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RECENSIONI DI LIBRI
ABEL BOOKS

 

Abel Books è una nuova casa editrice, con idee nuove, almeno così pare.

Innanzitutto non è un editore a pagamento, e questo non è poco.

Poi rinuncia alla pubblicazione di libri cartacei, sempre che l’autore non insista per averli e solo dopo aver pubblicato il libro elettronico.

Chiunque può sottoporgli un manoscritto e quelli che appaiono alla Abel Books di un certo valore vengono pubblicati.

All’autore è richiesto di impaginare lui il libro come si deve, seguendo alcune raccomandazioni, libri non impaginati correttamente sono rifiutati e viene consigliato un consulente che a pagamento, con prezzi calmierati, provvederà a fare ciò che all’autore non è riuscito.

Poi gli ebook sono immessi sul mercato, distribuiti dai tanti circuiti che oggi anche in Italia si occupano di libri elettronici.

Il prezzo di ogni libro sembra sia fisso e piuttosto contenuto: 4,99 euro.

Ora la Abel Books si è rivolta a vari siti letterari per proporre alcuni dei loro libri in lettura ed avere sul blog una recensione.

Abbiamo accettato anche noi e presto troverete sul blog la prima recensione dei libri di Abel Books, a regime se ne potranno leggere due al mese.

Che dire: mi sembra un’iniziativa onesta e utile ed ho accettato di buon grado.

Qualche cosa si muove nell’editoria italiana, lentamente, ma inesorabilmente

Ettore Bianciardi

SE VINCI
IL TUO RACCONTO
SARÀ PUBBLICATO

 

È un concorso?

Sì, ma non costa niente, neanche la tassa (la tassa?) di iscrizione, come gli altri concorsi.

Però non si vince neanche niente. no, proprio niente no, si vince il libro che contiene il proprio racconto pubblicato, una sola copia del libro, ma GRATUITA.

Il concorso si chiama ScrivoconloScrittore e si svolge così.

In sei serate, alcuni autori presentano il loro libro. Alla fine della presentazione ognuno di loro fornisce un incipit, ovvero l’inizio di un potenziale racconto, o romanzo.

Chiunque, anche se non ha partecipato alla presentazione, può scrivere un racconto, che inizi però con quell’incipit e sperare che una giuria lo scelga, insieme ad altri due, fra tutti quelli inviati.

Alla fine delle sei serate, i diciotto, o più (decide la Giuria), racconti selezionati saranno pubblicati in un libro, una copia del quale sarà regalata ad ogni racconto vincitore.

Siamo già alla sesta edizione e la cosa piace molto agli scrittori ancora sconosciuti. Alcuni di loro, come per esempio Beatrice Masella, Alba Piolanti, Luca Martini hanno cominciato con ScriviconloScrittore ed oggi sono autori già affermati, con alcuni libri e premi alle spalle.

Se vuoi partecipare lo puoi fare subito.

Anzi questa volta gli incipit sono addirittura due tra i quali potrai scegliere quello che più ti piace e scrivere un racconto che cominci in quel modo lì.

 

Ecco il primo incipit:

 

Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a® ha chiuso. Così, da un giorno all’altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione.

Ed ecco il secondo:

 

Francesca è stata spietata, non ha usato mezzi termini, ha vuotato il sacco. Che era bello pieno e tracimava abbondante merda. Che s’è riversata, tutta, su di me e mi ha colpito e affondato, fino agli abissi, dove c’è un buio pesto. Inutile ribattere, spiegarsi ancora, parlare all’infinito, dare dettagli. Non servirebbe a niente.

 

Sono addirittura i due incipit dei due romanzi in corso di pubblicazione di Danilo Masotti e di Vasco Rialzo, i due autori che hanno presentato il loro libro a quattro mani Bologna senza vie di mezzo. Confronteranno i racconti arrivati con i loro romanzi, e chissà…

 

C’è tempo fino al 2 febbraio 2012 per inviare i racconti, max 4 pagine (10000 battute) a:

 

inviaracconto@scriviconloscrittore.org.

 

 

Il 9 febbraio 2012 saranno annunciati i primi vincitori e si partirà con il nuovo incipit

Tutte le notizie su:

 

http://www.scriviconloscrittore.org/

EPPUR SI MUOVE!

 

Non dobbiamo disperare. Basta attendere e tutto andrà a posto. Cominciano ad apparire annunci di nuovi editori. Editori buoni, editori veri. Editori che si dedicano a scrittori esordienti o comunque non famosi al punto da interessare ai grossi editori, quelli che si muovono solo se il successo, magari misero, del libro è garantito in partenza. Del tipo Vespa, Littizzetto e comici TV.

