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NUOVA EDITORIA A PAGAMENTO

Adesso ce l’abbiamo anche in Italia. Ed il fatto che un grosso gruppo editoriale come La Repubblica–Espresso se ne sia interessato vuol proprio dire che c’è da sguazzarci dentro allegramente.

Si parla, ancora una volta di editoria, e al giorno d’oggi in Italia editoria vuol dire soprattutto editoria a pagamento. Basta fare un giro per gli stand della Fiera di Torino e calcolare quanti sono gli editori a pagamento sul totale degli editori presenti: viene fuori una percentuale superiore al 90%. Così stanno le cose e la colpa non è tanto degli editori a pagamento, ma degli scrittori a pagamento che gli portano i loro soldini.

Adesso c’è questo nuovo sito: www.ilmiolibro.it , che ripete l’esperienza di www.lula.com, e pelomeno garantisce un costo contenuto ai sedicenti scrittori. Sì dico sedicenti, perchè ritengo che scrittore sia definibile solo colui che riesce a trovare un editore vero disposto a scommettere su di lui: in tal modo potrà dire che ha trovato qualcuno che lo considera scrittore, gli altri possono portare tutti i loro risparmi agli editori a pagamento, ma non sapranno mai quanto valgono: è triste ma è così.

Ilmiolibro si basa su una formula molto semplice: è dichiaratamente editoria a pagamento e tu puoi calcolarti da solo in tempo reale quanto ti costeranno le copie del tuo libro. Poi invii il tuo testo elettronicamente al sito (Nota bene: nessuno lo leggerà e ti darà il proprio giudizio) e in pochi giorni riceverai le tue copie al prezzo pattuito. Ho fatto una prova per un libro di centosessanta pagine, costa circa sette euro a copia. Non mi pare che il costo differisca tra una copia e mille copie, e questo sinceramente mi pare strano.

Ma c’è di più: vuoi anche che il tuo libro sia commercializzato su internet? non hai che da chiederlo, anzi puoi stabilire tu il prezzo di vendita. In questo caso l’organizzazione si tiene una percentuale, modesta bisogna ammetterlo, il 20%, ma non del prezzo d icopertina, ma solo della differenza tra prezzo di copertina e costo della stampa. Insomma il sito trattiene il 20% del tuo guadagno e questo solo nel caso fortunato che tu venda qualche copia.

Dobbiamo ammetterlo con franchezza: è molto, molto più onesto e molto, molto più promettennte dal punto di vista della promozione di quanto offerto normalmente dalle case editrici a pagamento.

Chissà se prenderà piede in Italia? Non lo so, se Repubblica vi ha investito, probabilmente ci saranno buone prospettive, ma io rimango scettico e sapete il perchè?.

Perchè in questo caso sarà chiaro a tutti che lo scrittore ha pagato per pubblicare il proprio libro e non so se molti accetteranno di dichiararlo così pubblicamente. Tra le pieghe dei nomi fantasiosi e delle sigle sognanti dell’editoria a pagamento invece chiunque può nascondere la propria irrefrenabile voglia di vedersi pubblicato, anche a costo di pagarla salata quella voglia lì, a patto però che nessuno lo sappia, altrimenti sai che figura!

Ettore Bianciardi

CHE FIERA CHE C’E'!

Io, turandomi ben bene il naso, domenica vado alla Fiera del libro di Torino.

Il Lingotto-suk dove basta pagare per vendere qualsiasi cosa oltre ai libri. Il Lingotto che consente a centinaia e centinaia di editori a pagamento (ma che editori, a esser buoni stampatori, tutt’al più!) di beccare altri polli da spennare, affittando allo scopo anche sale e salette per far sfilare i polli arrostiti che ci son già cascati davanti alle loro mamme, papà, zie e fidanzate.

Ma c’è anche il Lingotto che ospiterà l’incontro con Orly Castel Bloom, la scrittrice israeliana tanto formidabile per stile e contenuto, quanto critica nei confronti del potere. Di lei ho appena pubblicato “Dolly City” (leggetelo, leggetelo per capire cosa significhi la letteratura con sangue a confronto di quella esangue dei bamboccioni italiani alla Baricco).

