tipo.

Tutto quello che dici a proposito delle grosse case editrici è assolutamente vero: il fatto è che non esistono più gli editori, ossia quegli imprenditori disposti a rischiare i loro soldi, scommettendo su scrittori nuovi. C’erano: si chiamavano per esempio Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli; hanno lasciato solo i loro nomi nelle mani di chi considera il libro un prodotto come una saponetta o un cibo pronto.

Non sono però d’accordo con te che la soluzione sia l’editore a pagamento, perché costui non riempie certo il vuoto lasciato dai grossi editori. Questo stampa alcune copie del libro e le fa pagare, e molto care, allo scrittore, a colui cioè che ha già pagato, avendo scritto il libro ed avendone ceduto i diritti gratuitamente all’editore stesso. Gli editori a pagamento sono riusciti a capovolgere completamente la frittata e voi, scrittori esordienti, non ve ne volete rendere conto.

E per carità, non essere emozionata se ti ha risposto dicendoti che il tuo romanzo è bello: rispondono così a tutti e, almeno in certi casi, non hanno nemmeno letto il libro. Sai che un giornalista ha provato a inviare uno zibaldone poetico composto da versi della Bibbia, canzoni di Orietta Berti e altra roba, e gli hanno risposto che l’opera aveva un alto valore? Hanno riempito due pagine di giornale!

Cosa fare allora? Stamparsi il libro da sola e venderselo! Se credi nel tuo romanzo devi anche investire tempo ed energie nel promuoverlo. Tanto pubblicandolo a pagamento dovresti fare la stessa cosa. Il fatto importante è che il costo della stampa in proprio è circa un decimo del costo dell’editore a pagamento. In più, stampandolo in proprio, decidi tu quante copie fare e quindi puoi partire con un investiemnto piccolissimo. Conosco casi di persone che hanno speso 175 euro per stamparsi le prime cinquanta ccopie del proprio libro. E se lo stanno promuovendo felici, divertendosi anche molto. E presto faranno la prima ristampa.

Ma un editing accurato costa 1000 euro! Mariagrazia, non sarà certo questo il tuo caso! Non credo che il tuo romanzo abbia bisogno di un editing di quel tipo. Quello serve ai non scrittori, alle veline, ai calciatori e compagnia, i quali decidono (o qualcuno decide per loro) di fare un libro, ma non lo sanno scrivere.

Perché poi, bisogna dirlo chiaramente, uno non è detto che sia scrittore: può essere una persona onesta, lavoratrice, brava, simpatica, altruista, generosa, adorabile, ma che è meglio che lasci scrivere ad altri.

Ci si può limitare, e con profitto e soddisfazione, a leggerli i libri.

Ettore Bianciardi

 

 

HO INCONTRATO PASOLINI

di Emiliano Sabadello

 

 

Ho incontrato Pasolini, ancora una volta.

Stavolta è quella definitiva. Ho sentito il circolo diventare perfetto.

Oggi sono trenta anni che non abbiamo più il dono della sua persona.

Mi ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato, sempre sotto la metropolitana a Roma, nel senso inverso rispetto a quello di oggi.

Aveva gli stessi capelli ricci degli ultimi giorni, e mi guardava da quello spioncino che aveva negli occhi. La giacca a costine marrone, tipica di intellettualini piccoli piccoli, indosso a lui ritrovava una ragion d’essere, un fondamento storico.

Si appoggiava stancamente ad uno dei sostegni quotidiani della povera gente, e sembrava mi dicesse che anche io, nonostante le mie velleità da scrittore, altro non ero che un fortunato che aveva potuto studiare, un contadino speculativo. A lui, la povera gente, la massa, interessavano da sempre, ma adesso lo vedevo molto stanco e tirato, come se avesse continuato per la sua strada nonostante tutto. Prima che l’onda di piena dell’ora di punta mi conducesse con sé, ho fatto in tempo ad imprimermi nel cuore le sue mani, dure e gentili, che cercavano disperatamente di attaccarsi a questa realtà, per non scivolare verso l’oblio delle passate genti.

Con lui non ho mai parlato.

Mai mancanza è sfociata così tanto in rabbia storica.

Ma ho continuato a vederlo.