Cosa possono offrire ad uno scrittore esordiente costoro? Semplice: l’autopubblicazione del loro libro. E che cosa ci guadagnano questi editori? Poco, ma quel poco lo guadagnano per l’aiuto concreto che danno allo scrittore. Curano la correzione, l’editing, l’impaginazione, la copertina; preparano tutto e lo spediscono allo stampatore. Il costo del libro stampato è abbastanza basso, certo più alto del puro costo di stampa, la differenza paga il servizio di editing e impaginazione svolto dal nuovo editore.

Un nome: www.librinmente.it : 50 copie di un libro di 160 pagine vengono a costare 265 euro, 5,30 euro a copia.

Certo, basterebbe invece scaricare gratuitamente il nostro manuale di autopubblicazione, fare tutto da soli (si può fare, datemi retta) e il costo a copia si riduce della metà.

Però il mondo si muove, nella direzione giusta; pian piano, ma si muove. Speriamo solo di vivere a lungo.

 

Ettore Bianciardi

AMAZON:
MA QUANTE NE COMBINI?

 

Amazon ne ha combinata un’altra delle sue! Invece di gioire per il fatto che molti Stati, tra i quali anche la liberista Italia, guidata, allora, dall’iperliberista governo, gli hanno di fatto proibito di fare ai lettori uno sconto maggiore del 15%, adesso reagiscono mettendo in circolazione un programma che, applicato ai telefonini, permette a qualunque lettore, che sia entrato in una libreria per comprare un libro, di controllare se per caso spenderebbe meno ordinandolo ad Amazon.

Difesa degli interessi del lettore, direte voi, ed invece sono insorti vari personaggi, tra i quali il premio Pulitzer Richard Russo, a demonizzare questa cosa di Amazon, arrivando persino ad invocare il principio che uno non può entrare in libreria per uno scopo diverso dall’acquistare libri. Se uno, dentro una libreria si mette a cercare il prezzo di Amazon per un libro, commette una illegalità. Siamo davvero alle ultime battaglie di retroguardia.

Come se non bastasse, arriva una certa Anita, proprietaria di una libreria indipendente (?) di Nashville, a spiegare che dobbiamo essere capaci di convivere civilmente sul mercato: ‟Se vi piace andare in una libreria, tocca a voi sostenerla” Interessante, sarebbe come dire se guardate una vetrina, abbiate almeno la compiacenza di pagare qualcosa a chi l’ha allestita. Oppure se passeggiate in un bosco, versate un contributo al Ministero competente. Ma poi la libraia, indipendente non so da chi o da che cosa, continua con le sue idee iperliberiste: ‟Se vi piace vedere che le persone della vostra comunità hanno un posto di lavoro, se pensate che la vostra città ha bisogno di incassare delle tasse, se volete comprare i libri da una persona che legge, non usate Amazon”.

Simpatica la nostra Anita. Non so se ha la stessa sensibilità sociale per tutte le persone che perdono il lavoro nel mondo, non so se ha le stesse preoccupazioni per le tasse delle città diverse dalla sua, ma poi non capisco proprio cosa ci guadagni uno a comprare libri da uno che legge! Se il libro mi piace lo posso anche comprare da un analfabeta, soprattutto se chi invece legge mi obbliga a pagarlo di più, in sostanza a pagare anche i libri suoi!

Che dire? Io penso che in un mondo dove tutto si trasforma, dove i concetti sul lavoro cambiano rapidamente, dove ci sentenziano che non esiste più il posto sicuro, dove i giovani non trovano più lavoro ed i vecchi lo perdono ed in compenso non possono più andare in pensione finché non sono rincoglioniti, in questo mondo i librai vogliono continuare a vendere i libri nei loro negozi, come ai bei vecchi tempi!

Ma al lettore, e ai suoi sacrosanti diritti, ci pensa qualcuno o no?

Già nel passato chiesi che se ne interessasse l’ONU: il lettore è un essere in pericolo di sopravvivenza, il consumatore di beni culturali è l’unico consumatore non protetto. Si protegge l’orso bruno, perché non proteggere il Lettore?

SCACCO AI PIAGNONI DELL’AIE

 

Certo che se aspettavamo che lo facessero quei piagnoni dell’AIE (associazione Italiana Editori, per chi non lo sapesse) stavamo freschi! Loro preferiscono continuare a lamentarsi che gli italiani leggono poco, e sempre meno.