C’è anche il Lingotto che ospiterà estimatori e compagni di Peppino Impastato a ricordare, riproponendola oggi, cosa significhi fare controinformazione e satira fino a venirne uccisi, come successe a lui trent’anni fa. Anche di lui ho pubblicato le registrazioni delle otto trasmissioni a Radio Aut in DVD con i testi, in dialetto ed in italiano.

E c’è anche il Lingotto che ospiterà Antonella Beccaria ed il suo “Uno bianca e trame nere”, e Beppe Lopez con la “Casta dei giornali” che tanto scompiglio ha portato nei palazzi dell’informazione di regime.

Questi quattro appuntamenti sono segnalati sul sito di Stampa Alternativa e su quello della Fiera. In questo modo crediamo di spruzzar e bagliori di originalità e criticità tra tanta spazzatura editoriale e culturale, tipo quella dei succitati stampatori a pagamento. Bagliori che ci rendono così diversi, distanti e tanto odiati dal regime cultural-editoriale.

Ma al Lingotto ci sarò anche (e forse soprattutto, lo confesso) per parlare con chi vorrà dei Bianciardini, i libri che costano un centesimo e si propongono una rivoluzione permanente che avrebbe sicuramente fatto Luciano Bianciardi, se non fosse stato stroncato dall’amarezza e dalla disillusione. Io, Ettore e tanti ma tanti che ogni giorno si aggiungono a noi, vogliamo continuare la sua rivoluzione.

Sarò lì dunque, vicino allo stand di Stampa Alternativa, a caccia di nuovi complici, tutta la giornata di domenica.

Marcello Baraghini

P.S. Ci siete stati voi alla Fiera? Perchè non ci raccontate?

BENVENUTI SCRITTORI D’ISRAELE!

Viva gli scrittori ebrei! E benvenuti alla Fiera del libro di Torino!

E tutti quelli che si mettono in fila per boicottarli, per favore li leggano.

E li leggano anche tutti coloro, e sono milioni, che in Italia sognano di pubblicare il loro libro, e per questo ingrassano gli editori a pagamento, che sono il 95% degli espositori di Torino. Leggano i libri degl iscrittori ebrei e si convinceranno che non sanno scrivere, al loro confronto, e possono risparmiare i soldi che danno agli editori a pagamento, che in questo modo il prossimo anno non continueranno ad immalinconire con la loro  mefitica presenza la Fiera del Libro, che tornerà ad essere tale e non la fiera del libro  a pagamento, come è adesso, più o meno.

Tanto per cominciare.

Ma mi volete spiegare perchè boicottate gli scrittori ebrei?

Perchè alcuni di loro risiedono nello stato di Israele e questo Stato non vi piace? Se è per quello non piace neanche a me. E non perchè non sia democratico, perchè è più democratico dell’Italia dove non ci fanno fare  i referendum, ma ci obbligano a  mantenere i giornali; non perchè sia guerrafondaio, perchè non lo è, ma perchè è uno Stato che dimentica a tratti l’ebraismo e diviene violento e gestisce il problema palestinese in modo che peggio non si può.

Va bene, ma per questo non leggiamo gli scrittori ebrei, e non vogliamo che vengano in Italia? Bene, con  lo stesso criterio non leggiamo allora Hemingway, Kerouac, Stephen King  e compagnia, perchè esponenti di un Paese guerrafondaio che vuole essere il poliziotto del pianeta!

E mettiamo al bando gli scrittori tedeschi, i padri dei quali hanno covato il nazismo, Gunther Grass, per esempio!

E già che ci siamo non leggiamo gli scrittori italiani, perchè fanno parte di un Paese che ha consegnato il potere politico all’uomo che già detiene il potere mediatico e economico, cosa che non succede da nessun altra parte del mondo!

Per favore! Ringraziamo gli ebrei per tutto quello che hanno dato e stanno dando alla cultura ed alla civiltà umana. Un esempio? Il week-end lo hanno inventato loro, e non ieri l’altro, ma ai tempi dei faraoni! Fosse stato per noi, lavoreremo tutta la settimana (altra invenzione ebraica) e non è detto che in Italia, con i lumi di luna che si prospettano, non si ricominci a farlo!

Ettore Bianciardi

BIANCIARDI A MILANO

Mercoledì 7 maggio a Milano, nella libreria FNAC di Via Torino, alle ore 18.00, sarà presentato l’ultimo romanzo / autobiografia di Luciano Bianciardi: Le Cinque Giornate.

