IL FILO SCOPERTO

Sono Giuseppe-Lastaria, Direttore Editoriale de Il Filo, e mi vedo costretto ad intervenire in questo forum per rispondere agli attacchi del tutto privi di fondamento che sono stati rivolti strumentalmente alla nostra casa editrice. Premetto che per quanto dichiarato da tale “CM” intraprenderemo immediatamente un’azione legale rivolta ai gestori di questo blog, tesa a riconoscerci il giusto risarcimento economico e morale per la diffamazione subita. A questo proposito, prima di entrare nel merito delle questioni sollevate, tengo a precisare che trovo inaudito e profondamente scorretto pubblicare un messaggio dal contenuto calunnioso senza verificare la veridicità delle accuse rivolte e, addirittura, senza nemmeno pretendere che l’autore dello stesso si firmi con nome e cognome. Va ricordato che i gestori di un sito sono sempre i primi responsabili di quanto viene pubblicato in esso e che se un messaggio contiene delle accuse verso terzi queste vanno o documentate o cancellate. Altrimenti si è complici e artefici di una pessima e dannosa comunicazione. Entrando nel merito delle gravi accuse rivolteci, pertanto, ribadisco di non aver mai fornito ad alcun collaboratore l’assurda indicazione di selezionare tutte le opere pervenuteci in esame (del resto, sarebbe davvero un’idiozia controproducente per le nostre edizioni). Tengo a precisare questo aspetto anche e soprattutto per rimarcare la serietà e la competenza dei miei ormai numerosi e validissimi collaboratori (quelli veri, non quelli anonimi), che con il loro impegno professionale hanno permesso alle nostre edizioni di raggiungere gli importanti risultati che ci contraddistinguono. A questo proposito avanzo una proposta agli “impeccabili” gestori di questo blog e della casa editrice “Stampa Alternativa”, che non avendo nulla da nascondere sono certo accetteranno. Io, a testimonianza della serietà della struttura che dirigo, mi impegno a fornire, previa autorizzazione degli autori coinvolti, una lista di 400 o 500 o 1000 opere (indicate voi il numero) da noi ricevute e non ritenute idonee per la pubblicazione, quindi scartate dai nostri comitati di lettura. Ma se ciò accade i gestori di questo blog e della casa editrice “Stampa Alternativa” devono impegnarsi a pubblicare e diffondere un comunicato stampa (ed un messaggio presente nelle home page di tutti i loro siti) in cui si scusano con le nostre edizioni per aver permesso che un messaggio dal contenuto calunnioso venisse tranquillamente diffuso senza il minimo intervento di un moderatore, mostrando un’imperdonabile superficialità ed una totale mancanza di rispetto per gli utenti che hanno tratto dal loro blog informazioni false e strumentali. Lo stesso comunicato dovrà contenere l’impegno da parte dei gestori di questo blog e della casa editrice “Stampa Alternativa” ad amministrare con maggiore serietà e professionalità gli spazi on-line da loro curati. Detto questo, colgo l’occasione per affrontare anche altri temi da voi sollevati. In merito al problema della pubblicazione con contributo da parte dell’autore, sono il primo a riconoscere che ci sono strutture editoriali che operano con particolare ambiguità, ma non è certo il nostro caso. L’editore agisce in malafede se promette all’autore emergente molto più di quanto possa mantenere, vendite record o straordinari successi di critica (e vi assicuro che molti lo fanno) o se pubblica il suo libro e lo lascia marcire nei suoi magazzini, dopo aver incassato il contributo dell’autore, senza attuare uno straccio di promozione. Ma se l’editore informa l’autore emergente circa le reali potenzialità di vendita della sua pubblicazione e si impegna contrattualmente ad attuare una serie di servizi promozionali che permettono una maggiore diffusione della sua opera, non vedo proprio su quali basi si possa ritenere non legittimo il rapporto di co-produzione tra autore ed editore. Del resto, quando sparate a zero su questo sistema, dovreste anche precisare che la maggior parte dei professori universitari e ricercatori italiani pubblicano le loro opere contribuendo alle spese di stampa (acquistando in prima persona le copie dei volumi oppure accedendo a finanziamenti di enti ed istituzioni) e che questo, naturalmente, non dipende dalla bassa qualità letteraria o scientifica delle opere proposte, ma dall’esiguità del mercato a cui sono rivolte. Lo stesso discorso vale per le opere di poesia e narrativa dei nuovi autori, anche perché senza la co-produzione sarebbe quasi impossibile realizzare progetti editoriali interamente dedicati ad autori emergenti. Quando parlate dell’editoria con contributo, perché omettete di dire che un poeta, anche affermato, in Italia vende poche centinaia di copie e che la quasi totalità dei grandi poeti italiani, per esempio, ha iniziato il proprio percorso letterario contribuendo alle spese di pubblicazione delle loro prime opere? Per quanto ci riguarda crediamo fortemente nel nostro lavoro e siamo certi di interpretarlo con efficacia, trasparenza ed onestà. I risultati, del resto, ce lo confermano chiaramente e ci spronano a continuare nel cammino intrapreso. Siamo convinti che per promuovere con efficacia poeti e narratori emergenti occorra creare un vero e proprio polo del settore (senza il quale sarebbe difficile disporre della necessaria forza diffusiva per offrire la giusta visibilità ai titoli pubblicati) e che per farlo sia necessario poter contare su un buon numero di opere da proporre (da questo nasce l’esigenza di ricevere un alto numero di manoscritti da valutare e la scelta di pubblicare inserzioni sui quotidiani). Va detto che le inserzioni sui quotidiani rappresentano anche la prima forma di diffusione delle opere pubblicate, visto che grazie a questa esposizione il nostro sito, che ovviamente ospita il nostro catalogo, registra centinaia di migliaia di accessi unici e la nostra newsletter è composta da migliaia di iscritti. Quale prova della bontà delle nostre scelte, va detto che la nostra collana “Nuove Voci” è in assoluto la collana dedicata ad autori emergenti che riceve più riconoscimenti nei premi letterari del settore (http://www.ilfiloonline.it/premi.asp). Inoltre