BOICOTTO RAMADAN
CHE BOICOTTA TORINO
Tariq Ramadan è un intellettuale islamico che solo per la definizione di cui si fregia, mi mette i brividi, perché mi fa subito pensare al più noto e invadente intellettuale di casa nostra, ossessivamente presente in televisione e sui giornali e al nulla del suo pensiero, così ben mostrato nel nostro millelire: “Il giovane Cacciari”, leggibile e scaricabile dal sito di Stampa Alternativa .
Dunque Ramadan qualche giorno fa dichiara, con mille grancasse mediatiche al seguito, che boicotterà, e invita tutti a fare altrettanto, la Fiera del Libro di Torino, poiché quest’anno il Paese Ospite sarà Israele.
Lui boicotta la Fiera e io, nel mio piccolo e senza grancasse, voglio dare un segnale per boicottare lui, l’intellettuale islamico: lo stand di Stampa Alternativa alla Fiera di Torino ospiterà Israele. Attenzione però, non lo stato di Israele, che pure io non amo, ritenendolo violento e militarista, ma gli scrittoti israeliani, i soli capaci, secondo me, con le loro opere, di mettere in crisi l’arroganza e la violenza dei loro generali e politici.
Pensate un po’ che la persona che mi dette questa idea fu il primo ambasciatore di “Al Fatah” in Italia. Io dopo aver collaborato alla redazione e alla diffusione di “Vietnam Informazioni”, il bollettino delle forze di liberazione vietnamite, fui chiamato a fondare ed a diffondere “Al Fatah”. Accettai, senza pensarci su e così frequentai assiduamente l’ambasciatore, che era anche poeta, scrittore e innamorato delle arti, della musica soprattutto. Solo l’arte e la letteratura, mi diceva, possono aver quel ruolo decisivo che armi, guerra e ragion di stato non riescono ad avere. Non ci fu molto tempo per approfondire, perché una mattina l’ambasciatore, mentre tornava a casa, dopo aver fatto un’umile spesa (due sfilatini e un litro di latte), fu assassinato dagli sbirri dei servizi segreti israeliani, nell’androne del suo palazzo.
Lo stesso messaggio, in tutt’altro modo, me lo hanno trasmesso due giovani amici, lui italiano e simpatizzante di sinistra e lei israeliana. Con un finanziamento della Comunità Europea hanno girato un video nelle zone di frontiera tra israeliani e palestinesi, arrivando a dimostrare come i popoli, specialmente i giovani, possano venire sottratti al regime terroristico dei loro stati, al rumore delle armi ed all’odio ottuso per il vicino, possano scoprire il dialogo ed il confronto, gettando alle ortiche le ideologie del terrore e della violenza.
Sempre a proposito della Fiera torinese mi spiace che a contrapporsi all’intellettuale islamico ed a quelli vicini alle sue posizioni, ci siano delle figure istituzionali e mediatiche che poco hanno a che fare con la cultura. Parlo dei due “capoccia” Picchioni e Ferrero, che aldilà di quanto hanno scritto (il secondo), sono colpevoli di aver ridotto la fiera ad un immondo suk, un contenitore dove si deve pagare per entrare e per trovare editori a pagamento (centinaia), venditori di magliette, borse, vini, santini e giochini. Mancano solo bruscolinari, tappetari e venditori di borse taroccate; ma magari quest’anno ci saranno anche loro, per arrotondare il gruzzolo degli organizzatori. E poi c’è quel Grande Stevens, capoccia della Compagnia San Paolo, che sa tanto di traffici, come quelli della Compagnia delle Opere di Comunione e Liberazione, con la differenza dietro al Grande Stevens c’è quel po’ po’ di banca ladrona e antipopolare, almeno nei confronti dei risparmiatori, che è la S.Paolo.
Però per boicottare Ramadan, mi turerò il naso.
Marcello Baraghini
Posted: Febbraio 6th, 2008 under Generico.