E allora sono stati i marpioni visionari di Amazon a inventarsi la cosa, che in fin dei conti è una nuova scoperta dell’acqua calda.

E così, da vera e propria Settima Flotta nell’Atlantico, sono sbarcati anche in Italai a proporre quello che io e Ettore proponiamo urlando da tempo, inascoltati dai più: gli scrittori, buoni o cattivi che siano, possono autopubblicarsi grazie all’assistenza di Amazon stessa che poi li fa sbarcare in rete per proporli all’acquisto, tenendosi una gabella del 30%.

Rinunciano quindi questi visionari, intelligenti e furbi, a opzionare scrittori italiani affermati e puntano invece a fornire strumenti agli sconosciuti (che tanto non gli costano nulla), per creare così un bel mercato parallelo e di massa, e magari scoprire qualche scrittore vero.

Mi verrebbe da proporgli il nostro: Il libro mio, lo pubblico io, che, una volta tanto li ha preceduti in quanto a visionarietà. Tanto è già in rete come libro elettronico e gratuito.

Un bel libro di testo per una rivoluzione editoriale e culturale che sta per esplodere, In barba ( e mi verrebbe da dir peggio) a quei piagnoni dell’AIE.

 

Marcello Baraghini

SCRITTORE E LETTORE
CHI ALTRO?

 

È da un bel po’ che sostengo la necessità, da parte dello scrittore, di liberarsi dell’editore, figura che, oggigiorno, con le moderne tecnologie e la diffusione della conoscenza attraverso Internet, è oltre che inutile, anche altamente dannosa.

L’editore una volta serviva a scoprire nuovi talenti letterari e ad aiutarli a far conoscere le proprie opere al grande pubblico. Editore è una delle parole italiane ed etimologicamente errate dovrebbe chiamarsi Pubblicatore (Publisher in inglese, infatti), cioè quello che rende pubblico, cioè alla portata di tutti un libro.

Inutile dire che ciò non avviene, che avviene anzi il contrario, esattamente il contrario: l’Editore sceglie alcune opere, non importanti, ma produttive, e le promuove, soprattutto per trovare quel guadagno che gli consenta di continuare a lavorare ed a peggiorare la situazione. Inoltre i prezzi estremamente alti che deve imporre per pagare le sue inefficienza, fanno sì che anche i libri promossi saranno comprati da un numero sempre calante di lettori. È la realtà e non una mia opinione.

Oggi dovrei essere contento perché sembra che abbia degli alleati importanti: Amazon e Repubblica. Amazon presenta anche in Italia il suo programma Kindle Direct Publishing, col quale scrittori di tutto il mondo potranno rendere disponibili i loro libri in tutto il mondo, mantenendone il copyright e guadagnando i l70% come diritti d’autore. Niente male!

Repubblica invece si propone attraverso ilmiolibro.it come il primo e unico servizio in Italia che permette di pubblicare il proprio libro registrando un codice ISBN italiano e mantenendo il copyright - e quindi il pieno controllo - sulla propria opera. Grande!

Che dire? Completa soddisfazione? No.

Attenzione: Amazon e Repubblica testimoniano, se ce ne fosse stato bisogno, della caduta dell’inutile e dannoso editore tradizionale, e va bene.

Ma adesso che hai capito che l’Editore non ti serve, anzi ti danneggia, no nti fermare, vai avanti da solo e pubblica il tuo libro, cioè rendilo disponibile a tutto il mondo, da solo, senza altri che ti propongono di aiutarti e di venirti incontro. L’Editore tradizionale si camuffa sotto altra specie, ma la vera rivoluzione dello scrittore è farne a meno, completamente.

Certo: meglio Amazon degli editori a pagamento, non si discute, ma siamo sicuri di aver bisogno di qualcuno?

Io credo proprio di no. Scrittore e Lettore, tutti gli altri stiano a casa.

 

Ettore Bianciardi

LUCIANO BIANCIARDI
1922 - 1971

Non riuscirò a parlare di Luciano Bianciardi come figlio: troppo profondo e sentimentalmente incolmabile il vuoto tra i vaghi ricordi di bambino e lo sguardo su un uomo morente di un giovane all’inizio della propria vita.

Tenterò di farlo da suo lettore, attento, anche se tardivo, come quasi tutti gli altri, ma forse per questo distaccato e obiettivo.

Luciano Bianciardi reagì alla vita con un gesto che apparve ai più eroico e generoso, ma che lui non riuscì a gestire: lasciare famiglia ed amici a Grosseto e iniziare una nuova vita con la compagna a Milano, la città, almeno così pensava lui, dell’industria editoriale della quale, non troppo convinto, voleva far parte. A Milano, negli anni ‛50 stava scoppiando quel miracolo economico, quel ‟boom”, che permeò, almeno mediaticamente, tutto il decennio successivo.