possiamo contare su un programma radiofonico che va in onda su una grande radio romana (ascoltabile in tutto il Lazio in FM e ovunque tramite Internet), in cui intervistiamo i nostri autori, e su innumerevoli situazioni promozionali che abbiamo studiato per favorire la diffusione dei nostri titoli. Il nostro distributore nazionale vende annualmente in libreria migliaia di titoli dei nostri autori emergenti, questo nonostante le note avversità del sistema, e già più di un grande editore si è interessato alle nostre pubblicazioni, acquisendone i diritti (BUR, BALDINI CASTOLDI DALAI, HACHETTE/RUSCONI). Non credo che in Italia esistano altri progetti dedicati ad autori emergenti che possano vantare i nostri risultati. Infine va precisato che il nostro catalogo non presenta soltanto autori emergenti (proprio perché crediamo nella necessità di costruire un ponte tra la letteratura “ufficiale” e quella “sommersa”) ma anche opere di autori classici e contemporanei già consacrati, a questo proposito basti citare gli inediti mondiali di Pessoa da noi pubblicati oppure gli altri titoli della collana “Albatros” (http://www.ilfiloonline.it/albatros.asp) oppure (http://www.ilfiloonline.it/albatrospeciali.asp). Inoltre è possibile leggere alcune delle numerose testimonianze che i nostri autori ci hanno gentilmente rilasciato per confermare la serietà del nostro operato (http://www.ilfiloonline.it/testimonianze.pdf). Per concludere vorrei citare un passo pubblicato ne I poeti sono impossibili, di Alessandro Carrera (grande scrittore e critico letterario, traduttore delle opere di Bob Dylan per Feltrinelli). Questo libro, uscito per le nostre edizioni e vincitore del prestigioso Premio letterario “Attilio Bertolucci”, è stato definito da Alfonso Berardinelli (che non è proprio l’ultimo arrivato), su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, “un libro geniale”. Ecco la citazione: “Come orientarsi tra le case editrici minori con collane di poesia o specializzate in poesia? Sono numerose, hanno il vantaggio di pubblicare molti più volumi di poesia delle case editrici maggiori e di non essere concentrate solo nelle grandi città. Per lo più chiedono un contributo che copre un costo che va dalle duecento alle cinquecento copie, il che significa una spesa dai due ai sei milioni circa. Non storcete il naso, non è una transazione vergognosa. Conosco aspiranti poeti che non hanno ancora pubblicato niente perché non vogliono sporcarsi le mani con una ‘casa editrice a pagamento’. Ma bisogna distinguere tra le case editrici a pagamento vere e proprie (di cui parleremo oltre) e le case editrici che in cambio del contributo richiesto offrono un servizio professionale. Tali case editrici non potrebbero sopravvivere senza il contributo degli autori. «Se si sforzassero di più a vendere i libri non avrebbero bisogno di chiedere soldi» dice l’onest’uomo. Ma non sono gli editori che vendono i libri, sono i distributori. E i distributori si prendono già il cinquanta-sessanta per cento del prezzo di copertina. Se un libro non vende almeno duemila copie non paga gli stipendi di nessuno. E i libri di poesia non si vendono. Non è che non si vendono perché non sono abbastanza promossi e distribuiti. Anche. Ma non si vendono soprattutto perché la gente non li compra. Ho assistito a letture poetiche eseguite davanti a centinaia di persone entusiaste; alla fine della serata il poeta che aveva ricevuto applausi da rock star avrà venduto sì e no quattro copie. Il pubblico è soddisfatto di avere assistito all’evento, la sua corteccia cerebrale è stata gentilmente titillata dai versi ascoltati, ed è tutto. Dunque non sperate che il vostro libro venda. Non venderà. Anche perché le persone che potrebbero comprarlo, i vostri colleghi poeti, gli amici e i parenti, si aspettano che voi glielo regaliate, e si offenderebbero all’idea di doverlo comprare. Ricordate le duecento copie che vi siete impegnati a pagare? È adesso che ne avete bisogno. Dovete comunque essere prudenti. Alcuni editori, non appena hanno ricevuto il vostro assegno e vi hanno spedito le duecento copie, spingono le altre in magazzino e dichiarano chiuso l’affare. Ma ve ne sono altri che si prendono ragionevolmente a cuore il vostro lavoro, hanno un giro di conoscenze nel mondo poetico, seguono i premi letterari, mandano il vostro libro ai critici e ai giornali, fanno insomma quel minimo di promozione che per anni sembra che non serva a niente, ma che in realtà costituisce il primo gradino di una piccola carriera poetica”. (già pubblicato su “Poesia”, gennaio 1999) Tutto questo per dire che si può anche essere contrari a priori alle pubblicazioni con contributo, ma non si possono ignorare i problemi legati a certi generi letterari né si può continuamente strumentalizzare la discussione, perché è proprio sparando a zero su tutte le case editrici che si occupano di co-produrre autori emergenti, senza entrare nel merito di chi lavora con rigore e di chi agisce in malafede, che si fa il gioco di chi si serve di questo settore per operare con ambiguità e mancanza di trasparenza. Detto ciò, ci incontreremo sicuramente in tribunale. Distinti Saluti.
Ci siamo, il Filo è scoperto, e minaccia fulmini e querele. Perlomeno ora nome e cognome del Direttore Editoriale: Giuseppe-Lastaria. Ci piacerebbe sapere anche chi è il proprietario. E poi sapere la ragione della querela. Diffamazione? Chi lo ha diffamato? Noi, dicendo che il Filo è una casa editrice a pagamento? Non credo, visto che Lei nella sua lunga lettera lo conferma e anzi tenta una giustificazione storico-moralistica. La diffama CM affermando che nella sua breve collaborazione con il Filo ha percepito il proposito dell’Azienda di non selezionare le opere, ma di pubblicarne il più possibile, con attenzione a quelle più corpose? Lei crede veramente che uno si alzi la mattina e scriva su un blog cose di questo genere se non sono vere e all’esclusivo scopo di diffamare (e perchè?)? Noi non lo crediamo. In ogni caso abbiamo inviato una email a CM chiedendogli di confermare ciò che ha scritto sul blog. Se non lo farà, in un tempo ragionevole, il suo commento sarà tolto dal blog, come prescrive la legge.
