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AMERICA
di Marcello Gallian

La salma intanto non trovava riposo, pur così messa a distendersi; era visibile la smania d’esser stato trafitto, il tormento d’esser stato con tanta precisione atterrato secondo ogni calcolo previsto, il disonore quasi postumo, insomma, d’esser stato trasportato, secondo il destino, dinanzi alla piccola tiranna. A poco a poco, quello che era stato un uomo di cammino, un pedone assoluto della City, assicurato a qualche settimanale gita penosa in automobile, diventava sperperato e scompaginato, sbracato e largo come uno spaventapasseri, uno di quelli che potrebbero contenere ancora pezzi di zolle, foglie secche e sterpi caduti dal cielo. In lui si rivelava la trivialità di un assassinio, essendo fisicamente inerme e stanco e in fondo una certa segreta bontà che lo aveva fatto stramazzare a terra una volta per sempre, in definitiva ultima posizione. Più che di disfacimento di carni, si trattava, oramai, della decomposizione della persona stessa; dei sorrisi permalosi, degli sguardi esperienti, delle rughe cariche di problemi, delle labbra deserte, dello squallido mento, del petto incavato e solitario, delle mani lisce pagatrici e velocissime. Ultimi odori della sua missione sulla terra, relegata a quattro strade eterne, odor di erbe amare, di frutta rancida e di carta da mille. Sarebbe bastato urtare con qualche forza una mano o un braccio, perché subito di rincalzo sarebbero apparsi i muscoletti miseri come serpenti senza potenza. La stessa penuria di vitalità fisica e morale poteva essere riscontrata in lui, tapino, come in altri ben più gagliardi e sodi: la città stessa deprimeva le creature in modo che ogni possibile liberazione sarebbe stata vana. Accompagnatore della ricchezza, servo dell’oro: orribile esistenza. Prima era stato contabile, poi ragioniere. Elencava l’oro, lo disponeva nelle cassette o nelle valigie, lo trafugava sempre più misteriosamente attraverso la città da un punto ad un altro. Tale, il mestiere. Depositario poi nelle cantine sbarrate e ferrate a triplici giri di chiave con cento chiavi. Erano i tempi, non bisogna dimenticarlo, della prima “ragioneria”, quando questo mestiere di conti e di cifre, di libri mastri, di partite doppie eccetera (stupidaggini dozzinali e scolastiche) acquistava un suo segreto fascino. Le scuole si moltiplicavano, diurne e serali, i diplomi fioccavano, i giovanotti e le ragazzine, per sposare in fretta, carpivano golosi quel pezzo di carta che li garantiva al mondo intero maestri di conto e di cassa. Il vecchio ragioniere era l’anziano della categoria, colui insomma che poteva avere il brevetto numero 1 in quella difficile ed elementare materia. Uno di quelli, insomma, che sommano diecine di cifre a memoria, che dividono in un batter d’occhio il contenuto di tre casseforti in cinque partite, di quelli che s’accapigliano se s’impuntano, di quelli che son capaci di piangere nel silenzio delle pensioni quando la somma immane, la sottrazione gigantesca, la divisione deleteria, l’infame moltiplicazione, l’esecranda partita doppia variavano nel computo di due cifre o di un quarto di percentuale.

