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PERCHE’ IL JAZZ
di Frank Spada

Ma perché è l’astrazione della vita che ti porta a riflettere sulle contorsioni alle budella del Bepop o sulle notazioni famigliari trattenute di persona dentro il cuore dall’infanzia; in questo caso, su due fratelli chitarristi, due tzigani che dall’Hot Club de France raggiunsero le stelle dell’Europa accordati nello stile “java” e nelle jam-session appassionate. Finché si scazzottarono bevuti, e su di giri, quando Nin-Nin, il minore, si stancò di sottostare a Django Reinhardt, che pretendeva dal fratello di portargli lo strumento e la valigia.
Nati entrambi in un periferico quartiere parigino, un agglomerato di baracche e carrozzoni deambulanti fissi, i due si separarono con gli occhi al nero fumo, motivati dai pugni che si scambiarono in un gran finale, caratterizzando entrambi i baffetti a spazzolino e i sopraccigli folti e irsuti cantati anche da Vian – musicista lui stesso, paroliere surreale e antimilitarista –, dopo aver detto “Sono solo due le cose che contano: l’amore, in tutte le sue forme, con belle ragazze, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington.”
Ora, però, torniamo a quel perché, e all’attualità con l’internazionalità di “La java de bomb…”, e Boris Vian che… Mio zio, che amava far da sé, faceva bombe atomiche da dilettante e senza aver studiato mai raggiunse più di un risultato rilevante. Passava tutto il giorno chiuso in un laboratorio a fare esperimenti. La sera ci chiamava a sé e a noi, tutti contenti, raccontava che… “Se per fare la bomba A non c’è difficoltà, se non elementare. Ed anche col detonatore bastan poche ore a farlo funzionare. Invece con la bomba H c’è un problema pratico che mi tormenta: che quella di mia produzione c’ha un raggio d’azione di tre metri e trenta! E’ un difetto a cui però presto io rimedierò″. Ed ha passato molte ore a rimediar l’errore nella sua officina, pranzando insieme a noi sbobbava in un sol colpo la sua zuppa di gallina. Da come è diventato rosso si capì che un osso gli era andato storto. Accadde proprio un martedì che lo zio mezzo morto ci gridò così: “Più io divento vecchio più mi accorgo che il cervello scema ad ogni mese. Per dir le cose come stanno, non è più un cervello ma una maionese. Per anni cerco di aumentare la portata della bomba mia diletta, non mi sono reso conto che quello che conta è solo dove la si getta! Se qualcosa ancor non va, presto si rimedierà” I gran capi di Stato per veder la bomba gli hanno chiesto udienza in fretta, lo zio li ha ricevuti tutti e chiesto scusa se la camera era stretta. Ma quando sono entrati lui li ha chiusi dentro, poi gli ha detto “State buoni!” La bomba esplose così fu che di ’sti capoccioni non ce n’eran più! Lo zio, davanti al risultato, non perse la testa e fece il finto tonto. Lo misero davanti al giudice perchè dell’atto lui rendesse conto. “Signori è stata una sciagura ma non ho paura a dirvi chiaro e tondo che distruggendo ’sti bastardi, anche se un po’ tardi, ho salvato il mondo!” Si fu incerti per un po’, e lo si condannò e poi lo si graziò. E il paese che gradì lo fece capo del governo lì per lì

COME LA METTIAMO CON LA SELEZIONE?