Luciano non fu in grado di vivere quei momenti e quella società, fu da esse respinto, depresso, messo ai margini, ferito e umiliato, forse anche per sua colpa o incapacità. Visse anni di angoscia e di sofferenza, ma per questo trovò la chiave giusta per descrivere, in assoluto anticipo sui contemporanei, i problemi, le ansie e la fine di quegli anni, così felici per quasi tutti gli altri, così infelici e tristi per lui.

Per questo Bianciardi fu poco capito da vivo ed è stato riscoperto e celebrato non prima di vent’anni dalla sua morte, quando le delusioni, le ansie e i danni irreparabili che aveva descritto erano ormai diventati chiari ed evidenti a tutti.

Adesso è molto difficile parlare di Bianciardi a quarant’anni dalla morte; soprattutto è difficile spiegarlo ai giovani, chiedere loro di immaginare un mondo così lontano dal loro, un mondo senza televisioni commerciali, senza computer, senza cellulari, senza aborto, senza divorzio, un mondo molto più lontano da loro di quanto fosse lontano da Bianciardi il mondo dei suoi maestri, da Manzoni a Gadda, Kerouac e Miller, passando per Verga, come diceva lui

Adesso c’è il pericolo di fare di Bianciardi qualcosa che non fu, celebrarlo attribuendogli virtù che non ebbe, caricarlo di significati che non interpretò, insomma dipingere un Bianciardi che non è mai esistito.

Questo, di certo, lui non lo avrebbe sopportato.

 

Ettore Bianciardi

L’EDITORE NON SERVE A NULLA

Luca mi chiede cosa pensi di Amazon editore, ed io penso che era inevitabile.

Il mondo spesso si immobilizza dietro ferree convinzioni e rimane immobile anche quando vengono a mancare le ragioni di tali convinzioni.

Le librerie non sono più in grado di offrire al lettore, nei propri negozi, tutti i libri che si stampano, anzi non riescono più neanche a sapere quali libri sono stati stampati e quali no. Per far questo devono ricorrere a Internet e ordinare il volume tramite Internet. Ma allora, si chiese Jeff Bezos, a cosa servono le librerie? Perché non dare la possibilità al lettore di selezionare da solo il libro che vuol leggere, in un database che comprende l’universo, o quasi, dei libri stampati e recapitarglielo a casa, il giorno dopo, senza obbligarlo ad andare in una libreria, a ripetere, se è fortunato, le stesse operazioni che poteva fare a casa?

Ecco che nasce Amazon e diventa un colosso della distribuzione libraria.

Adesso Amazon fa un ulteriore passo avanti e si chiede se davvero serva l’editore. In fondo, è l’uovo di Colombo, solo due persone sono necessarie al libro: lo scrittore ed il lettore. Tutto il resto è roba in più, inutile e costosa. Ecco il punto: la catena distributiva che c’è adesso tra scrittore e lettore, ossia: editore, distributore e libraio, sono costosi ed inutili, al punto in cui siamo.

Ma soprattutto: serve davvero l’editore?

Qualcuno penserà che serva a selezionare e promuovere i buoni scrittori. A parte il fatto che gli editori di oggi non lo fanno più, non ne sono capaci, d’altronde sarebbe un compito più grande di loro, ma è veramente giusto che sia un editore a scegliere lo scrittore, prima che qualunque lettore lo possa giudicare? Non è forse più corretto dare a tutti la possibilità di leggere un libro e giudicare se è bello o brutto?

È quanto intende fare Amazon editore, oltretutto rimettendo in ordine la filiera retributiva del libro, ossia creando un utile per Amazon stessa (gli utili degli editori di oggi si sono terribilmente assottigliati e molti rischiano di chiudere) e finalmente dando allo scrittore un compenso un po’ più remunerativo degli attuali ridicoli, nel nome e nella sostanza, ‟diritti d’autore”.

In sostanza il prezzo del libro, oggi, è la somma dei costi dell’inefficiente, ed inutile, catena distributiva che lo porta faticosamente, nelle librerie, dove andare è un inutile perdita di tempo.

E la vera rivoluzione sta arrivando con il libro elettronico, dove viene cancellato ogni costo di pubblicazione e quindi rivoluzionato ancora una volta il mondo della letteratura. Oggi chiunque può pubblicare un libro da solo (consultate il nostro manuale gratuito) e metterlo in vendita su Ibook della Apple, stabilendo il prezzo di vendita e riscuotendone il 30 – 35% per ogni copia acquistata. Chiunque, con qualunque libro, senza spendere niente.