La seconda volta era soltanto uno sguardo al di sopra degli altri. Quando io cammino, ho l’abitudine, forse pessima, di guardare in basso, e non verso l’orizzonte. Ad ogni modo, in uno dei semafori più lunghi di Roma, quello di via dell’acqua bullicante per intenderci, l’ho visto dall’altra parte della strada, ad attendere anche lui il suo turno per passare di qua. Non era in prima fila. Ma il suo sguardo cristallino creava pareti diafane tra la folla, permettendoci di intravedere tutti i discorsi mai fatti e mai ascoltati. Questi discorsi, tanto fragili e pallidi nei contorni, quanto tosti e complici nella sostanza, forse per una maledizione hegeliana che vuole i contorni adeguati al concetto della sostanza, si sono persi tra le rughe del suo volto, e non sono mai arrivati intatti al mio sguardo.

Marx.

Engels.

Gramsci.

Ernesto Guevara de la Serna.

Pasolini.

La linea retta da tracciare è questa.

È anche una linea umana sostanzialmente fatta di verità. Non la verità millantata dai pensieri universalistici ma quelle particelle isolate che vi colpiscono in mezzo a mille, anzi un milione, e che vi portate per sempre nelle vostre valigie temporali. Con questo non voglio dire che ho la ricetta per incontrare sempre queste particelle, né che faccio parte di una linea retta di questa portata: come ripeto, sono soltanto un semplice contadino che ha avuto la possibilità di esprimere alcuni suoi pensieri in una qualche forma.

Il terzo incontro con Pasolini è stato in sogno. Purtroppo di questo incontro al risveglio non ne è rimasto nulla, e a niente sono valsi i miei sforzi per riportare nel tempo ciò che era ormai nel flusso delle cose non dette e non fatte.

E qui si torna.

E qui si torna all’inizio.

E qui si torna all’inizio di tutta la storia.

Il quattro non è neanche un numero particolarmente magico come il tre, o il sette, o addirittura il dieci. È un numero a metà. Divisibile a metà. Guardabile a metà. E questa storia sostanzialmente va divisa così. La partenza e l’arrivo. Con la stessa giacca a costine marrone, con gli stessi capelli ricci sulla testa, ma con una disperazione negli occhi ormai definitiva.

Che vi devo dire, che aveva finalmente scoperto di essere morto perché la gente lo commemora soltanto in occasioni speciali? Che anche lui ormai aveva fatto tutto quello che era umanamente possibile? Che il vento della misantropia aveva soffiato anche dalla sua parte? Che le persone ormai cancellano il passato ogni sette o dieci anni come il casellario giudiziario? È questo che volete sentirvi dire. Va bene. Da domani, trenta anni e un giorno, anche lui tornerà su quelle rotaie della Roma del suo tempo che, stancamente e inesorabilmente, lo condurranno indietro, sempre più indietro, verso l’esterno dell’umano sentire.

QUESTI (SECONDO ME) SONO
EDITORI NON A PAGAMENTO

chi ha prove del contrario
le segnali!

Queste sotto indicate sono tutte case editrici NON a pagamento. Ovviamente i tempi di risposta vanno dai 3 ai 6 mesi.
Per quanto riguarda la KimeriK, proprio ieri, mi è arrivato a casa il loro contratto. C’è l’obbligo di acquistare un minimo di copie, nel mio caso 50, per un totale di 600€.
Scrivo da quando ho 14 anni e conosco molti scrittori, anche famosi. DIFFIDATE DA CHI VI CHIEDE SOLDI!!! IL VOSTRO LAVORO E’ SCRIVERE!!! La casa editrice deve assumersi il rischio di pubblicarvi e deve fare di tutto per promuovere il vostro inedito.
Il consiglio che posso dare è questo; inviate il vostro manoscritto a tutte le case editrici sottoindicate, loro vi daranno una risposta onesta. Se avete scritto un bel libro vi pubblicheranno senza pagare niente ( oltre a regalarvi alcune copie ), nel caso contrario, cioè che il vostro romanzo non sia piaciuto, fatevene una ragione, rileggetelo, correggetelo, fatelo leggere ad amici e parenti e chiedete loro un giudizio onesto!!! Poi, se proprio nessuno vuole pubblicarvi, pazienza.
La bravura viene con la pratica, SCRIVETE, SCRIVETE, SCRIVETE..
Ultima cosa; serve anche il fattore “C”, tanto fattore “C”.
ps. Federico Moccia ha scritto una marea di str….te, ha rimbambito una generazione di ragazzi, eppure ha venduto centinaia di migliaia di copie.
Se c’è riuscito lui…… :-) DAIIII!!! pensate positivo!!!