In una Milano incredibilmente sospesa tra ottocento e anni ‘50, il fallimento della sollevazione popolare contro l’oppressore costringe il protagonista ad un duro esilio in un moribondario sulla riviera ligure. La volontà di riscossa è affievolita dai segnali di morte, per cui il compito rivoluzionario è lasciato ai giovani, ai quali l’autore non fa mancare un breviario di rivoluzione permanente.

Il libro è il più completo testamento politico, letterario e sociale di Luciano Bianciardi.

Partecipano all’incontro Ettore Bianciardi, Marcello Baraghini e Gian Paolo Serino .

Prima e dopo l’incontro sarà proiettato il film: Sulla Quarzite di Sanfront, realizzato da Ettore Bianciardi sul testo del primo capitolo del libro, ed allegato al libro stesso

IMMORTALE!

Ho appena appreso della morte di Albert Hofmann. Credevo fosse immortale. Non scherzo, dopo averlo conosciuto, frequentato, stimato ed anche amato, m’ero convinto che fosse proprio immortale.

Non poteva che essere così una persona con tanto amore per la ricerca, per la scienza e contemporaneamente per la vita.

Aveva poco meno di novant’anni quando lo incontrai la prima volta, a Milano, a seguito di un mio invito. Nonostante la difficoltà della lingua che io non parlavo, ci mettemmo poco ad entrare in sintonia e a complottare nuovi libri, dopo il primo, stupefacente Millelire che raccontava i suoi incontri con grandi “speculatori” della mente. Era successo tutto nel giro di poco tempo! Il primo suo Millelire, a cui ne seguirono molti altri e il mio invito.

Io che mi ero fatto di acidi appena maggiorenne, in strada, perso nella voglia di fare e provare tutto e di più, fino ad incappare in un acido balordo che mi fece bussare alle porte dell’inferno, o forse del paradiso, che tanto non esistono, lasciai perdere completamente, per scegliere invece di saperne quanto più possibile.

Sa di miracolo l’incontro con Roberto Fedeli che, curioso molto più di me, era riuscito a rintracciare Albert, a conoscerlo ed a frequentarlo: Roberto venne a trovarmi nel mio fazzoletto di terra e ci mise poco a convincermi di pubblicarlo nella collana supereconomica che si stava appena affermando a livello popolare.

Dopo il primo libro lo invitai a Milano a tenere una conferenza; lo andammo a prendere alla stazione: io, conoscendo la sua età, avevo predisposto tutto per farlo riposare un po’ prima dell’incontro col pubblico. Macché, lui preferì sciropparsi tutti i giornalisti che accorsero, uno dopo l’altro, senza interruzione, e poi si fece la conferenza, di fronte ad un pubblico che non avevo mai trovato così numeroso, variegato e fitto, che lo ascoltò in religioso silenzio.

Ci frequentammo, ci scrivemmo, pubblicai subito dopo “Viaggi acidi”, sempre nelle Millelire, un libro che fu diffuso, posso affermarlo con certezza, in un milione di copie.

Ad un certo punto gli confidai il mio desiderio di conoscere Jünger, che lui frequentava regolarmente in una villa vicino alla sua e come quella immersa nel verde. Volevo pubblicare un suo libro sui sogni. Albert mi disse di andare da lui per passare un pomeriggio assieme noi tre. Confesso che mi parve talmente tanto per me, davvero troppo, che mi inventai una scusa per declinare l’invito. Non mi sentivo adeguato.

Non voglio farla lunga. Potrei stare altre ore a parlare di Albert.

Quello che penso ora è che non è vero che lui è morto. E’ una balla. Lui è immortale.

Marcello Baraghini

FACCIAMO LA FESTA AL LAVORO (Repetita iuvant)

Non la festa del lavoro, ma la festa al lavoro.

Quando smetteremo di considerare il lavoro il bene centrale dell’umanità? Quando smetteremo di convincere tutti i ragazzi e le ragazze che se vogliono vivere tranquilli devono lavorare per la maggior parte della loro vita? E siccome adesso hanno la giusta pretesa di vivere di più dei loro padri e dei loro nonni, ne consegue direttamente che il periodo lavorativo non può termianre a 65 anni nel peggiore dei casi, quando un uomo e una donna sono ancora giovani. E se sono giovani devono lavorare, su questo non ci sono discussioni.