leggi e scarica l’intero racconto

ALMENO LA PATERNITÁ

Ho seguito le discussioni su editoria a pagamento, su editoria senza pagare ma con gli stessi problemi di quella a pagamento, scarsa o nessuna distribuzione. Non per cattiva volontà ma per mancanza di mezzi da parte dei piccoli editori, eccetera.
Sto rimuginando da un po’ di giorni sul problema di come far conoscere le proprie ‘opere’, anche senza ricavarne del denaro, ma almeno salvaguardando la paternità delle stesse.
Per la diffusione il mezzo ce l’abbiamo già, basta farsi un sito con pochi soldi e puoi mettere on line tutto quello che vuoi. E un pezzo di problema è risolto.
Ma, ammesso di aver scritto un capolavoro, (e tutti sotto sotto pensiamo che sia così), come fare per evitare che qualcuno già affermato e quindi con la possibilità di pubblicare presso editori maggiori, se ne appropri allegramente, lo rimaneggi un po’ e lo pubblichi a suo nome?
Per quanto mi riguarda penso che anche la pubblicazione a pagamento, se fatta secondo le regole, possa risolvere almeno quest’ultimo problema. intanto il libro esiste, se poi qualcuno se lo copia e dice che è suo (se magari è un successo) gli fai causa e recuperi un po’ di soldi e di soddisfazione.
Oppure dovresti depositare il manoscritto originale da un notaio.
Oppure alla SIAE presso il servizio OLAF che mantiene per 5 anni le opere inedite depositate.
Fatte queste cose, si potrebbe far conoscere l’opera su Internet, investendo se non denaro almeno molto tempo, che non sempre c’è.
Ricapitolando, mi darebbe fastidio se qualcuno si appropriasse di cose scritte fa me per il mancato eventuale guadagno, ma perché almeno la gloria! se non i soldi…
Insomma come facciamo a tutelarci noi poveri sconosciuti?
Ho esaminato anche le Creative Commons, ma sinceramente non ho ben capito come funzionano.
Ragionando con qualcuno mi sono trovato d’accordo sul fatto che il libro è il contenuto e non il supporto, ma è proprio il contenuto che mi interessa.
Forse dovremmo davvero cominciare a pensare che il libro, per quanto si sia ad esso affezionati come oggetto, è solo un fascio di fogli di carta.
D’altronde la stessa cosa è avvenuta con il disco di vinile e l’mp3.
Se avete suggerimenti io li apprezzerei molto.
Per ora ho cominciato a mettere alcuni miei racconti e il primo capitolo di un mio libro sul mio sito, scaricabili gratis.
Ma ho l’impressione che non molti leggano sul computer, e non stampano volentieri.
Non so per ora come risolvere la cosa, ma una soluzione ci sarà di sicuro.Ciao

Francesco

NON PUBBLICATE
AUTORI FASCISTI!

Sarò io sbagliato…poco democratico…poco aperto… magari elitario ma contesto con tutto me stesso l’idea di pubblicare come Bianciardini un autore come Gallian. Ne ho già discusso con Ettore qualche mese fa a Villa Spada dopo la presentazione dei nuovi Bianciardini…non ho nulla contro Gallian ma sono convinto che non sia il momento adatto per dare spazio ad ogni tipo di revisionismo…anche quello culturale e letterario. Immagino che ci fossero stati altri autori poco conosciuti e non più pubblicati che avrebbero potuto trovare spazio in questa collana…sinceramente non capisco proprio questa ricerca fatta da Ettore e Marcello. Capisco l’essere contro…il far vedere che siamo veramente liberi da ogni condizionamento culturale ma trovo la scelta sbagliata…perlomeno come tempo. Stanno rialzando la testa…stanno ritrovando forze ed energie…forse a Bologna ce ne accorgiamo meno ma immagino che chi vive a Roma abbia perlomeno sentito che il clima sta mutando…che Forza Nuova sta mietendo vittime innocenti nelle nuove generazioni.
Per mia formazione…per mia scelta convinta sono e per sempre rimarrò antifascista e non sarei coerente nel mio pensiero a leggere e divulgare un autore come Gallian. Mi spiace perchè fin dall’inizio…ero presente anche a Livorno nel momento quasi storico dove Ettore e Marcello dibattevano su cosa scegliere come logo dei primi Bianciardini…sono stato promotore di questa iniziativa che come idea continuo ad apprezzare e continuo anche a credere che sia una novità importante nel panorama culturale ma nei fatti non la sento più mia e non riesco a portarla avanti…Mi spiace davvero caro Ettore ma non sarei più me stesso se mi trovassi a divulgare questi nuovi Bianciardini…

HASTA SIEMPRE

PABLO

A PROPOSITO DELLA MORTE
DI JOHN LENNON

Nel corso dell’ultima puntata di Enigma, si è parlato anche della morte di John Lennon e sui presunti lati oscuri della vicenda. Permettetemi una punta di compiacimento: quattro anni fa scrissi un romanzo breve dal titolo “Storie di qualunquisti anonimi” scaricabile gratuitamente proprio da Riaprire il fuoco http://www.riaprireilfuoco.org/books/PDF/storie%20di%20qualunquisti%20anonimi.pdf

 Bè, per l’appunto scrivevo alcune mie teorie, confortate da varie documentazioni e studi nel corso degli anni, riguardo alla morte di Lennon.