Il problema che Roberto si pone è il seguente: ammesso che gli editori, quelli tradizionali, non servano più a pubblicare un libro, e se ne possa dunque fare a meno, dato che uno scrittore può pubblicare da solo il suo libro, almeno in forma di ebook, e farlo conoscere addirittura a più persone di quelle che comprerebbero il libro cartaceo, ammesso tutto questo però, in questo modo, viene a mancare la selezione, la scelta da parte dell’editore, quello serio, ovviamente degli scrittori bravi, che pubblica, da quelli non bravi che respinge.
Roberto, ammesso che l’editore assolva veramente a questa funzione, ma io non ci credo, almeno non ci credo più, visto che gli editori oggi pubblicano quasi esclusivamente gli autori che sanno di poter vendere, non quelli bravi, ammesso (e dagli con le ammissioni) che sappiano davvero riconoscerli, ammesso tutto questo, oggi anche questa funzione editoriale non serve più anzi è nociva verso la letteratura e verso la cultura.
Perché la selezione editoriale era solo un sottoprodotto dell’editoria: siccome era costoso pubblicare tutto quello che gli scrittori scrivevano, gli editori erano costretti a scegliere, e, si sperava, le scelte erano dettate solo dalla loro esperienza, dalla loro saggezza, dalla loro onestà e dalla loro moralità.
Ma figuriamoci!
Ascolta Roberto, ma qual’è il vero modo democratico e sicuro per fare una selezione?
Semplice: far scegliere ai lettori. Pubblichiamo tutto quello che la gente scrive e diamolo in pasto ai lettori, tenendo quindi i prezzi bassi, anzi bassissimi, meglio se pari a zero. In questo modo valuteremo la bravura di uno scrittore dal numero di copie del suo libro scaricate, lette, discusse nei forum, valuteremo la bravura dello scrittore dal passaparola, dal parlare che se ne fa in rete.
E state sicuri che in questo modo un grande scrittore viene fuori da solo, senza bisogno di TV, pubblicità, sponsor, amici e amici degli amici. E senza bisogno dell’editore!
E state anche sicuri che in questo modo gli scrittori da strapazzo saranno strapazzati e scompariranno dalla scena.
Garantito

Ettore Bianciardi

EBOOK E PIRATERIA

Salve,
questo blog mi sembra interessante. Peccato che manchino aggiornamenti.
Riguardo agli ebook ho dei timori legati al rischio della pirateria. Per quel che ne so, è già difficilissimo per un autore non commerciale riuscire a campare dei suoi romanzi. Se nessuno li compra più e tutti li scaricano, il problema si aggrava. E io non credo che sia possibile veramente e totalmente fare lo scrittore come secondo mestiere, perché è troppo impegnativo. Insomma, magari esagero, ma percepisco questo grosso rischio. Voi che ne pensate?
Roberto Gerace

NON BASTAVANO GLI EDITORI
CI SONO PURE I GIORNALISTI
A PAGAMENTO!

In Italia non c’è limite alla vergogna: gli editori a pagamento e gli scrittori a pagamento non erano che l’inizio, ora ci sono anche i giornalisti a pagamento e gli intervistati a pagamento.
È successo a Bologna: alcuni consiglieri regionali hanno ammesso candidamente di non aver esitato a spendere i soldi dei contribuenti per pagarsi le interviste o le comparsate in dibattiti presso due emittenti televisive locali.
C’è addirittura un tariffario, con sconti per volumi, e si può scegliere tra un’emittente economica, ma meno seguita, ed una un po’ più cara, ma con un audience molto più elevato.
Il bello è che ci sono dentro perfino i consiglieri del Movimento 5 Stelle, quelli che dicono di battersi per il rinnovamento totale della vecchia politica.
«Altrimenti non ci ascolterebbe nessuno» hanno ribattuto.
L’ordine dei giornalisti minaccia un’inchiesta, quindi non se ne farà nulla.
La cosa mi rattrista e mi fa arrabbiare. In questo paese sembra che ormai non ci sia più niente di sano, non l’editoria, non il calcio, non il giornalismo.
E pensare che quando ero giovane quelle emittenti televisive si chiamavano: TV libere, libere dalla forfora forse, ma non belle!
Ora se uno vuole fare il giornalista, provi a farlo seriamente, magari si vada a vedere il film sul Watergate, se poi seriamente non riesce a farlo, faccia come ha fatto un mio amico:«Volevo fare il giornalista e invece mi son ritrovato a fare il giornalaio!» Mestiere apprezzabilissimo e, una volta, indispensabile. Ora con i giornali on line, serve sempre meno.
Ma i giornalisti a pagamento e i politici paganti con i miei soldi, quelli no!
Vergogna!