Io sogno una società in cui le persone non siano costrette a lavorare per vivere, oltretutto adesso non si tratta solo di aver voglia di lavorare, come una volta, ma anche di esser capaci di trovarselo un lavoro, perchè mica te lo assicura nessuno un posto di lavoro, anzi le aziende cerano di ridurre il personale quanto più possono e tu, ragazzo o ragazza, devi arrangiarti, magari accontentari di un posto precario, dove ti possano mandar via quando vogliono, eh che ci vuoi fare: meglio questo di niente, non è vero?

No!

Io non la penso così. Io penso che la società debba essere centrata sulla felicità delle persone, e sul suo raggiungimento, non sulla felicità delle aziende e sul meccanismo del profitto. Chiunque ha il diritto di avere i mezzi per campare. Se poi c’è bisogno di lavorare allora si lavorerà, come no! Tutti quanti, un po’ per uno, uguale per tutti. Il lavoro insomma non sarà più il solo  modo per campare ma una necessità sociale che deve essere espletata da tutti, indistintamente. E siccome gli uomini sono bravi a costruire macchine che riducono progressivamente ed inesorabilmente il contributo umano nella produzione, tale necessità si farà sempre più scarsa, la divideremo sempre fra tutti e lavoreremo sempre meno. E saremo più felici, questo ve lo garantisco!

Adesso ditemi pure che ne pensate: sono un utopista? Un disfattista? Un comunista? Un terrorista? Anche di peggio?

Ettore Bianciardi

LIBRI FUORILEGGE AD UN CENTESIMO

Nell’ultimo TUTTOLIBRI, il supplemento letterario de LA STAMPA si parla anche dei bianciardini, definito come “Libri fuorilegge ad un centesimo”. Leggi l’articolo
Ricordiamo a tutti che i bianciardini sono i libri con prezzo di copertina un centesimo di euro, libri fuorilegge perchè non sottostanno alle leggi dell’editoria di oggi, che impone le sue scelte e promuove solo gli autori e i libri che possono garantirgli un successo di vendite, relegando tutto il resto alla marginalità ed all’indifferenza.

I bianciardini non si trovano in libreria, sono distribuiti attraverso il circuito della passione e della “complicità“.

Anche tu puoi diventare un lettore o un distributore di bianciardini. Leggi come si fa. Tutte le informazioni sul nostro sito

IL PETROLIO COSTA POCO!

E vi spiego il perché con due fatti puramente personali, ma significativi.

Io vivo a Bologna e la mattina  mangio yogurth a colazione, e mi piace leggere sulla scatoletta dove è fabbricato. In provincia di Trento o in quella di Bolzano, a seconda della marca, sempre low-cost che compriamo al supermercato hard discount. Infatti mezzo chilo di yogurth non costa mai più di un euro.

Allora mi chiedo :quanto influisce sul prezzo di vendita il costo del trasporto dal Trentino o Alto Adige fino a Bologna? Sicuramente poco sennò al supermercato si fornirebbero da produttori locali, (tra l’altro a Bologna c’è il più grosso produttore italiano di latte e derivati)

Secondo fatto personale (questo un po’ meno). Bologna è invasa da auto di gente che porta il figlio a scuola, lo va a prendere, va a lavorare, torna da lavorare o gira per la città per altre ragioni a me per il momento ignote..

Se la benzina costa veramente troppo, secondo me tutta questa gente lascerebbe l’auto a casa e si muoverebbe in autobus. Invece no. Forse la ragione è che ci sono pochi mezzi pubblici? Ma allora la gente dovrebbe protestare con il Comune chiedendo a gran voce più autobus e tram. Invece c’è un movimento di opinione, qui a Bologna, massiccio e trasversale che si oppone alla costruzione di una nuova linea di tram che attraverserebbe tutta la città trasportando migliaia di persone al giorno. La ragione di tale opposizione? Le rotaie del tram portano via spazio al parcheggio delle auto private.

Credetemi il petrolio viene svenduto. Ha ragione Ahmadinejad!

Ettore Bianciardi

UN INEDITO DI BIANCIARDI
DOMENICA A MILANO
NEI CHIOSTRI DELL’UMANITARIA

Si poteva chiederle cosa fai tu, luna, in cielo. Ora non glielo possiamo domandare più, perché la risposta ce l’ha data. E la risposta è niente. Definitivo. Chiuso. Ora la luna è distante centinaia di migliaia di chilometri e io sono sicuro che non ci andrò.