Saluti, grazie per aver ospitato il mio racconto e perdonatemi sinceramente questo vezzo, ma… per una volta è peccato dire che riaprire il fuoco è arrivato qualche anno prima di rai tre?

E questo  è il link del programma di corrado augias di venerdì scorso:  http://www.enigma.rai.it/category/0,1067207,1067002-1085689,00.html

Enrico Mattioli

GIORNATA DI DONNE

“Quando, ad un tratto, il giovane fu costretto a fermarsi incantato: camminava nel mezzo della strada una donna solitaria e incantata. Le macchine la sviavano, le biciclette prendevano il largo, i vetturini nemmeno scocchiavano le fruste, attendevano coi cavalli rattenuti quel passaggio Era una donna modesta e ridotta alle semplici vesti che formavano un sipario appena innalzato: i piedi sembravano di un’altra donna messa nascosta a curiosare. Il  viso, in cima a ogni cosa, prendeva l’aria e la bocca sorrideva compiaciuta ad ogni mobile, oggetto o negozio le si fosse parato dinanzi. Coloro che la guardavano, capivano o ricordavano subito: quel portare dentro di sé un altro faceva valida la città tutta: ognuno possedeva un lasciapassare per il merito di quella donna. Per lei agivano i negozi, per lei gli alberi, per lei le automobili, per lei le strade: per quel covo umano fluiva il fiume e andavano le barche e si innalzavano nell’aria le gru. E lei sembrava saperlo se di quando in quando non poteva fare a meno di rivelare subito rossori, pudori immediati e palesi torture sopportate con rassegnazione. S’appoggiava ad un pilastro, metteva il capo contro una chiesa, si teneva ad un fanale, poi toccava con gli occhi un campanile e la croce in cima. Sembrava, riaperti gli occhi, che passasse in rivista gli abitanti e provasse la consistenza delle cose: quasi che, prima, in altri giorni, avesse potuto pensare: «Sul tenero, non lo butto mio figlio: ci dev’essere una ragione, altrimenti, perché lo faccio? Me ne rimango quella che sono…»
Ovvero niente – diceva il giovane che seguiva un suo pensiero – ovvero niente: non ci sono parole al mondo per una figura mortale in forma di donna.
Il giovane la seguì: quando giunse a Piazza Cavour, la donna sedette per poco, poi si rialzò ad un comando misterioso e riprese il cammino. Gli offrivano le carrozze e lei le respingeva, le automobili e lei negava. Sul Viale Giulio Cesare aveva sete e un tabaccaio si precipitò in bottega donde ne uscì subito con un bicchiere di acqua fresca.Una signora che passava, asciutta e dipinta, vanesia e carica d’ogni tela e merletti, decise: Quella è una madre. Un bellimbusto mise la caramella all’occhio destro e guardò: capiva che non era una donna quella che passava e riprese il cammino meravigliato.”

Marcello Gallian  - Giornata di donne

IL LIBRO SFINITO

 

Scrivo in preda ad uno di quegli attacchi di indignazione che sempre più spesso mi assalgono.

Ieri, invogliato dal sole che tornava a splendere dopo molti giorni di pioggia, ho sentito il bisogno di comprare il libro: Il giovane Holden di Salinger per andare a leggerlo nella bellissima villa Pamphili. Così, prese le chiavi del mio motorino e ciò che restava della mia paga settiamanale, sono corso alla libreria Rinascita.

Alla gioia di avere tra le mani il libro è subentrato un senso di delusione e d’impotenza dovuto alla constatazione che il suo costo era di 22.000 lire, mentre io ne avevo soltanto 15.000. Ho chiesto se vi fosse una edizione più economica, ma non c’era.

Così sono tornato a casa senza libro, ma con molti interrogativi in testa. Mi sono chiesto come, dopo tante discussioni sulla crisi del libro, dopo intere pagine di giornale colme di interviste a vari editori, tutti preoccupati per lo scarso interesse degli italiani per la lettura, non si riesca a capire che una rilevante parte di colpa è da addebitare proprio agli editori.