Comments: 24
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Comment from Franco Vite
Time: 7 Febbraio, 2008, 12:44 pm
(Questo articolo è apparso su il Manifesto, 19 gennaio 2008.)
di Stefano Sarfati Nahmad
Un articolo sul quotidiano israeliano Haaretz del 6 agosto 2007 spiega che dietro questo gran via vai di scrittori israeliani in giro per il mondo e dietro un certo numero di traduzioni di loro libri in diverse lingue, c’è una persona che si chiama Dan Orian capo del settore letteratura al DCSA (Division for Cultural and Scientific Affaire) una divisione del Ministero degli Esteri israeliano. Spiega la giornalista Shiri Lev-Ari: «Gli scrittori cercano di promuovere il loro lavoro all’estero e il Ministero degli Esteri vuole utilizzarli per mostrare la faccia più attraente e sana di Israele»; «Dan Orian - scrive la giornalista - vede la letteratura israeliana come una parte del lavoro di public relations». Dice Dan Orian: «Siamo percepiti come un paese aggressivo, che impone chiusure sui territori, ma improvvisamente appare una scrittrice che parla di relazioni familiari, con una scrittura molto “non politica”. Questo può cambiare l’intera percezione della società israeliana».
Questo per dire cosa c’è dietro le quinte del dibattito sulla Fiera Internazionale del Libro di Torino, sul cui sito ufficiale, si legge:«Sarà Israele il Paese ospite d’onore alla Fiera 2008. In occasione della
ricorrenza del 60° anniversario della sua fondazione, Israele ha scelto Torino come la vetrina più adatta per far conoscere e discutere la propria identità culturale». Israele ha scelto la vetrina più adatta… per le sue public relations.
Uno degli scrittori che pare sarà presente alla Fiera del Libro sarà Aron Appelfeld, deportato insieme al padre in un campo di concentramento in Ucraina quando aveva appena 8 anni, dopo aver sentito l’urlo di sua madre che veniva ammazzata. Miracolosamente sopravvissuto, nel 1946 immigra in Palestina. Di lingua madre tedesca (il suo diario al tempo del suo arrivo in Palestina è «un mosaico di parole in tedesco, yiddish, ebraico e ruteno»), Appelfeld decide di scrivere in ebraico, anche se il primo libro in questa lingua lo compra quando aveva già 25 anni. Nel suo capolavoro assoluto che è Storia di una vita (edizioni Giuntina) racconta tra le altre cose del recinto Keffer dove i tedeschi nel campo di concentramento di Kaltschund tenevano cani feroci e dove buttavano i bambini, inutili per il duro lavoro di fondere metalli e produrre armi. Una volta uno ne uscì, ma non parlava più, abbozzava un latrato.