Ettore Bianciardi

IL LIBRO DIGITALE VINCE

«Non posso leggere un libro, se non ho la carta tra le dita: per me il libro elettronico non sostituirà quello tradizionale!»
Quante volte mi sono sentito ripetere questa frase. E allora come è potuto accadere che in America i lettori di ebook abbiano sorpassato quelli di libri tradizionali in soli quattro anni?
Cose da americani? No, perché adesso ci si è messa anche la Gran Bretagna, dove i lettori di libri digitali hanno superato i lettori tradizionali in soli due anni. Andamento tipico dei fenomeni in espansione. Lo afferma con tanto di statistiche alla mano Jorrit Van der Meulen, il capo di Amazon in Europa. E visto che ormai i libri elettronici e di carta li vende solo Amazon (anche perché lì costano meno e si trova di tutto e te lo portano anche a casa) c’è da prendere la cosa sul serio. E attenzione dalla statistica sono esclusi gli ebooks che vengono ceduti gratuitamente.
Ma la vera notizia bomba è un’altra: pare che i lettori digitali di Kindle leggano di più, addirittura quattro volte più di quanto facessero quando avevano a disposizione solo libri di carta.
«Siamo di fronte a un rinascimento della lettura, anziché alla decadenza che alcuni prevedevano» afferma un portavoce di Amazon.
Insomma il digitale fa bene, ha fatto e fa scrivere di più la gente, considerando email, chats, sms e social network, ed ora fa anche leggere di più, molto di più.
Mi permetto di dire che io lo sostengo da un po’ di anni e sono sicuro che lo stesso fenomeno si verificherà presto anche in Italia: noialtri siamo sempre un po’ restii ad accettare le novità, ma una volta partiti poi non ci fermiamo più, anzi rischiamo sempre l’eccesso.
Il libro elettronico è il futuro: non solo dell’editoria e della lettura, ma anche il futuro della cultura che il libro di carta ha tentato di soffocare.
Per fortuna non ce l’ha fatta.

Ettore Bianciardi

CREDETE AL TITOLISTA

Un mestiere difficile quello del titolista. Il suo compito è leggere un articolo e dargli un titolo che, da una parte ne riassuma il contenuto, ma dall’altra susciti la curiosità del lettore, lo inviti a leggere l’articolo.
Molto probabilmente Repubblica ha ottimi titolisti, anzi ottimi strillisti, se mi permettete di chiamare così la categoria di coloro che in copertina o in prima pagina mettono uno strillo, un titoletto che faccia venire al lettore la voglia di andare a leggere una articolo.
Per esempio stamani nelle pagine di cultura c’è una lunga intervista al direttore editoriale di Feltrinelli, Gianluca Foglia, dal titolo: Tascabili al tramonto. Foglia si dilunga sulla crisi dei tascabili che sembra non si vendano più, ultima fase della crisi del libro di carta. I tascabili erano stati dagli anni ‘60 la salvezza dell’editoria, i lettori non compravano più i libri patinati e copertinati, ma guarda caso, appena abbassavi il prezzo, con i tascabili appunto (ricordate i mitici Oscar Mondadori?) si risvegliava in loro la voglia di leggere.
Che fosse stato colpa del prezzo troppo alto? Nessuno lo sospettò.
Ora non si vendono più neanche i tascabili. Perché?
Dall’intervista di Foglia è difficile capirlo, ma il nostro strillista l’ha capito e strilla così: La leggenda dei tascabili sconfitta dall’ebook.
Perché questa è la verità e rileggendo l’intervista di Foglia lo si capisce bene. In America la colpa è dell’ebook - dice Foglia - che ha sostituito buona parte dei libri di carta, ma da noi dove l’ebook non raggiunge ancora il due percento delle vendite, il calo dei paperbook incredibilmente c’è lo stesso, e nella stessa misura. Che mistero!
Per capirlo, carissimo Foglia, c’è solo da rovesciare il problema, e cioè non cercare subito di dare la colpa al nuovo, ma chiedersi perché il vecchio non vada più.
I lettori italiani o americani sono stufi di leggere libri di carta e hanno smesso di farlo. Nei paesi dove gli ebook sono una realtà come gli Stati Uniti hanno cominciato a leggere quelli, nei paesi come il nostro dove per ogni minimo cambiamento culturale bisogna attendere una nuova guerra mondiale, per il momento i lettori hanno smesso di comprare i libri di carta. Poi se glieli darete leggeranno i libri elettronici. Specialmente i giovani e i ragazzi, quelli con l’I-phone sempre in mano, loro stanno già leggendo, non riuscite a capirlo?
Mettete i  vostri testi nei loro dispositivi e state sicuri che li leggeranno.
Se non credete a me, credete al titolista di Repubblica.