Ma la domanda fondamentale è un’altra, e la rivolgiamo al Garante della Pubblicità, ai Giornali che hanno ospitato i Suoi annunci, e a Lei Signor Giuseppe-Lastaria: è corretto fare una pubblicità in cui si promette una “proposta editoriale” a tutti gli scrittori emergenti che manderanno una loro opera, senza precisare che tale proposta prevederà un esborso di denaro (a proposito quanto?), da parte dell’autore? Non è invece doveroso inserire questa clausola nella pubblicità? Allora avremmo avuto poco o niente da dire: il Filo è un editore a pagamento, non è un reato pubblicare libri facendoli pagare all’autore, basta che ciò sia esplicitato. Solo che in tal caso, dichiarandolo, noi pensiamo che sarebbero stati ben pochi gli autori che avrebbero risposto all’annuncio, con una caduta di fatturato e di guadagno.
Molti autori pagano per pubblicare, pagano il Filo come altri editori a pagamento, lo sappiamo bene, perchè ce lo vengono a raccontare, vergognandosi anche un po’. Invece non c’è niente da vergognarsi, cari amici scrittori emergenti, noi vogliamo solo tutelarvi, anche se spesso non lo meritereste, incaponiti come siete a voler pubblicare ad ogni costo, senza chiedervi se la vostra opera lo merita, avidi di voler trasformare in carta e inchiostro la vostra creatura. E ciechi andate a sbattere contro il Filo ed altre Aziende (le tireremo fuori tutte, state tranquilli!) che sono in cerca giusto di tipi come voi. E allora denunciate chi vi ha fatto promesse non mantenute, fateci conoscere la vostra storia, i soldi che avete speso, le delusioni che avete dovuto subire, il magone che avete dentro. Aiuterete altri a non cadere nel tranello e darete una mano a trasformare questo spicchio oscuro e torbido dell’editoria in uno quantomeno trasparente.
Ettore Bianciardi
Posted: Novembre 12th, 2007 under Il libro infinito, Attualità.
Comments: 24
Comments
Comment from boris
Time: 14 Novembre, 2007, 12:56 am
Sappi che amo tuo padre, che mi ha regalato sensazioni stupende, sono di Milano e ritrovo tutta la vita agra ancora molto attuale, peccato nessuno si aggiri per la braida del guercio con l’intento di far saltare il torracchione…era un uomo stupendo, davvero stupendo.
Oggi in feltrinelli ho letto due righe del testo come spennare autori esordienti, ho letto di te e ti ho cercato, forse dovrei darti del lei, non so, comunque anch’io ho avuto un’esperienza con il filo, non ho pubblicato perchè sentivo la casa un po’ lontana dall’autore che credo vada confortato, aiutato, inirizzato, soprattutto nel labirinto delle promozioni che non possono essere lasciate al solo autore isolato dal resto dell’apparato editoriale. Comunque ho consigliato la casa ad un amico, credo di aver fatto male, ora trovi il volume strano mondo tra le pubblicazioni, in effetti lui mi ha detto che le librerie esercitano una certa forma di potere, che in scaffale o vendi veramente tanto o non ci vai, che volumi per basse tirature praticamente si rifiutano di ordinartene, ora qui si tratta di librerie più che di case, per quel che riguarda il filo le persone sono molto cortesi, l’intento forse è davvero quello di sbloccare un mercato fermo, non so, so solo che l’editoria diviene sempre più tipografia, questo è un dato di fatto aldilà di ogni posizione etica, beh credo che se abbiamo sempre avuto due lessemi per distinguere l’una dall’altra un motivo ci deve essere no? Vediamo di tenere viva questa distinzione non solo sul vocabolario.
Se ti possono servire inforamzioni o pareri mi trovi su http://chiediloalvento.blogspot.com
con affetto
Comment from boris
Time: 14 Novembre, 2007, 1:10 am
e beh, questo te lo devo:
http://chiediloalvento.blogspot.com/2007/02/luciano-bianciardi-1922-1971.html
Pingback from Editore a perdere e fili scoperti : Fronte della comunicazione
Time: 14 Novembre, 2007, 1:42 am
[…] Questa volta la campagna nazionale la chiamerò Il Filo scoperto e prender spunto da annunci costosissimi apparsi sulla prima pagina de La Repubblica da un po’ di tempo in qua e che mi hanno parecchio inquietato per il loro contenuto. I numerosi e, ripeto, costosissimi annunci, erano di una misteriosa casa editrice viterbese, Il Filo appunto che, sebbene con una forma alle soglie della leggibilit , proponevano le stesse cose che avevo gi letto e contestato negli annunci di Libro Italiano, di Andrea Oppure, di Le Lettere e di tanti altri editori a pagamento. […]
Comment from boris
Time: 14 Novembre, 2007, 8:01 pm
Dato il collegamente ripubblico anche qui.
Io non sto dalla parte di nessuno, ma sono passato dalla redazione del filo per pubblicare un romanzo intitolato John Robert C., magari lo mando a voi per verificarne la validità. A vent’anni ricevere un contratto con scritto ti pubblichiamo è molto bello e un tantino accecante, ammetto che il primo istinto è stato quello di pubblicare, poi però ho preferito riflettere, raggiungere la sede dell’editore, un bel viaggio Milano Roma (a spese mie). Ora se sai fare le giuste domande ottieni le giuste risposte, nessuno cerca di fregarti più di tanto, a meno che la fregatura non sia da intendersi come un qualcosa di velato e non molto esplicito. Alla domanda che quota di mercato è possibile raggiungere mi è stato detto che per loro una buona pubblicazione è intorno alle 1500 copie, cifra che io ritengo piuttosto ridicola, per 2000 euro di esborso non mi aspetto 250 copie da vendere io e 250 che smazza la casa editrice, con la stessa cifra vado dalla prima tipografia e ne pubblico un miliaio con l’unica differenze che riuscendo a venderle ho un bel ricavato netto del 100% e non un 15-20% sul prezzo di copertina. Il mio contatto all’interno del filo non è stato col direttore ma con una persona che si occupa delle linee editoriali, preferisco non fare nomi, anche qui devo ripetere che nessuno mi ha mai venduto fumo senza arrosto, forse solo un arrosto piuttosto amaro, perchè lo sforzo economico richiesto è per il 50% mio e del 50% della casa editrice, con l’unica differenza che io non sono un’impresa, sono una persona, ho occhi, gambe e braccia, non rulli da tipografo e rischi editoriali, quelli spettano ad un editore che cazzo(non so se si può scrivere).