Ditemi adesso, come posso io dire a questo signore, che ha scritto un libro che conservo come un tesoro, che è testimone vivente della Shoah, di non prestarsi al gioco delle public relations? Eppure dovrei, devo trovare le parole per mettere di seguito al suo nome, alla sua esperienza, quella dei palestinesi che hanno dovuto lasciare la terra dove abitavano per far posto a lui e alla nascente società israeliana. Ma non ne sono capace, preferisco allora riportare alcune parole di una donna Israeliana, Nurit Peled, pronunciate durante un discorso tenuto il 28 dicembre 2007 intitolato: La mamma ebrea sta scomparendo. «Voglio dedicare le mie parole ai bambini della Striscia di Gaza, che si stanno lentamente consumando per fame e malattia, e alle loro mamme che continuano a portare bambini in questo mondo, a nutrirli e a educarli in modo meraviglioso. Oggi, il tasso di alfabetizzazione nella Striscia di Gaza è al 92%, tra i più elevati al mondo, e questo nel più terribile campo di concentramento sulla terra, i cui abitanti vengono soffocati mentre il mondo civilizzato guarda in silenzio. Nello Stato di Israele, la mamma ebrea è in via di estinzione. La mamma ebrea di oggi è segregata in quartieri come Mea Shearim; lì le madri proteggono i figli dall’esercito, ma fuori da quei quartieri non si sente la voce della mamma ebrea tranne che in organizzazioni come le Donne in Nero che la società in generale condanna e diffama. Lo Stato di Israele condanna e diffama la voce della mamma ebrea che è la voce della compassione, della tolleranza e del dialogo. Lo Stato di Israele fa tutto quel che può per rendere quella voce muta per sempre. Pochi sono i genitori in Israele che ammettono a loro stessi che a uccidere bambini, distruggere case, sradicare ulivi, avvelenare i pozzi sono nessun altro che i loro bellissimi figli e figlie, i loro ragazzi che in questo posto sono stati educati, negli anni, alla scuola dell’odio e del razzismo. I ragazzi che hanno imparato per 18 anni a temere e disprezzare lo straniero, ad avere sempre paura dei vicini, dei gentili, ragazzi che sono stati cresciuti nella paura dell’Islam - una paura che li prepara a essere soldati brutali e discepoli di assassini di massa. E non solo questi ragazzi uccidono e torturano, lo fanno col supporto di mamma, con la piena approvazione di papà, incoraggiati da tutto il Paese, che davanti alla morte di un bambino, di un anziano, di un disabile non fa molto più che alzare un sopraciglio. Un Paese che manda in giro piloti d’aereo che non sentono nulla, se non una leggera scossa d’ala, quando sganciano bombe su intere famiglie e le schianta a morte».
Torno a usare le mie parole e mi chiedo: ha senso, oggi, parlare di Israele senza parlare di Palestina? La cecità politica di una classe dirigente accecata dalla brama dell’espansione territoriale, ha portato
oggi a una situazione sul terreno tale da rendere impossibile la soluzione dei due Stati a meno di enormi cambiamenti. Oggi Israele è già un paese che, potenza economica regionale, potenza militare mondiale, si estende dal Mediterraneo al Giordano, con al suo interno isole sigillate abitate da una popolazione «altra». Oggi Israele è uno Stato che pratica l’apartheid.
Possiamo anche divertirci a vedere «la faccia più attraente e sana di Israele» ma questo non cambia la realtà di quello che oggi Israele è. Non so cosa pensare del boicottaggio, penso solo che se fossi uno scrittore palestinese ci penserei due volte prima di accettare l’invito ad andare a Torino a rendere credibile il «prodotto Israele», nella celebrazione dei suoi sessant’anni.
Comment from Ettore Bianciardi
Time: 9 Febbraio, 2008, 12:03 pm
Bravo Marcello, completamente d’accordo con te.
Errore gravissimo boicottare gli scrittori israeliani, non confondiamoli con i loro politici e militari: potrebbero fare lo stesso loro con noi ed io mi sentirei offeso ad essere paragonato a Berlusconi ed al generale Speciale.
Dobbiamo invece aiutare gli intellettuali israeliani a criticare le scelte dei loro governanti e trascinarli in una discussione ed in un confronto con i loro vicini intellettuali palestinesi.La pace nel Medio Oriente potrà avvenire solo con il riconoscimento pieno e completo del diritto ad esistere dei due Stati, da ambedue le parti.
E poi attenzione a spostare la critica ed il boicottaggio da Israeliani ad Ebrei, errore ancora peggiore ed ancora maggiormente gravido di conseguenze negative, come il recente (ancorché goffo e idiota) tentativo di black list dei docenti in odore di ebreitudine degli atenei italiani.
Idiota perché se proprio vogliamo andare a fondo gli Ebrei nel mondo sono una sparuta minoranza e invece nel mondo della cultura e della scienza sono quasi la maggioranza; allora ciò significa che semmai la cultura ed il modo di pensare ebraico sono maggiormente efficaci della cultura e del modo di pensare cristiano e musulmano, con buona pace di Ratzinger, dei teodom e di tutti i boicottatori islamici. In questi ultimi due la religione appare piuttosto un freno al libero pensiero, per gli Ebrei no.