Ettore Bianciardi

MAIGRET E LUCARELLI

Oggi Repubblica parla di Simenon e del suo Maigret.
Cosa è successo oggi per parlare di Maigret?
Forse si sono resi conto che esistono ancora due o tre racconti sul celebre commissario ancora non tradotti in italiano?
Forse si vuol dare una nuova lettura all’opera del prolifico Simenon?
Niente di tutto questo: si vuol celebrare un avvenimento straordinario, il termine della ripubblicazione delle opere di Maigret da parte della Adelphi. Sicuramente un avvenimento epocale. Mi chiedo come mai quei tonti degli americani non abbiano celebrato l’asfaltatura delle strade percorse d Kerouac, o perché i polacchi non abbiano commentato la ristrutturazione dell’appartamento di Praga di Franz Kafka. Mah, si vede che noi italiani abbiamo una marcia in più.
E chi ha scritto l’articolo su Maigret? Nientepopodimeno che Carlo Lucarelli. Perché Carlo Lucarelli è scrittore italiano di gialli, o di noir, o di polizieschi, o di quel che crede lui. Ma non solo è anche nel sindacato degli scrittori di gialli italiani, nell’associazione dei giallisti emiliani, e probabilmente nel futuro chiederà al Presidente della Repubblica di poter usare, lui e i suoi colleghi, una speciale targa automobilistica, ovviamente gialla, per essere riconosciuti subito dalla gente distratta. Loro sono giallisti.
Ma leggilo quell’articolo, invece di protestare. D’accordo.
Inizia parlando della sua vecchia biblioteca e di un topolino, sì un topolino che aveva rosicchIato un libro, un libro di Maigret, così da farlo incuriosire ed aprire quelle pagine. Era un Maigret d’annata, delle edizioni Mondadori, non Adelphi, non che le Mondadori fossero brutte, anzi, ma…
E la prIma colonna se ne è andata. Poi un cenno a Gino Cervi, non se ne può fare a meno, nessuno si ricorda di Jean Gabin, ma fa niente: i vecchi telefilm in bianco e nero, la musica finale di Tenco, alzarsi per cambiare canale, perché non c’era il telecomando. Ed anche la seconda colonna se ne va.
Rimane l’ultima, speriamo bene. Allora viene svelato il titolo del libro rosicchiato, Le memorie di Maigret. Ma attenzione, arriviamo al climax: Maigret è vero.
Bisogna subito precisare che Lucarelli non crede che Maigret sia esistito, anche se alcuni suoi amici credono che sia esistito Sherlock Holmes (sono quelli del sindacato?). Semmai, è questa è la conclusione dell’articolo, bisognerebbe dire che Maigret è un personaggio vero.
E chi bisogna ringraziare per questo?
Non George Simenon, ingenuoni, ma quel topolino che glielo ha fatto conoscere.
Se credete che io sia solo cattivo, leggetelo l’articolo, pagine 56 e 57 della Repubblica di oggi, 17 Giugno 2012.

Ettore Bianciardi

A CHE SERVE TORINO?

Chi di voi è andato al Salone del Libro di Torino quest’anno?
Ho una domanda per voi: che ci siete andati a fare?
Non prendetemi per maleducato o per impiccione, mi chiedo a cosa serve oggi, nel 2012, in piena era di Internet, un’iniziativa del genere.
Forse a scoprire nuovi libri? Non è più semplice cercarseli in rete che scovarli su tavoli strapieni, in mezzo a affollate e caotiche corsie?
Siete riusciti a chiedere informazioni a qualcuno sui libri di vostro interesse?
Sono stati presentati nuovi autori?
Avete preso parte a interessanti dibattiti che hanno chiarito le prospettive del libro?
Secondo me le fiere in generale ed anche quella del libro avevano un senso quando non c’era internet e per sapere qualcosa bisognava attendere l’evento particolare che metteva in comunicazione tra loro le persone interessate, che prendevano il treno, la macchina o l’aereo e con grandi sacrifici si riunivano per qualche giorno in qualche posto. Oggi invece di muovere gli interessati alla informazione si fa muovere l’informazione stessa. In modo estremamente più veloce, più efficiente, più integrale.
Ed infatti il mondo cambia, anche se non troppo in fretta.
Ma forse io vedo le cose un po’ alla rovescia.
Fatemi sapere la vostra opinione sul Salone del Libro di quest’anno.