1. Adelphi
3. Asengard
4. Azimut
5. Bohumil
6. Dario Flaccovio
7. Delos Book
8. Editrice effequ
9. Edizioni Creativa
10. Editrice Nord
11. Edizioni E/O
12. Edizioni Rebus
13. Edizioni XII
14. Elliot edizioni
15. Fanucci
16. Fazi editore
17. Foschi editore
18. Galaad
19. Gattogrigio Editore
20. Giulio Perrone Editore
21. Gwynplaine Edizioni
22. Il Caso e il vento
23. I sognatori editori
24. La penna blu edizioni
25. Las Vegas
26. Leone editore
27. Livello 4
28. Marsilio
29. Michele di Salvo editore
30. Morganti
31. Mursia
32. Newton Compton
33. Nero D’Inchiostro
34. Perdisa editore
35. Scrittura & Scritture
36. Stampa Alternativa
37. Tanit
38. Tom Tom
39. Villaggio maori edizioni
40. Zandegù Edizioni

Roberto

TE LO DICO IO:
PUBBLICATELO DA SOLO!

Ho scoperto recentemente il varipinto e insidioso mondo che attende le opere fuori dal caldo rassicurante dei loro cassetti. Come sempre accade quando ci avviciniamo a terre ignote, scopriamo che sono luoghi popolati da tante persone, tante storie simili e diverse dalla nostra, ma sempre momenti di umanità. Belli da osservare, belli da condividere.

Vorrei solo ricordare, amici, che quando si incontrano due mondi diversi qualche vittima ci scappa sempre. In questo caso la vittima si chiama sogno ed è quello che ogni creativo ha di condividere le sue emozioni, che siano espresse in musica, scrittura, pittura e via dicendo.

Il mondo in cui viviamo è un mondo poco attento al bello, poco attento alla qualità. La televisione che tanti guardano alla sera invece di leggere o ascoltare musica offre un ben misero spettacolo e promette a coloro che crescono guardandola una incapacità di capire il bello superiore a quella dei loro genitori.

Questo mondo che scopriamo così connesso da soli “sei gradi di separazione” è il più solitario che si possa immaginare. Dunque quando il mondo del creativo incontra il mondo commerciale l’esito è inevitabilmente che il primo deve piegarsi al secondo se vuole portare avanti una sua istanza.

Allora pagare per vedersi pubblicati è un obbligo inevitabile, facciamoci pure un poco ingannare, ma portiamo avanti la nostra piccola speranza.

Ho esperienza dall’interno di una azienda che organizza una delle più importanti manifestazioni d’arte biennali d’Italia.
Ebbene vi assicuro che le opere non vengono scelte, i titolari pensano solo a come incassare più soldi, i critici d’arte più in vista nazionali e internazionali costituiscono la massima spesa di questa azienda e si fanno tranquillamente comprare.

Ho visto e parlato con tanti pittori, scultori, fotografi esordienti che dopo aver passato ore o anni nei loro atelier, nelle loro cantine, nelle loro cucine a creare, chiudevano gli occhi sulla realtà e pur di vedere il proprio nome in un catalogo e i propri quadri esposti. E chi può biasimarli?

Queste persone sono esempi del bello dell’uomo, che creino davvero opere meravigliose o cose inguardabili. La bellezza e ricchezza del genere umano è tutta là.

…e se qualche editore, qualche organizzatore di mostre o concerti ci lucra sopra lasciamolo fare. Se qualcuno pensa che questa gente inganni e basta non ci pubblichi con loro ma non pubblicherà probabilmente mai niente neanche con altri.
A che serve un libro in un cassetto?

E se credete che facciano un sacco di soldi alle vostre spalle…. mettevi in concorrenza con loro! Perchè no? Pensate che sia impossibile farlo? Pensate che chiedano troppo?
Fatelo voi, offrite voi ai creativi una strada diversa, se siete convinti che ci sia.

Detto questo: io con chi pubblico ???
AAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaaaaaarrrrgghhhhhhhhhh !!!

Antonio

 

ANTONIO, LA RISPOSTA, LA STRADA DIVERSA, OFFERTA AI CREATIVI, È NEL TITOLO DEL POST!

CI FARÀ LEGGERE LUI…

Per favorire l’occupazione giovanile, Gian Arturo Ferrari, appena pensionato dalla Mondadori per raggiunti limiti d’età, è stato nominato presidente del Centro per il Libro e la Lettura, organo del Ministero dei Beni Culturali.