Mi sa che quest’anno vengo a Torino! Turandomi il naso, ovviamente
Comment from Franco Vite
Time: 14 Febbraio, 2008, 9:58 am
Vorrei che quando si parla di qualcosa ci si informasse, che altrimenti si rischia di dire sciocchezze e rischiare di essere accumunati al peggior Ferrara di turno.
1)
Nessuno, sottolineo NESSUNO vuole boicottare gli scrittori israeliani, visto che la Fiera del libro di Torino non ha invitato gli scrittori, ma lo STATO di Israele.
Il boicottaggio e contro lo stato (così come si fece contro il Sud Arfrica), non contro gli scrittori.
2)
Nessuno confonde “gli ebrei” (che sono tanti, variegati, la pensano in mille modi diversi e, soprattutto, vivono in tanti posti diversi) e lo Stato di Israele.
3)
Smettiamola, davvero, di confondere la critica ad uno Stato con l’antisemitismo.
Il coglione che ha messo su la black list contro i professori di religione ebraica è un noto fascista.
Stiamo esprimendo un livello di discussione veramente mediocre, con un’incapacità preoccupante di vedere la differenza tra diritto di critica, soprattutto verso uno Stato (buffa incapacità in chi si definisce libertario…), e l’antisemitismo.
Finisco allegandovi un articolo uscito ieri, 13 febbraio, su “il manifesto”:
Boicottaggio, una levata di scudi che suona male
Paola Canarutto (Ebrei contro l’occupazione)
Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just Peace, ho presentato all’Oms, a Ginevra, la nostra lettera contro l’assedio di Gaza. Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio dell’elettricità agli ospedali, sollecitandoli a trattare anche della mancanza di acqua potabile e dello sfascio delle fognature. Poiché sono medico, ho suggerito di denunciare anche la carenza di cibo e l’impossibilità di scaldare le case (mentre Israele minaccia di far mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce alla salute. L’alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni sono sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei comitati. Tornando a casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra per dire all’Oms che la fame è nociva!
Alla riunione con gli organizzatori della Fiera del Libro, il consigliere regionale Chieppa del Pdci, il Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino ed io avevamo chiesto di porre gli scritti palestinesi sullo stesso piano di quelli israeliani. La risposta è stata un No secco.
Al governo israeliano, la Fiera serve da autocelebrazione, per far dimenticare le atrocità compiute. Parteciparvi, anche con spirito «critico», vuol dire stare al gioco. Non basta far credere al mondo intero che Yehoshua (che vuole il muro), Oz e Grossman siano pacifisti: ad Israele, gli oppositori servono per dimostrare la propria «democraticità». Non si finisce in carcere perché si è di B’Tselem. Halper può manifestare per i palestinesi: lui, non lo arrestano. Chi è arrestato, torturato e ucciso senza processo, sono gli abitanti dei Territori Occupati, coloni esclusi: sono quelli della «razza» e della religione «sbagliata». Ma, poiché questi non hanno la cittadinanza, Israele si proclama «democratico». Lo è persino con i cittadini non ebrei. Sempre che non mettano in causa l’ebraicità dello stato: in tal caso, se sono importanti, rischiano di finire come Bishara, accusato - con una scusa - di tradimento, onde il suo partito, il Balad, finisse allo sbando (come puntualmente è avvenuto); o, se non lo sono, come i palestinesi cittadini israeliani, uccisi dalla polizia all’inizio dell’Intifada. Per queste uccisioni, Israele ha deciso che nessun poliziotto sarà processato.