Ettore Bianciardi

L’EDITORIA LIBERALE

Ad ascoltare i dibattiti in TV ci si convince che l’Italia è davvero un paese liberale. La libertà di impresa, il predominio del mercato e delle sue leggi, la non interferenza dello Stato e del pubblico sembrano essere ormai convinzioni diffuse anche tra i partiti che almeno una volta di definivano ‟di sinistra”. Basta con i modelli di sapore bolscevico, rispettiamo la libertà delle persone di lavorare e vendere liberamente.
Ma è proprio così? Si è davvero allineata l’Italia alle grandi democrazie occidentali?
A me non pare proprio, almeno nell’orticello dell’editoria.
Recentemente in Italia, con il voto favorevole di tutti i partiti, anche di quelli ex bolscevichi, è stata emanata una legge che impedisce di praticare sconti sui libri superiori al 20%. Questo per tutelare i librai che, se qualcuno comincia a fare sconti, rischierebbero la loro sopravvivenza commerciale o almeno la loro rimuneratività.
Nessuno si è preoccupato della sopravvivenza economica e soprattutto culturale del lettore, ma chi se ne frega, dopotutto non ha lobbisti in Parlamento a difendere  i propri interessi.
Vediamo cosa succede in America.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha avviato un’azione legale nei confronti di Apple e delle case editrici Hachette, HarperCollins, Macmillan, Penguin e Simon & Schuster con l’accusa di aver formato un cartello per alzare il prezzo degli e-book.
Che cosa hanno combinato costoro? Sostanzialmente hanno messo in piedi un sistema di vendita degli ebook tale per cui è l’editore a decidere il prezzo del libro e non il distributore, il libraio, insomma il venditore.
Invece Amazon pratica una politica diversa. In sintesi: prima tratta con gli editori i prezzi di acquisto dei loro libri e successivamente si riserva di praticare ai lettori il prezzo che ritiene più giusto in quel momento e per quel titolo. Se vuole fare sconti, li fa, sono problemi suoi, se esagera, al massimo fallirà.
Si potrebbe pensare che ognuno ha il diritto di fare le politiche di vendita che ritiene opportune, deciderà l’acquirente quali sono quelle di successo.
Non è così, né in Italia, né in America. Ma in direzioni completamente opposte.
In Italia non è ammessa la politica di Amazon. Gli sconti liberi sono vietati.
In America non è permessa la politica di Apple e soci: nessuno può costruire un qualche cosa che, come nel caso succitato, configuri, anche in minima parte, un sistema monopolistico, atto a impedire la libera formazione del prezzo tra domanda e offerta.
Proprio quello che viene imposto per legge in Italia.
Accidenti che paese liberale siamo diventati!
Non lamentiamoci poi se le vendite di libri in Italia calano sempre e ormai si pubblicano solo gli pseudolibri dei personaggi televisivi.
A proposito: l’anno scorso le vendite di ebook negli Stati Uniti sono state poco meno di un miliardo di dollari.
Volete continuare a sottovalutare il fenomeno?

MILANO TERMOLI
RACCONTO A PIÚ FERMATE
di Lucio Rizzello

Milano-Termoli, racconto a più fermate di Lucio Rizzello potrebbe essere descritto come la narrazione del viaggio di ritorno a casa di un giovane molisano che vive e lavora a Milano.

E forse qualcuno sarebbe subito tentato di usare tutti i luoghi comuni del caso: lo straniamento, la nostalgia della propria terra, lo stupore per la vita frenetica della città, l’ossessione per il lavoro e i dané, la voglia di tornare a casa e via dicendo, in un percorso critico logoro e ormai routinario.

Ma sarebbe un errore grave. Il meridionale che lavora a Milano e che per Natale torna a casa è solo l’ambiente metaforico per un introspezione personale che supera di gran lunga i limiti, talvolta davvero angusti e ripetitivi del romanzo sociale e della più piatta autobiografia, per inserirsi in un ambiente poetico che mi ricorda il secondo Fellini, quello dalla Dolce Vita in poi, quando superato il neorealismo si avventura nell’ambito riflessivo, psicologico, sognatore.

Anche il protagonista del racconto sta forse sognando, o forse sta sognando di sognare, certo la realtà che vede e che descrive è una realtà tutta dentro se stesso, che da lui esce fuori agile, veloce e lieve nelle pagine del romanzo. Alla fine il reale si mescola e si confonde con l’immaginario ma probabilmente è l’immagianrio ad essere il reale, il reale animo dello scrittore, e il viaggio del protagonista da Milano per Bologna Rimini e Vasto si perde nei sogni e nella geografia in un punto indefinito del tempo e dello spazio.

E non si capisce fino in fondo se il protagonista ha smesso di sognare o se ha cominciato proprio allora.

Bel racconto scritto con stile lieve ed efficace.

Ettore Bianciardi