La stranezza è generata da una mancanza di chiarezza che forse sì dovrebbe essere esplicitata, il filo pubblica più o meno dieci esordienti al mese, che fanno 120 all’anno, io mi chiedo come faccia a promuoverli seriamente, quando Dalai della B.C.eD. dice che promuovere tre sconosciuti in un anno è già una fatica immensa se si cerca di raggiungere quote significative, non so facciamo 20.000, così mi sembra avere senso una pubblicazione per una persona che vuole farsi chiamare scrittore, altrimenti può fotocopiare il proprio diario e inviarlo a parenti e otterrebbe lo stesso una buona recensione dagli amici e niente in tasca.
Quando un esordiente pubblica non ha raggiunto nulla, pubblicare, essere su liste isb, fare eventi di promozione saltuari: uno in libreria, unno su rivista, uno su canale radio, non serve a nulla, raggiungerai si e no 100 persone che quando vanno in libreria si sentiranno dire: “chi è questo pirla di cui vuole il libro?Io non l’ho mai senito nominare…”
Ho fatto una prova alla feltinelli di milano che la stessa casa il filo indica come punto vendita, nel catalogo on-line ci sono molti titoli, in scaffale? Zero assoluto.
In sostanza un editore dovrebbe promuovere da editore, non sperare che il passa parola faccia magie e una libreria dovrebbe fare la libreria, un catalogo telematico non serve a nulla, o meglio a poco.
Poi gli esempi dovrebbero essere esempi, quello del docente universitario fatto dal direttore non ci azzecca davvero nulla, un docente ha un pubblico obbligato: i suoi alunni, 200 a semsetre, per 3 anni, più 200 che un amico professore offre mettendo in programma li testo, ecco qui 1200 acquirenti obbligati, un ragazzetto di vent’anni dove li trova 1200 acquirenti obbligati ad acquistare?
Detto ciò il destino ci lega molto, Panza è il mio docente di tecniche della comunicazione giornalistica alla statale di milano, se vuoi inviarmi delle critiche gliele darò di persona, concordo su quanto dici a riguardo della casta, ma ti assicuro che per il resto è molto onesto, soprattutto quando si tratta di informarti sul mondo dei giornali, dell’editoria, 263.000.000 di libri l’anno scorso, 160 nuovi titoli al giorno, per una media italiana di meno di un libro a persona, dove finiscono 200.000.000 milioni di libri?
il circolo è facile, come mi consigliavano al filo, tu vai in libreria e ordina il tuo libro, il titolare quando fa l’ordine ne prende almeno 5, magari alcune finiscono in scaffale, se nessuno le acquista vanno dritte al macero ma comunque tu e noi ci abbiamo guadagnato. Lo schifo è questo, quando la letteratura diventa solo mercato e saper tutto ciò a vent’anni un po’ ti leva la voglia di scrivere.
Con affetto e stima Borgato Boris, mi trovi su:
http://chiediloalvento.blogspot.com
Comment from ciro pellegrino
Time: 15 Novembre, 2007, 10:11 am
È una discussione sicuramente interessante.
Se mi posso permettere, due sole domande, da umile cronista, senza voler parteggiare per l’uno o per l’altro.
1. Quanto costa un riquadro di pubblicità a colori sulla prima pagina de la Repubblica?
2. Perché Stampa Alternativa non ha mai pubblicato un
riquadro di pubblicità a colori sulla prima pagina de la Repubblica?
Comment from Marcello Baraghini
Time: 16 Novembre, 2007, 3:07 pm
Ciro, noi non pubblichiamo a pagamento, a differenza del Filo di Giuseppe Trattino Lastaria (il trattino è suo).
Non pubblichiamoa pagamento e inoltre pubblichiamo qualità, in controtendenza a grossi, medi e piccoli editori, a pagamento e non.
Per dire che siamo olre che liberi, anche poveri.
Quando ho chiesto quanto costasse un annuncio in prima pagina su Repubblica, pensando di metterlo per “La casta dei giornali” di Beppe Lopez, m’è preso un colpo: cinquemila euro più IVA.
Giusto il Filo di Giuseppe Trattino Lastaria, oltre ai grossi editori, se lo può permettere. Spenderli, per noi significherebbe aumentare del 30% il prezzo di copertina che, in questo modo, si allineerebbe a tutti gli altri. E invece io insisto, dalla parte dei lettori come sono, accanitamente, a tenere i prezzi di copertina calmierati.
Tutto chiaro?
Marcello Baraghini
Comment from ciro pellegrino
Time: 16 Novembre, 2007, 9:05 pm
Chiarissimo!
grazie, cari saluti
Comment from Marcello Baraghini
Time: 19 Novembre, 2007, 11:39 am
Boris,
la tua lettera aperta è da manuale, esemplare per come poni problemi, per come, soprattutto, semini dubbi e per quanto ci fornisci di notizie sul Filo di Giuseppe Trattino Lastaria.
Cominciamo quindi ad avere le prime cifre che Trattino Lastaria ci nega per spendersi invece in minacce di querela e a costruire un monumento al suo Filo.
Mi piacerebbe approfondire, in primo luogo, la storia dello sforzo economico del Filo che, per quello che ci riferisci, ammonta a 2000 euro. Duemila ce li metti tu, sull’unghia e duemila ce li mettono loro che poi, bontà loro, ti riconoscono il 15-20 per cento sulle copie vendute.
A me lo sforzo economico del Filo pare molto discutibile, tanto discutibile da approfondirlo con un esame merceologico del “prodotto” così da capire quanto costa davvero il tuo libro e poi un bel monitoraggio per capire in quante altre librerie non ci siano i libri del Filo, oltre che alle Feltrinelli.
Scommetto che ci troveremo di fronte a tante belle sorprese.
Apprenderemo quindi, approfondiremo. A partire dalla tua preziosa lettera, tra l’altro ben scritta a differenza di quella del direttore editoriale Trattino Lastaria.
E veniamo a Panza, il tuo docente di tecniche di comunicazione e al caso del nostro “La casta dei giornali”, anche dopo una mia lettera al direttore del su ogiornale e alla sua risposta che riporto qui di seguito:
Gentile dottor Marcello Baraghini,
Il direttore mi ha girato la sua lettera di questa mattina.