Come possono pensare questi signori che uno studente di 20 anni sia in grado di concedersi un libro da 22.000 lire a settimana. Con la mia paga, vicina a questa cifra, devo riuscire a divertirmi il sabato sera e a curare la manutenzione del mio motorino. Morale della favola. O resto senza soldi per alcuni giorni o me ne restano troppo pochi per coltivare la mia passione per la lettura. E se ho problemi io che vivo in una famiglia benestante, figurarsi quante difficoltà incontrerà un ragazzo ‟povero”.

È triste che i libri, veicoli di cultura, vengano considerati dagli editori come scarpe, oggetti sottomessi alla logica del business, intesi soltanto come fonte di guadagno. Ho disistima di questi editori che altro non sono se non commercianti, produttori e venditori di merci: libri come coltelli da cucina. Meritano il fallimento e il disinteresse per le loro merci di carta.

 

(Matteo Capitani, Roma – Lettera a: Il Venerdì di Repubblica, 14/6/95)

I MAITRE A PENSER
E IL POPOLO DEI LETTORI

 

Il ministro Bondi dichiara: ‟I più grandi intellettuali del Novecento, da Pirandello a Baget Bozzo, non erano di sinistra”.

Gli fa notare Michele Serra che semmai ci sono stati ben altri intellettuali, non di sinistra: Gentile, Croce, Del Noce, Severino, Marinetti, Berto, Morselli e parecchi altri.

Ci sarebbe poi – aggiunge Serra – un trascurabile elenco di intellettuali ‟non di destra”: Gramsci, Pasolini, Eduardo, Calvino, Moravia, Pavese, Vittorini, Bobbio, Geymonat, Visconti, Rossellini che, se non furono proprio al livello di Baget Bozzo, però ce la misero tutta.

E Luciano Bianciardi?

Vuoi vedere che, per Michele Serra, non è nemmeno compreso tra quel centinaio? Io ci scommetto.

È sempre la stessa storia: Luciano Bianciardi non c’è mai. Non è abbastanza intellettuale? Non credo sia possibile sostenerlo.

Rompeva troppo le palle al regime culturale catto-comunista? Io  credo proprio di sì.

E allora mettiamocela tutta per farlo uscire dall’oblio al quale l’hanno condannato i ‟maitre a penser” della sinistra e riconsegniamolo subito al popolo dei lettori. Come si merita.

 

Marcello Baraghini

VE LI VENDO IO, I VOSTRI LIBRI
CHE NESSUNO VUOLE

Ho una proposta da fare a coloro che hanno pubblicato un libro, a pagamento o no, e non trovano il modo di venderlo perché l’editore non intende o non può distribuirlo.
Io ho un negozio in un paese di montagna vicino L’Aquila, vendo robe d’arte e anche qualche libro.
Ho il problema inverso degli autori, come “libraio” nessuno mi dà retta, ed è quasi impossibile avere, ad un prezzo decente, dei libri da vendere. Inoltre vogliono il pagamento anticipato e nessuna possibilità di resa.
Ho deciso perciò di chiedere agli autori che vorranno, di farmi avere, per posta, di persona, come vi pare, un paio di copie del loro libro in conto vendita.
Se si venderà avranno la loro parte, tutto regolare, detratte le tasse (io faccio sempre gli scontrini!).
Lo so che forse sembra una pazzia, ma io così ho venduto tutte le copie del mio libro, in pochi mesi e senza alcuna pubblicità.

Qui da noi viene in vacanza gente da Roma e da altre parti d’Italia, potrebbe essere un’occasione perché il vosto libro vada a finire nelle mani giuste.
E almeno se vi faranno i complimenti saranno di sicuro sinceri, visto che neanche vi conoscono.
Se qualcuno è interessato può inviarmi una mail all’indirizzo francesco.pomponio@gmail.com
Il sito internet del negozio è www.montecagno.it se vi va di vedere dov’è.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questa idea di vendita “dal produttore al consumatore”.
Potrebbe essere l’inizio di un modo nuovo di distribuire i libri, anche quelli “contaminati” dalla pubblicazione a pagamento.
A causa dell’ignavia o della cecità degli editori tradizionali.