Lo sterminio degli ebrei è un crimine incomparabilmente più grave della nakba. Ma Israele ne usa il ricordo, non per rifiutare alleanze con fascisti e simili (che dire dell’alleanza con il regime di Videla? del viaggio di Fini? dell’amicizia di Berlusconi, al governo con una Lega razzista?), ma per cacciare i palestinesi. A compiere lo sterminio furono tedeschi (e polacchi, italiani, etc.): non palestinesi. Responsabili della nakba, invece, furono coloro che vollero uno stato a maggioranza ebraica, e chi li sostenne (Stalin compreso). I palestinesi funsero da capro espiatorio, come dalle prescrizioni del Levitico: quello su cui scaricare i peccati, prima di mandarlo a morire nel deserto. Peccati, notare, non compiuti affatto dal capro (Lv 16, 10.21s.).
La levata di scudi contro il boicottaggio della Fiera suona male: si prese una posizione analoga nel 2006, quando Israele, con gli Usa e l’Unione Europea (anche l’Italia, cioè) boicottarono i palestinesi, per il voto a Hamas? Allora, nei Territori Occupati, chiusero scuole ed ospedali: i dipendenti non erano pagati. Durante la prima Intifada, Israele aveva chiuso - per anni – scuole e università palestinesi. Il rettore dell’università di Al-Quds, Nusseibeh, è in ottimi rapporti con Israele: ha firmato un’iniziativa di pace con Ayalon, ex capo dei servizi segreti. Ciononostante, dentro l’università c’è il muro; per entrare e uscire, gli studenti devono passare un posto di blocco. Stante il muro e i checkpoint, occorrono ore per raggiungere, da Betlemme, l’università di Al-Quds; e sono pochi chilometri. Questi, va da sé, non rientrano fra i boicottaggi culturali: il mondo – diversamente da Parlato – non considera i palestinesi i nuovi ebrei. I dirigenti della Fiera hanno tenuto a dirci che questa è fortemente sostenuta dalle autorità istituzionali del Piemonte, sindaco di Torino incluso.
Un paio di anni fa, il Comune di Torino aveva fatto sì che diverse organizzazioni scrivessero un testo per insegnanti («Israele/Palestina. Palestina/Israele». Sussidio Informativo, edito dalla Città di Torino e dal Coordinamento di Comuni per la Pace). Del libretto, dichiaratamente per la non violenza, avevo preparato il capitolo sui movimenti pacifisti israeliani. Quando lo presentammo, nel settembre 2006, il presidente della comunità ebraica insorse. Ad un incontro successivo, invece, non sono stata invitata. Mi dicono che è andato dal sindaco l’ambasciatore israeliano, per spiegargli l’«inopportunità» del testo, perché «non equidistante». Risultato: il librino è sparito. Nemmeno chi ha scritto il libro sa se il Comune l’ha mandato al macero, o se ne ha sepolto le copie in un ripostiglio, scelto fra quelli più abitato dai topi.
Per molti, non si può chiedere ad un evento letterario, come la Fiera, di essere «equilibrata». Ma se un testo non piace all’ambasciatore israeliano, basta l’accusa di mancato equilibrio perché il Comune si faccia piccolo piccolo, chieda scusa, e nasconda il libro.
È chiaro che in questo caso non si parla di «censura», di «inutilità» di un boicottaggio antidemocratico. Non s’ha da boicottare Israele: chi lo fa rischia di essere definito «antisemita», magari «nazista». Far scomparire un testo, e (più grave) impedire ai palestinesi di andare a scuola, non è boicottaggio culturale. È normale «democrazia» israeliana (esportata, almeno in un caso, anche qui da noi). E, per Parlato, gli ebrei israeliani sono diversi dai sudafricani bianchi. È vero. Sono peggiori: in Sudafrica lo scopo era di sfruttare i neri, non di espellerli.
Comment from boris borgato
Time: 14 Febbraio, 2008, 1:15 pm
Basta, le divisioni religiose sono poco più vecchie del mondoe non servono a una madonna!