Prendo atto, e mi dispiace, dell’interpretazione che Lei ha dato all’articolo. Nel suddetto non si dice affatto -¬ come avrà modo di appurare a una rilettura - che “avreste pubblicato La casta dei giornali con soldi dei cittadini”. Mai.
Si dice che Lopez ha “rielaborato e arricchito con nuovi dati” una inchiesta già sollevata dalla Gabanelli (e quindi si dà merito a Lopez). Si dice che nessun rilievo è da muoversi a Stampa Alternativa (”fin qui tutto normale”). E infine si dice che appare improprio che la Rai figuri come co-editore di un libro di denuncia al finanziamento pubblico dei giornali visto che la Rai beneficia, da sola, e per una quota pari al doppio, di finanziamento pubblico. Sia che essa ricavi lo 0%, il 2% o qualsiasi altra percentuale da questo libro; ciò è ininfluente al senso dell’articolo.
Mi faccia sapere se questa mia risposta Le è sufficiente.
Affermava Panza a chiusura della sua “recensione”:
“Ma la RAI, almeno, non faccia la morale agli altri, pubblicando con i soldi dei cittadini un libro contro il finanziamento agli altri editori”.
Falso. Mille volte falso. Il libro ce lo siamo pagati tutto noi che, inoltre, riconosciamo il 2% sulle copie vendute alla ERI-RAI per la collaborazione alla promozione.
Ci voleva poco a saperlo: una telefonata a me, a Lopez. o a Marchetti. Perchè non l’ha fatta?
Io ritengo perchè la tesi era precostituita e, forse, commissionata dal suo direttore e dalla sua proprietà
Marcello Baraghini
Comment from boris
Time: 19 Novembre, 2007, 7:41 pm
Ah boh, per Panza non rispondo, di sicuro tanto bene non si è comportato. Per quanto mi riguarda il filo non ce li mette i 2000 ti dà 500 copie, che non costano due mila, sai che ci mette il filo? la differenza che si intasca, non so se siete per processi o che ma hai visto la collana nuove voci quanti autori promette di promuovere? Ma nemmeno la mondadori anni 30-40 sarebbe riuscita in un’impresa del genere.
Boris Borgato
Comment from boris
Time: 19 Novembre, 2007, 7:45 pm
Anzi aspetta mo’ ti spiego, il giocherellone di panza si riferiva ai soldi del canone che sovvenzionano le imprese Rai-Eri, fagli presente che il libro è unicamente a tuo carico e così dovrà revisionare, almeno, spero…
Comment from ciro pellegrino
Time: 19 Novembre, 2007, 9:18 pm
Io ho letto il libro di Lopez. Sull’impianto generale dei contributi all’editoria non sono d’accordo (o meglio, non sono d’accordo con la caccia alle streghe avviata da “Report”). Ma questa è una mia opinione.
Comunque sia, ce ne fossero di libri come quello di Lopez “griffati” Eri! Il canone lo pagherei volentieri eccome, per sovvenzionare un lavoro editoriale così rigoroso.
Comment from boris
Time: 20 Novembre, 2007, 10:54 am
Io riguarderei la puntata con una nuova ottica, tipo editori che regalano copie invece di vendere fomentando le tirature e ricevendo così compensi che spetterebbero ad altri, poi lo stato è libero di sovvenzionare un settore importanti, dipende tutto dai criteri con cui lo fa.
Boris
Pingback from Ancora una volta su fili e caste : Fronte della comunicazione
Time: 21 Novembre, 2007, 4:53 pm
[…] Lo scenario è bello ricco e provoca goduria, almeno a me. Riassumo in poche battute. Una casa editrice a pagamento pubblica costosissimi annunci sulla prima pagina di Repubblica omettendo di dire agli scrittori emergenti a cui si rivolge che li pubblicher sì, ma a pagamento. Punzecchio Il Filo e il direttore editoriale, Giuseppe Trattino (il trattino è suo) Lastaria, minaccia querela. A questo punto mi scrive Boris e racconta una bella e istruttiva storia sul Filo, tale da cominciare a far luce dietro gli sgarruppati annunci su Repubblica. Punto. […]
Comment from Roberto
Time: 26 Novembre, 2007, 5:19 pm
Salve a tutti.
A proposito de Il Filo…
La scorsa estate ho notato sulla prima pagina del cds quel famoso boxino di un rosso accattivante che ha acceso il mio entusiasmo di aspirante scrittore. La data del 30/7 fissata come termine ultimo ha in effetti velocizzato la conclusione di un lavoro che avevo iniziato da un paio d’anni.
Conclusa la fatica e spedito il manoscritto per raccomandata, ansioso di una eventuale risposta positiva nonchè di una proposta editoriale, mi sono seduto ed ho atteso pazientemente.Ma con mio stupore, già nei primi giorni di agosto, su altri quotidiani ho notato lo stesso annuncio con il nuovo termine di una nuova selezione fissato per il 20 ottobre 2007. Mah!
Qualche giorno fa, tornando a casa la sera, ho trovato un bel plico nella cassetta della posta: mittente, la su indicata casa editrice.
La mia Opera ( così è stata definita ) era, a parer loro, prontaper essere inserita nelle Nuove Voci.
Cavolo, dico io. Ce l’ho fatta!!Proposta editoriale… sono uno degli eletti…scelto fra tanti…allora sono bravo…
Magari sì, scrivo bene, ma qualcosa non quadra. Giro pagina, e ti trovo un bel contrattino da 2100 euro con la garanzia di essere pubblicato entro 4 mesi dall’ultimo versamento sul loro c/c bancario tramite bonifico ( con tanto di coordinate in vista )…
Che delusione… 150 copie a 14 euro a volume…e devo acquistarle io… Per proposte editoriale, credevo qualcosa di diverso. Insomma, come qualcuno di voi ha giustamente scritto, forse nello specchietto rosso per gli aspiranti scrittori sarebbe stato meglio scrivere ” proposta editoriale a pagamento ”
Volevo solo riportare qui la mia esperienza di aspirante scrittore, ormai disilluso. Mi ero avvicinato a questo mondo in maniera forse troppo candida,ma dopo ciò che mi è accaduto, e leggendo anche le vostre esperienze, si è chiuso il cerchio.
un saluto a tutti e grazie dello spazio offertomi.