Preferirei ricevere, se qualcuno vorrà, romanzi, lunghi o brevi, da leggere in vacanza, non saggi nè poesie, a meno che non siate un nuovo Ungaretti, Pavese, o giù di lì.

Ovviamente se non venduti non saranno restituiti, potete venire a riprenderveli però…
Non possiamo ovviamente vendere manoscritti.
Il libro deve essere stato pubblicato, avere il codice a barre e ISBN.

Francesco Pomponio

L’EDITORIA OGGI
(almeno dal mio punto di vista)

Sul blog Riaprireilfuoco, “il blog di chi non vuole stare nel coro” secondo la loro stessa definizione, è stato pubblicato un post sull’editoria a pagamento, nel quale si cita una tabella proveniente da un libro di una scrittrice in erba, un libro dal titolo scrittori da spennare. In questa tabella, contenente i nomi delle case editrici contattate dall’autrice e i relativi prezzi che le sono stati richiesti per la pubblicazione, c’è anche il nome de Il Rovescio editore, la casa editrice che ho contribuito a fondare e che porto avanti giorno per giorno, con molta fatica.
L’assunto del post, e del libro, è che gli scrittori esordienti vengono spennati dalle case editrici cosiddette a pagamento. Mi sento di dover fare qualche precisazione in merito al post in questione, ma soprattutto allo stato dell’editoria nel nostro paese, cosa che non viene neanche presa in considerazione dall’autrice del libro o dai redattori del blog.
Innanzitutto, è già fuorviante mettere in uno stesso elenco case editrici che chiedono migliaia di euro e case editrici che non ne chiedono neanche mille, per lo stesso libro. Secondo, bisognerebbe anche divulgare le caratteristiche delle pubblicazioni proposte dalle diverse case editrici. Per esempio, Il Rovescio pubblica tutti i libri del proprio catalogo su carta riciclata e riciclabile al 100%, appone il numero isbn al libro, inserisce il libro in una collana individuabile anche graficamente, impone prezzi bassi al libro in modo da facilitarne l’acquisto ai lettori, fa editing, copertine studiate e personalizzate e collabora attivamente con l’autore. Inoltre, una volta pubblicato il libro, cerca di distribuirlo, fa presentazioni e rimedia recensioni, su carta stampata e Internet.
Sorvolando sulla poca professionalità dell’autrice e del suo editore, i quali non hanno neanche inviato una semplice mail riguardo all’uscita del libro e ai suoi contenuti, sarebbe stato gradito e corretto, passiamo invece brevemente ad illustrare la situazione editoriale del nostro paese, assolutamente imprescindibile per comprendere le difficoltà dei piccoli editori e degli scrittori emergenti, che sono molto simili.
Partiamo dal fatto che le case editrici grandi e blasonate hanno smesso di fare le case editrici, essendo ormai uno dei covi preferiti dai manager rampanti di Pubblitalia. Un esempio su tutti, Mondadori. Da Mondadori si entra per raccomandazione, oppure se sei una persona in qualche modo in vista e ti commissionano un libro, di solito da scrivere senza perizia e in breve tempo. Anche Saviano non sfugge a questa regola, magari però lui conosceva già il mondo di cui ha poi parlato. Se voi avete in mano il libro del secolo, Mondadori non lo può pubblicare, in quanto i manoscritti servono per far andare le stufe. Quindi, le case editrici grandi non fanno al caso del giovane esordiente in letteratura. Poco male, si potrebbe dire, ci sono le medio-grandi, tipo E/O, Fanucci, MinimumFax. Poco male un c…. Anche da loro non si entra, se non sei nessuno. Infatti, appena le case editrici riescono un minimo a beccare il canale giusto e ad elevarsi di livello, subito non “pubblicano più gli italiani”, figuriamoci gli sconosciuti. Il che ci porta alle difficoltà della piccola editoria. In un paese normale, nelle maggiori librerie si dovrebbero poter trovare non dico tutti i libri in catalogo, ma almeno buona parte, anche semplicemente con la possibilità di ordinazione. Non è così. Per entrare nelle librerie Feltrinelli diciamo di Roma, sempre se non conosci, bisogna che tu ci arrivi attraverso un grosso distributore, il quale capisce al volo dallo squillo del telefono che sei tu, piccolo ed insignificante editore, e non alza nemmeno la cornetta. Perciò, non può esserci comunicazione tra te, piccolo ed insignificante editore, e le librerie più visitate e fornite (in teoria), anche perché se ci vai di persona, proponendogli un rapporto commerciale tra azienda e azienda, ti rispondono che non hanno spazio, e accompagnano questa loro affermazione con un ampio gesto del braccio, di solito il destro.
Ma non è questo l’ultimo stadio. Quello terminale riguarda i lettori, quelli che entrano anche in piccole librerie e che si guardano in giro, curiosando. La loro percentuale oscilla tra il 2 e il 3% della popolazione italiana. Disarmante. E gli scrittori? Quanti sono? Sicuramente di più, perché l’italiano non legge perché è superfluo, ma scrive tanto, perché se una cosa la sai fare tu io la so fare meglio.
In conclusione, con queste premesse, e se ci aggiungiamo che lo Stato dà milioni di euro a grandi gruppi editoriali e non dà nulla ai piccoli editori, neanche una minima facilitazione fiscale, è impossibile per chi non abbia capitali di partenza provare a fare l’editore, almeno nel senso classico che ognuno di noi si porta dentro. Ci si può soltanto provare, con quello che si ha e con quello che si riesce a fare. In questa cornice, chiedere le reali spese di stampa all’autore non è un delitto, ma è l’unico modo per cercare di proporre un’alternativa.
Concludo con una notazione sul modo di fare informazione ormai imperante nel nostro paese, al quale gli autori del libro e del post ai quali ho cercato di rispondere non sfuggono. Tra le tante cose che mancano oggi, manca sicuramente un’informazione imparziale, ma manca soprattutto un’informazione che cerchi di indagare l’oggetto della propria ricerca da più punti di vista possibile. Manca un’informazione multilaterale.