Altro che editori a pagamento.

PERCHÈ IL LIBRO E
NON IL TELEFONINO?

Per me è estremamente triste vedere la chiusura di una libreria, anzi di una catena di librerie, la Borders, che era la seconda degli Stati Uniti e che nei giorni scorsi ha completato la chiusura totale dei sui negozi, con la svendita di tutti I libri e delle scaffalature.

La prima catena di librerie, la Barnes and Noble, rimane per ora aperta, almeno così dicono i suoi commessi, con la faccia un po’ triste. Ma non sono riuscito più a trovare quel bel negozio affacciato sul Lincoln Center, all’inizio di Central Park, una libreria di 4 piani. Mi trovavo sempre davanti un negozio di vestiti. Poi a sera, la triste verità: la libreria era chiusa e il suo posto era stato preso da quella catena di negozi di abbigliamento.

La crisi spaventosa e forse terminale della società dei consumi, quella società nella quale siamo nati e nella quale abbiamo sguazzato, volenti o nolenti, felici o arrabbiati, sta finendo, si sta esaurendo, più che altro propria crisi interna. E tra i primi consumi a crollare ci sono i libri, i libri di carta.

Ma perché proprio i libri e non per esempio i telefonini, che invece non sembrano conoscere crisi? Beh, secondo me la ragione è che l’industria del libro non ha voluto, o non è riuscita a rigenerarsi, a trovare nuovi stimoli e nuove idee di marketing; ha semplicemente aggiunto al prezzo del libro i costi, sempre crescenti, della sua inefficienza e della sua pessima gestione della distribuzione. Col risultato che un libro oggi costa come un telefonino e nessuno lo compra più, o quasi. L’industria del telefonino è invece sempre attenta alle esigenze e agli umori della propria clientela, sa prevedere che cosa la gente chiederà, e sa proporre prodotti sempre più avanzati tecnologicamente e sempre più belli ed efficienti.

Invece il libro è rimasto quell’oggetto di carta che era ai tempi di Gutenberg, costando sempre di più ed offrendo sempre la stessa cosa.

Allora dobbiamo assistere impotenti alla scomparsa del libro ed alla contemporanea scomparsa della cultura, dato che è attraverso l’oggetto libro che la cultura si trasmette? No, non preoccupatevi, le leggi sempre valide dell’evoluzione faranno sì che la cultura trovi nuove strade per diffondersi, anzi, una strada l’ha già trovata e si chiama libro elettronico, che non ha peso e non ha forma, ma contiene solo l’informazione che ha lasciato lo scrittore, ovvero il testo. E si può leggere anche sul telefonino, a ulteriore dimostrazione che quelli del telefonino sono estremamente più intelligenti di quelli del libro. Adesso molti di voi scriveranno che preferiscono il libro di carta, e che non se ne vogliono separare. Lo so: è per questo che l’evoluzione umana è così lenta. Ma non temete: è lenta, ma inesorabile.

 

Ettore Bianciardi

FORSE SIAMO QUALUNQUISTI…

Ho letto molti post, non tutti visto che esprimono lo stesso concetto, e sono sconcertata. Ci sono molti esordienti che pubblicano con editori piccoli che scelgono buone storie in mezzo a tante altre mediocri, dato che in Italia ci sono più scrittori che lettori. E ci sono alcuni nomi non noti che hanno esordito addirittura con medi e grandi editori. Ma quanto vi informate? Mi sembra molto poco. Vi trovo molto qualunquisti. Gli editori a pagamento non trovano spazio nelle librerie, nè sui media nè su altri canali di comunicazione. Informatevi sugli esordienti e su case editrici piccole e prestigiose che davvero scelgono buone storie da pubblicare!

Gioia

Il fatto è che non conosciamo molte case editrici, piccole e prestigiose, che pubblicano esordienti, anzi non conosciamo esordienti che hanno trovato posto in case editrici serie, non a pagamento insomma, a parte pochissimi casi.

Però siamo forse male informati, per questo passiamo da qualunquisti. Allora se tu conosci delle case editrici, piccole ma prestigiose, che pubblicano esordienti, perché non ce lo fai sapere? Saremo ben lieti di pubblicizzare il nome di tali editori che fanno davvero il loro mestiere, cioè la ricerca e la valorizzazione di scrittori esordienti.

Ettore Bianciardi