Roberto
Comment from Massimo Perinelli
Time: 5 Dicembre, 2007, 7:31 pm
Gentile signor Bianciardi,
Alla ricerca di ben altre informazioni sulle Case Editrici, per caso ho incontrato il suo blog, dove si parla di Case Editrici a pagamento. Ho letto l’articolo dedicato all’Azienda “Il Filo”. Avrei molto da dire sul tema, ma ho la brutta sensazione che annoierei a morte sia lei, sia gli amici che partecipano. Sono uno scrittore e scrivo dal 1992. Una prima opera pubblicata a pagamento, e tutta una serie d’esperienze che hanno contribuito a crearmi un’opinione non proprio benevola nei confronti delle Case Editrici. Credo che dovrò iniziare questo mio discorso dalla fine, poiché penso che il problema da lei sollevato sia senz’altro valido, ma finale rispetto a tutta una serie d’analisi sul mondo dell’Editoria. Per farla breve e solo allo scopo di introdurre il tema, se interessa, secondo me le Case Editrici a pagamento non sono che il sintomo di un malessere più grande. Sono la febbre di un corpo malato, o addirittura morente. La realtà è che il rapporto che lega l’Autore all’Editore non esiste più, ossia, le Case Editrici sono società segrete, cicli chiusi dove è impossibile per un Autore che è fuori da certi meccanismi essere tenuto in considerazione. Consideri che le segreterie editoriali non rispondono più neanche a e-mail o lettere classiche. Insomma, signor Bianciardi, è un po’ come i prestiti bancari: la banca non concede il prestito e si è costretti a rivolgersi agli strozzini. Personalmente, ho da dire, che nella stragrande maggioranza dei casi il contributo dell’autore è ben evidenziato, ed è quindi responsabilità dello scrittore esordiente accettare o meno il triste compromesso, ben sapendo naturalmente che ciò che si promette quasi mai viene mantenuto.
Tuttavia, mi lasci dire che questa nobile iniziativa è senz’alto sospetta, in quanto, certo in modo del tutto involontario, fa pesare ogni responsabilità sulla schiena di soggetti sociali del tutto marginali. Le vere responsabilità, come i veri problemi, sono molto più grandi e investono direttamente le Case Editrici, su temi come la Cultura, l’Educazione e la Comunità. Ma questo è un altro discorso e non la annoierò più di tanto; le basterà sapere che sono diversi anni che cerco contatti per il mio solitario, patetico confronto contro le Case Editrici, e non ho trovato uno straccio di compagno di lotta: posso senz’altro sbagliare, e sono pronto a ricredermi, ma c’è una gran paura ad affrontare il tema!
Comunque, la ringrazio per l’opportunità, e se me lo permette vorrei invitare a leggere il breve articoletto che ho pubblicato sul mio sito: www.ilgiardinodizarathustra.it - Home – Blog – Articoli Editoria – Io accuso (Le condizioni dell’editoria). Questo il percorso.
La ringrazio molto
Massimo Perinelli
Comment from Massimo Perinelli
Time: 6 Dicembre, 2007, 10:39 am
Ad integrazione di quanto già detto ieri, avrei voluto portare un contributo di dati oggettivi, riguardanti i miei rapporti con le Case Editrici a pagamento, non molte in verità, e anche con l’Azienda “Il Filo”, ma ahimè, credo d’aver gettato via tutti i documenti: il discorso non ha più per me nessun interesse. Tuttavia, vorrei dire che l’impressione essenziale che ho ricevuto da “Il Filo”, è di una Azienda piuttosto seria, che offre i suoi servizi in modo molto chiaro e professionale, senza note occulte o raggiri. Poi resta all’Autore accettare o meno quelle che sono delle semplici prestazioni d’opera, nessuno usa violenza a nessuno. Piuttosto, vorrei ancora sollecitare un intervento del signor Bianciardi a chiarimento del mio sospetto precedentemente espresso, se lo ritiene degno di considerazione, il sospetto che il suo non sia altro che un classico fuoco di sbarramento per occultare responsabilità dell’intera categoria degli Editori, ma a questo dubbio temo proprio che non riceverò risposta alcuna.
Vi ringrazio
MASSIMO PERINELLI
Comment from boris
Time: 11 Dicembre, 2007, 7:58 pm
Il mio problema con il lei e tutte altre cosette le lascerei perdere.
Caro M. Perinelli mi lasci dire…
Chiarezza è un termine scuro, soprattutto per l’uso che se ne fa. Così il modo chiaro di agire di alcune case mi sfugge, come mi sfuggono molte altre cose.
Sarebbe bello però mettere in CHIARO su molti annunci:
1 Le pubblicazioni sono a pagamento
2 Il numero di autori che vengono selezionati è cospicuo, indi il nostro rapporto di promozione è limitato e limitativo
3 Anche in tipografia, con molti meno soldi, potete arrivare alle medesime opportunità che noi, in quanto Casa Editrice, vi offriamo
4 La pubblicazione consiste in un numero di copie molto ridotto e che non troverà largo mercato
5 abbiamo il coltello dalla parte del manico etc..etc..etc..
6 Venite in pace e ve ne andrete alleggeriti di cospicue somme
Comment from mau
Time: 23 Aprile, 2008, 11:24 am
io pubblicai con il Filo. onestamente non ne potrei dire male. sapevo tutto. era una bella occasione e mi convinsi dopo che mi avevano rifiutato(suppongo perchè mandai loro scritti non corretti “con la testa”)
mi mandarono una proposta contrattuale chiara(cosa che non potrei dire di altre case a pagamento), ripeto - dopo un precedente rifiuto, spedendo tutto via mail(il che ha un notevole impatto positivo su costi e comodità),con una somma che contrattammo e che rivendendo rifeci in toto, con una parte di copie “loro” che ad oggi è ancora trovabile(mi dicono alcuni miei amici che basti mandar loro una mail per avere il libro senza problemi) o previa ordinazione in librerie medio piccole, con tre mesi di costante lavoro via mail e telefono in fase di correzione, con intervista radiofonica e presentazione a roma. onestamente, non mi sembra poco. e comunque è tutto quello che sul contratto risultava. certo - non sono in mano mondadori(d’altra parte sarebbe interessante sapere come arrivarci) però onestamente, nonostante oggi per vari motivi non ripeterei(come seconda volta intendo), non ne potrei dire peste e corna.