Emiliano Sabadello

CAMBIA IL DIRETTORE
MA NON LA MUSICA

 

Per chi non lo sapesse, l’AIE è l’associazione che rappresenta e tutela i grossi editori italiani.

Dopo 12 anni si è dimesso il vecchio direttore, Motta, che non so se discenda dalla dinastia dei panettonieri, noto per le interminabili e noiose lamentazioni, espresse in ogni occasione, per il fatto che gli italiani leggono poco, anzi, fanno di peggio, comprano pochi libri.

Finalmente si è tolto dai piedi!

Il suo posto se l’è preso tale Marco Polillo, meglio noto, dice il Corriere della Sera, per essere il figlio di Arrigo Polillo, grande amante del jazz e, soprattutto, direttore del personale di Mondadori (che, non dimentichiamolo mai, è di Berlusconi, così come Einaudi e tante altre sigle editoriali italiane).

Perché soLo ricordando questo, si può spiegare l’incarico al giovane Polillo, il quale manda subito a dire che difenderà con le unghie e con i denti il diritto d’autore, poiché: ‟si è diffuso in questi anni un movimento d’opinione che tende a minimizzare il valore del diritto d’autore, pilastro importante dell’editoria. Non possiamo privare – aggiunge il giovane Polillo – le opere d’ingegno della loro paternità. Non lo vogliono gli editori, non lo vogliono gli autori.”

Il richiamo a Berlusconi non è stato peregrino. Fu proprio Papi Berlusconi, poco dopo il primo insediamento alla Presidenza del Consiglio, a estendere ‟tutti i diritti riservati” – riservati per gli scrittori, per i loro eredi e naturalmente per gli editori – a settanta anni, da cinquanta che erano prima.

Pensare che io faccio parte da sempre di quel movimento richiamato da Polilletto, che si batte per la limitazione, se non proprio per la abolizione,del diritto d’autore, perché i testi, le opere di ingegno siano liberate da questa zavorra e consegnate ai lettori; e adesso devo assistere alla discesa in campo del giovane neo presidente dell’AIE.

Io sono sicuro che sotto questa direzione continueranno a diminuire i lettori che comprano libri.

Eh sì perché i lettori, almeno quelli che ragionano con la propria testa, si rifiuteranno sempre più di acquistare e anche di leggere i cattivi libri dei grossi editori italiani, Mondadori in testa.

Marcello Baraghini