Che cosa farà il nostro nella sua nuova occupazione? Semplice, farà aumentare tra gli italiani quelli che leggono, così da portare il nostro paese al livello di altri Paesi europei.

Come farà? Questo non lo sa neanche lui. No, non è una malignità, lo dichiara lui stesso. Anzi dice che come far crescere il numero dei lettori non lo sa nessuno, almeno per il momento.

E qui si sbaglia, secondo me. Se chiedesse in giro, forse qualche buona idea la troverebbe. Per esempio sarebbe una cattiva idea abbassare il costo dei libri? Farli costare 1 euro? Sono sicuro che se mi sentisse, direbbe che non c’entra niente, anzi che peggiora la situazione.

E l’ebook?

Non scherziamo, avverte Ferrari: «… siamo sull’orlo di un burrone, possiamo solo evitare di precipitarvi dentro, l’ebook è un salto enorme, come lo fu l’invenzione della stampa, non abbiamo idea di cosa accadrà… ».

Stiamone lontani, allora?

Poi nella stessa pagina della Repubblica che ospita l’intervista c’è un trafiletto nel quale si parla dei vari progetti illustrati da Ferrari ai ministri Bondi, Gelmini e Meloni: libri gratis ai carcerati e agli ospedali, tetto massimo agli sconti, protezione del diritto d’autore.

Chissà se Gutenberg avrebbe avuto voglia di inventare la la stampa, se fosse vissuto in un paese come l’Italia di oggi?

 

Ettore Bianciardi

IO SONO CONTENTA

Racconto la mia esperienza con statale 11, molto diversa da quelle lette qui sopra.
Ho mandato il mio scritto, dopo circa un mese mi hanno contattato via mail dicendomi di chiamarli, cosa che ho fatto. Mi hanno spiegato quello che volevano fare e mi hanno proposto di ricevere il contratto. Durante la telefonata mi hanno anche detto che c’era un contributo da versare. Ho chiesto di poter vedere la scheda di lettura del mio libro e mi è stata inviata insieme al contratto.
Ho ricevuto il tutto, ho letto con attenzione, la scheda di lettura era realistica e sinceramente non troppo lusinghiera. C’era scritto che il testo aveva delle potenzialità ma andava rivisto in alcune parti.
Ho chiamato per avere delle informazioni e mi hanno invitata in sede da loro. Fortunatamente abito a due ore di strada dalla loro sede e sono potuta andare a conoscere le persone.
Durante l’incontro sono stati molto realistici: non mi hanno promesso vendite milionarie, non mi hanno detto che ho scritto un capolavoro, mi hanno semplicemente detto che la via dello scrittore è dura e che farcela è ancora più dura. Mi sono sembrate persone serie. E, sinceramente, lo sono!!
Ho firmato il contratto, il testo è stato revisionato, ci siamo scontrati a lungo sulla copertina (io volevo una cosa che avevo in testa, loro non ci sentivano e sono dovuta tornare in sede per chiarire la cosa. Alla fine abbiamo trovato un compromesso), e il libro è stato stampato.
Ho già organizzato due presentazioni e loro mi hanno fornito i volantini e gli inviti, e le copie sono presenti in una cartolibreria del mio paese (c’è solo quella) e in due librerie in città. Inoltre alcuni amici hanno ordinato il libro in 4/5 punti d’italia e il libro è arrivato sempre (anche se qualche volta c’è voluto un pò di tempo, statale 11 mi ha detto che dipende dalle librerie).
La mia esperienza, insomma, è positiva. Sono contenta del lavoro svolto da loro. Forse mi aspettavo un pò più di elasticità sulla copertina ma alla fine il tutto mi piace.

Lullaby

SONO CONDIZIONI BUONE?