questo per onestà e come MIA esperienza…
Comment from cinzia
Time: 12 Maggio, 2008, 11:08 am
sto pubblicando con il filo ed è la mia seconda esperienza di pubblicazione a pagamento. la prima con una piccola casa editrice che però non ha curato molto la promozione del mio testo che comunque ho venduto. Sono consapevole dei lati negativi che costituiscono il redigere un contratto a pagamento ma credo sia ad oggi- a meno di non avere conoscenze o santi in paradiso- l’unico concreto modo di farsi conoscere. riconosco che il metodo di selezione delle opere sia a maglia larga, nel senso che vengono selezionati molti autori, molti dei qulai non redigono lavori competitivi. tuttavia credo che in mezzo al vasto mare di questi aspiranti scrittori quelli veramente valevoli possono giocarsi una possibilità , almeno la possibilità di essere conosciuti. la verità è che è quasi impossibile che le case editrici pubblichino senza contributo, così come va detto che gli autori della mondadori o feltrinelli hanno pubblicato o perchè famosi(oggi pubblica persino rino gattuso) o perchè hanno conoscenze nel settore, persone che leggono il loro lavoro e lo valutano. A me piacerebbe riuscire anche solo a far leggere a qualcuno di qualche casa editrice importante e “seria” il mio lavoro, purtroppo sono milioni quelli come me e le case ed. cestinano l’opera ancora imbustata. Che possibilità concrete trova allora il giovane aspirante scrittore, dico, quello con talento? si rivolge ad un compromesso, come ho fatto io. credo non ripeterò l’esperienza, anche se ho sentito molti autori soddisfatti di aver pubblicato con il filo,ma la prendo come un’opportunità, un investimento che magari non mi renderà nulla o magari sì.
Comment from ariosto
Time: 9 Luglio, 2008, 4:26 pm
Non bisogna farsi illusioni: per pubblicare, o si possiede un grande talento , ma saranno tre o quattro quelli che possono dire di averlo, oppure ci si deve trovare il compare e la comare per avere un po’ di attenzione. Terza soluzione , si pubblica a pagamento. Altra via non c’è. La pubblicazione a pagamento può comunque aiutare a farsi conoscere. Se poi uno il talento cel’ha viene fuori. Se non ce l’ha , ma ha i padrini giusti , riesce comunque a pubblicare anche con editori di prestigio. Ma di solito sono fumettoni illegibili, che però, qui sta il miracolo, qualche centinaio di copie riesce persino a venderle. E tutto sommato è solo questo che interessa all’editore. Il profitto.
Comment from Tpol
Time: 1 Ottobre, 2009, 2:24 pm
Ve ne posso dire altre due: Aletti Editore, a pagamento, dichiarato. La Riflessione di Davide Zedda, a pagamento, non dichiarato, lo scopri solo dopo aver mandato la bozza, quando ricevi una bella lettera di encomi, con in fondo, ultimo paragrafo, “richiediamo un pre-acquisto simbolico di appena 500 euro in copie”. Io non ho accettato, mi sono creata un sito Internet tutto mio.
Tpol Roma
Comment from Properzio
Time: 3 Dicembre, 2009, 8:58 pm
Io ho appena ricevuto il famoso plico con la bozza del contratto. Sinceramente, avendo ricevuto anche altre proposte, sto valutando la casa editrice più seria. Meglio una casa editrice locale che non ti chiede soldi ma ti distribuisce solo nella tua regione o un editore a pagamento che ti promette mare e monti?
Che si chieda un “piccolo” contributo in copie dell’opera è anche tollerabile ma € 2500 (x 180 copie) mi sembra davvero troppo.
Comment from Zefiro
Time: 24 Giugno, 2010, 8:50 pm
Dico la mia contestabilissima e parzialissima opinione.
Ho scritto una raccolta di poesie, sono molto interessato a pubblicarla perché non voglio fare altro nella vita che arte e senza arte non riesco nemmeno ad immaginare un futuro per la mia persona. Voglio scrivere, voglio esprimere, voglio lavorare sulle parole e fare in modo che le parole assumano un significato fra le mie pagine, donare riflessioni o emozioni a chi mi legge. Questo è una definizione infantile e vaga del mio concetto primordiale di scrittore.
Ho ricevuto varie proposte editoriali, non avevo ancora deciso di partecipare a vari concorsi con in cambio, come primo premio, una pubblicazione, perché ritenevo fosse inutile: avevo la mia raccolta, pronta, volevo sapere se sarebbero arrivate proposte editoriali così, senza inutili ricerche. E sono arrivate. Me ne sono arrivate sei. E tutte a pagamento.
Alcune con un tono dolce, confortevole, altre dirette.
Una mattina esco, vado a ritirare la posta sotto casa e mi ritrovo una busta lucida chiusa con adesivo personalizzato di Albatros. Apro la busta e subito leggo con ammirazione il contratto, il cuore mi palpitava come se non avesse aspettato altro finora e non mi avesse neanche calcolato, in questa segreta emozione organica. Un contratto bellissimo, che era già famoso di per sé: nei tempi in cui frequentavo il mio liceo a Messina sapevo di due bravissime studentesse, le prime in ogni campo, che avevano pubblicato i loro libri su Albatros, i miei genitori ne cantavano le lodi e non so per quanto tempo le ho invidiate ed odiate vedendole scendere le scale antincendio dopo l’intervallo. Ecco, ora anch’io ero un eletto, un selezionato. Mi offrivano una promozione perfetta, due pagine compilate interamente con i servizi che mi sarebbero toccati in caso di contratto: pubblicità televisiva, radiofonica, iscrizione a fiere internazionali del libro! E poi una pagina a tabella, che con schematica precisione ha distrutto prima il mio sogno e poi, fino al momento stesso in cui scrivo questo commento, ha continuato a corrodere ossessivamente la mia coscienza > (spero che scrivere in questo caso possa essere catartico).
2000€ e passa di contributi che avrei dovuto versare a loro. Tutte quelle pagine mi avevano insospettito. Potevo pagarli a rate, se volevo.