Domenica 20 aprile, nei chiostri dell’Umanitaria a Milano, alle ore 15,30 leggerò un articolo inedito di Luciano Bianciardi sulla conquista della luna. L’articolo fu scritto nel marzo del 1969, qualche mese prima della posa del primo piede umano sul nostro satellite. Nel generale entusiasmo di tutto il mondo per le conquiste spaziali, Bianciardi, come al solito, è di parere contrario e non ne fa mistero: a quelli che esultano per il fatto che ormai la luna è vicina, risponde: Adesso è più lontana.

Se si chiudono gli occhi e si dimenticano alcuni richiami all’attualità, l’articolo pare scritto ieri, per un italia e per degli italiani che non sono cambiati affatto, da allora.Vi aspetto.

Ettore Bianciardi

ARRIVANO I BIANCIARDINI
DI LEO LONGANESI

I bianciardini sono libri che costano solo 1 centesimo di euro. Sì, la moneta più piccola in circolazione in Italia e nella comunità europea, quella moneta che di solito si toglie dalle tasche perché non serve a niente e che se cade per terra pochi si chinano a raccogliere. Un libro non può costare di meno, i bianciardini sono venduti ad un prezzo inferiore al loro costo.

Come risposta agli editori a pagamento non è male, vero? Questo perché siamo convinti che la cultura deve essere popolare e cioè accessibile a tutti. Siamo contrari al libro strenna, alla pompatura delle edizioni cartonate e plastificate, alle raccolte a 70 euro, a tutto ciò che è materia invece di pensiero, cioè l’essenza vera del Libro.

I bianciardini riescono a sopravvivere per due ragioni. La prima è che la loro diffusione non segue i normali canali della distribuzione libraria che pretende dal 60 al 70% del prezzo di copertina. I bianciardini vengono distribuiti dal circuito della passione di tanti amici, noi li chiamiamo complici, ai quali spediamo un pacco di volumi che loro si impegnano a vendere ad amici e conoscenti, inviandoci poi il ricavato.

Poi chiediamo ai lettori, se possono, di darci anche un piccolo contributo all’operazione, oltre il centesimo del prezzo di copertina. Può essere un altro centesimo, o cinque centesimi, addirittura dieci o venti centesimi: rimaniamo sempre nell’ambito delle monetine di poco conto, ma l’operazione è autofinanziata.

Che cosa si può leggere nei bianciardini?

Testi sconosciuti, divenuti rari o comunque dimenticati dalla grossa editoria. Abbiamo cominciato con testi inediti o quasi di Luciano Bianciardi, dalla cui lotta per una cultura popolare deriva il nome della collana, per arrivare oggi a quattro nuovi bianciardini dedicati ad una figura veramente atipica nel panorama letterario italiano. Leo Longanesi.

Longanesi (1905 – 1957) aderì con entusiasmo al fascismo del quale divenne poi un critico severo, dopo la liberazione fondò una casa editrice e un giornale “Il Borghese”, che divenne subito, per i temi trattati e per il suo anticonformismo e spirito battagliero, il settimanale della destra italiana e della borghesia. Una borghesia, che si rifiutava di essere tale, secondo Longanesi, una borghesia molto simile agli “imprenditori” di oggi, alla quale Longanesi non faceva mancare critiche sanguinose, molto particolari, se lette oggi, in quanto non siamo abituati a sentire critiche “da destra” verso la classe imprenditoriale.

Due bianciardini sono allora dedicati a questo tipo di scritti, mentre gli altri due vogliono far conoscere al grande pubblico l’opera grafica e artistica di Leo Longanesi. In particolare il primo presenta una serie di tavole pubblicitarie per la Vespa della Piaggio, mentre il secondo è un’antologia dei “santini” ovvero dei volantini che Longanesi inseriva nei volumi della sua casa editrice, per pubblicizzare i volumi di prossima uscita.

Chiunque desideri ricevere i bianciardini di Longanesi può farne richiesta a almenouncent@riaprireilfuoco.org, specificando la quantità e fornendo un indirizzo postale per la spedizione.

Ricordo che il quantitativo più conveniente è quello di 100 bianciardini che verranno spediti in un unico pacco, alla tariffa postale minima di 1,28 euro.