Sono un autore alquanto in pectore, nel senso che ho compiuto solo il primo passo per diventarlo: ovvero ho scritto un romanzo. Casomai interessi a qualcuno: sì, è un noir. Mi piacciono i noirs. Mi piacciono tanto da leggere, e siccome credo sia una grande verità l’affermazione secondo cui noi scriviamo quello che vorremmo leggere… ne ho scritto uno.
Alla vostra rispettabile attenzione, redattori & commentatori di questo bel blog, vorrei porre le condizioni che mi ha proposto un editore della mia zona abbastanza “solido” (ha un discreto numero di opere in catalogo, fa presentazioni serie a cui interviene anche il TG regionale, una distribuzione accurata e abbastanza corposa, ecc.).
La sua proposta è questa: prezzo di copertina euro 18 (romanzo di 450 pagine). Acquisto da parte mia di 250 copie (al prezzo di 3500 euro) su una prima tiratura di 1000. Le mie copie sarebbero per contratto le prime ad essere immesse sul mercato, con risultato che anche a venderne solo 200, rientrerei già della spesa; sulle altre 750 copie, diritti d’autore al 20%.
Secondo voi sono condizioni buone, tenendo conto di cosa propone in generale il mercato dell’editoria agli autori esordienti?

LA MORTE DI SALINGER

 

Una punta di tristezza ha contraddistinto questa giornata. La morte di Salinger, per quanto attesa, è un evento che dovrebbe segnare i tempi, con la stessa intensità con la quale l’hanno segnata le sue opere. Uomo non facile (ma chi lo è?), aveva preferito l’eremitaggio moderno alle luci della ribalta, con ogni probabilità in accordo con il carattere della sua opera maggiore: Il giovane Holden (The catcher in the Rye). Interprete del disagio giovanile del secondo dopoguerra, ha scritto dialoghi memorabili e affrescato un’intera generazione che faceva del presente l’unica via da percorrere. Famosissima la domanda che Holden fa al tassista riguardo alle anitre e al loro destino quando il lago era ghiacciato. Un passaggio che dipende dal contesto della situazione e che definisce tutto un clima spirituale in poche righe. Un passaggio impunemente trafugato da Pieraccioni nel film “I laureati”, senza neanche la decenza di citarne l’origine in qualche modo.
Da un punto di vista esteriore (in realtà non ha mai rilasciato nessuna intervista in proposito) la scelta di Salinger, oltre ad essere molto rara, potrebbe risultare pericolosa ed indigesta, nella società dell’apparenza e della notorietà ad ogni costo. O forse ha fatto semplicemente come Michele di Ecce Bombo: “mi si nota di più se non vengo o se vengo e…”, scegliendo appunto di non andare alla festa. E se Bret Easton Ellis esulta alla sua morte proponendo di farne una (a che cosa può arrivare uno per vendere qualche libro in più), noi siamo un po’ spaesati nel sapere che un uomo d’altri tempi non c’è più, che una voce del tutto fuori dal coro ha smesso di cantare.
Noi che piangiamo la scomparsa degli amici lontani.
Noi che vediamo la vita com’è e attaccata alla materia.

Ma per fortuna, usando parole del grande Dante Alighieri, “l’uom s’etterna”.

Emiliano Sabadello

LA MACCHINA ESPRESSO
CHE STAMPA I LIBRI

Si chiama EBM, e in inglese si pronuncia ibiem, che a noi italiani ricorda il colosso informatico, che però non c’entra niente: è la Espresso Book Machine, la macchina completamente automatica che stampa un libro nel tempo che si fa un caffè, un espresso insomma.

A dire il vero ci mette un po’ di più, dai quattro ai cinque minuti, ma notate la cosa straordinaria,: la macchina è costruita per stampare una sola copia di un libro.

Secondo me è rivoluzionario: non si deve più stampare una tiratura, anche se minima, si può scrivere un libro, pubblicizzarlo, e poi aspettare che qualcuno lo compri per stamparglielo bello caldo, scritto stampato e letto.

Che si tratti di una rivoluzione lo si capisce dal fatto che Google si stia impadronendo dell’idea e stia mettendo su un meccanismo tramite il quale accoppierà la sua biblioteca digitale di due milioni di libri a questa macchina. Uno si sceglie il titolo e ha il libro.

Mi dicono che una macchina simile abbia Repubblica e con quella stampi i libri del sito http://www.iltuolibro.it/.

È la conferma della teoria della coda lunga di Chris Anderson: invece di sperare di vendere un milione di copie di un bestseller, si può vendere una copia di un milione di libri diversi, magari tutti sconosciuti, almeno all’inizio.

Per l’uso pubblico, una di queste macchine è a New York, una in Canada, alcune le stanno mettendo a Londra. E in Italia, quando? Spero presto, però hanno già fatto prima di noi gli egiziani, ce n’è già una alla Alexandrina Library. Noi arriveremo comunque dopo l’Egitto: ben ci sta!