Fin qui credo che tutti i lettori di questo blog siano informati e non aggiungo niente di nuovo. Voglio solo offrirvi un piccolo spunto di ricerca: andate su ibs.it, la più grande libreria online esistente, e cercate la collana “Nuove Voci” di Albatros. Vi usciranno più di 40 pagine. Tutti autori talmente eccelsi da ottenere una pubblicazione e una diffusione così tempestiva e prolifica a livello nazionale? Io non voglio contesta la scelta di chi ha già scelto Albatros, ma voglio appellarmi a chi ancora non ha deciso e brancola come me nel buio: QUESTA non è ARTE. Questo non è quello che io volevo fare: esprimere e ottenere un riscontro di altre espressioni, reazioni, libertà. Questa è ECONOMIA PURA. È un mercato dove la selezione è minima, è un contratto che anche le vostre compagne del liceo, quelle che odiavate, se ai tempi in cui sognavate sui banchi non avevano pubblicato nulla, adesso stringono fra le mani. Anche loro pensano, ma pensano a come chiedere a paparino quella somma. La collana è fra le più lette in Italia, forse anche fra le più premiate, e perché? Perché tutti possono essere pubblicati! Perché ci sono tanti scrittori quanti lettori e non si trova nient’altro negli scaffali della Feltrinelli di Roma. Andare a Largo Argentina: solo edizioni Mursia, oltre alle opere capitali. E cosa distribuisce Mursia? Albatros il Filo. Scaffali sovrastati solo da quello, maestre di elementari e anonimi che hanno messo da parte 2000€.
Gli editori dicono che sono i distributori, i distributori dicono che sono gli editori: si tratta di stipendi, si tratta di esseri umani come noi che con i soldi ci vivono, solo che non hanno quella nausea antisistema o semplicemente si sono trovati a casa nella casa in cui si vive pagando e il diritto ad una vita poetica dignitosa è il diritto a un buon compenso da intascare. Non li accusiamo, non direttamente: ma non aderiamo al loro sistema. Manteniamo una differenza. Una differenza alla quale io non so se potrò far sempre parte, ipocritamente, come dirò fra poco, ma che ha bisogno di gente come quella che gestisce questo blog.
Volete sapere perché è > che venga comprato un autore esordiente? Perché il mondo non è educato più né a leggere né a scrivere, il mondo è educato a comprare. E cosa si compra? Al supermercato si compra la marca, al negozio di vestiti si compra la marca e ora anche in libreria si compra la casa editrice. Si compra l’autore che è famoso, l’autore che ha fatto il trafiletto in qualche testata, l’autore potente o l’autore acclamato. Io in media ogni anno leggo una cinquantina di raccolte di poesia. Le raccolte più belle e incisive, come forma e come contenuto, che mi sono capitate fra le mani quest’anno sono state “Sentieri diversi” di Anna Sacerdoti (Albus) e “La verità sul paradiso” di Angelillo.
Noi artisti, se vogliamo essere artisti al giorno d’oggi, nell’anno 2010, dobbiamo avere gli occhi adatti per capire cosa ci uccide, i motivi che stanno portando i musei a far pagare 30€ un biglietto di una mostra di pittura, i motivi che spingono i lungometraggi dei vari festival di Cannes o di Berlino a rimanere fuori dalle nostra sale cinematografiche, dobbiamo renderci conto che o scegliamo di creare un prodotto, come dei bravi artigiani, che abbiamo come scopo di vendere o scegliamo di scrivere quello che il nostro spirito ci dice, modellandolo con tutta la fatica che serve. Una volta che avete la vostra creazione fra le mani, rispettatela, datele onore: ci sono selezioni in Italia, premi, concorsi, c’è quel tot di libri che viene pubblicato ogni anno per meritocrazia. Se non vincete, dovete perfezionarvi. Dovete avere uno stile migliore, perché una giuria di persone serie e coscienziose in questo campo è quello che vi giudica. Oppure rimanere artisti senza vendere, perché un artista che scrive/dipinge/scolpisce per vendere ha già iniziato a vendere la sua anima a quello che nello stesso momento, da secoli, tenta di distruggere l’Arte stessa.
Ho ricevuto la stessa proposta a pagamento, ma con la metà dell’inchiostro e dell’importo richiestomi, da Zona. Cosa fare? Con tutto il mio cuore non vorrei accettare ma vorrei anche accettare. E voi mi direte “ma come, qui abbiamo un giovane sdegnato e scapigliato che neanche finisce di scrivere il suo commento e già si contraddice? Quale assurda ipocrisia!”. Voglio prima accettare tutto quello che posso accettare senza pagare, voglio prima fare di tutto per fare valere le mie poesie, come se fossero le mie figlie allevate con sani principi, con le rette vie che la distribuzione mi offre. Ci sono tre concorsi nazionali che permettono di pubblicare gratuitamente, vinti alla prima posizione. Ci voglio provare. Ma se non dovessi riuscirci? Bene, non vi prometto coerenza, sparuti lettori di questa insipida confessione. Sarò lì, con i miei anni fra le mani, le mie figlie attorno che piangono e piangono e non so se accetterò di mandarle a battere per poter avere a casa “creatività” la pagnotta o preferirò vederle uccise dal tempo e dal troppo, troppo sconforto. Ma Zona è più coerente. Zona mi manda un contratto scritto di persona dall’editore, zona mi propone di inserirmi nella collana “Zona Contemporanea” e in questo momento, mentre vi scrivo, nel sito di questa casa editrice di sono 11 opere. Quante ce ne sono su Ibs.it della collana “Nuove Voci” di “Il filo-Albatros”? Ce ne sono 3280 e passa.
Questa è una opinione, non è neanche stata formulata con il rigore di un giudizio. È scritta con fretta e passioni mitre, tritate, troppo a caldo. Sono come uva pesta in un tino, nutritevene con dovuto distacco e razionalità. Fatelo almeno voi, per favore, perché io sono un autore esordiente fino a poco fa ignaro della speculazione sulle ambizioni dei miei simili e decisamente angosciato: quanto è meglio un bel secco rifiuto di un’umida e grassa proposta a pagamento!
Comment from Pereppe
Time: 5 Luglio, 2010, 7:48 pm
Consiglio a Zefiro: sii meno logorroico: la logorrea non paga!
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