In India decine di etnie e religioni convivono tra loro e sono circa un miliardo su uno stato dall’estensione territoriale non vastissima, ma è così difficile per tutti gli altri popoli cercare quella via?
-questa era la terra originaria dei miei padri
-questa è la mia terra da più di 1.000 anni
-il tuo dio è un barbuto innominabile
-il tuo ti costringe ad alzarti alle sei di mattina e cercare l’est
Sono tutte cazzate che ci raccontiamo, dio blu, rosso, giallo, originario, unico: pare una rock star.
Se c’è dio di sicuro non ci vuole divisi, a lanciarci bome e farci prediche inutili.
Israele (britanna-americana costruita tra due guerre, già a partire dalla prima) o Palestina (originaria) ?
Chiamatelo stato innominabile e cercate di conviverci insieme, mi pare l’unica via.
Boris Borgato
Comment from boris borgato
Time: 15 Febbraio, 2008, 1:53 am
ciao Ettore, lì fuori comincia ad esser troppo dura e qui facciam la fine del pettirosso nel sottomarino…
Comment from Franco Vite
Time: 15 Febbraio, 2008, 11:29 am
Boris, mi dici in quale punto dei miei post ho parlato di “religione”.
Io delle religioni me ne fotto, sono ateo.
Io parolo e ho parlato di Stati, di istituzioni statuali, e di come una di queste istituzioni venga celebrata nonostante 60 anni di persecuzioni nei confronti di parte degli abitanti del proprio territorio, nonostante quel territorio sia diventato loro solo dopo aver espulso milioni (MILIONI) dei precedenti abitanti e nonostante le decine di risoluzioni dell’ONU contro queste atrocità (solo per fare un esempio).
Me ne fotto, lo ripeto, della religione che professano gli uomini che compiono quelle atrocità.
E’ buffo: io parlo di un argomento e voi rispondete su di un altro.
Ma leggete i post cui rispondete prima di rispondere?
Comment from Ettore Bianciardi
Time: 15 Febbraio, 2008, 4:01 pm
Caro Franco, tu ti arrabbi, ma non ti sforzi a capire quell oche dicono gli altri. Allora: lo Stato di Isaraele è uno stato con molti problemi e con ancora maggiori colpe verso il popolo palestinese. Siamo tutti d’accordo con te.
Ma se è per questo io ritengo che gli Stati Uniti d’America abbiano colpe enormemente maggiori di quelle di Israele, anzi che siano loro tra l’altro i veri responsabili, lucidi e determinati, della crisi mediorientale, che infatti stranamente si riaccende quando le altre guerre volute dagli USA danno segno di indebolimento.
Quindi se Ferrero avesse invitato gli USA il boicottaggio sarebbe dovuto essere il doppio almeno di quello che si sta progettando contro la presenza di Israele a Torino.
Però sono molto interessato agli scrittori americani, anzi vorrei parlare con loro e vedere quanto gradiscono Bush, perchè non lo hanno cacciato via, quanto si aspettano dal nuovo presidente, magari litigare con loro e mandarli a quel paese se per caso accennano a discorsi strani; per tutto questo li cerco e vogli osentirli parlare.
La stessa cosa vale per gli scrittori israeliani: vorrei sentire come la pensano su Israele, su i coloni a Gaza, sul muro, sulla riduzione di acqua e gas nei territori, quale sia la loro idea sulla fine della guerra in Palestina, se pensano di andare a vanti così tutta la vita, se credono che questo sia un modo di viverla la loro vita. Sono certo di trovare gente che la pensa come me, ma se mi capiterà di trovare dei coglioni, ti giuro che glielo dirò in faccia, senza paura, anzi sarà una bella occasione.
Tu dici che è stato invitato lo Stato di Israele e non gli scrittori israeliani: che cosa vuoi dire, che arriverà Olmert? Allora sarò con te a fischiarlo e a far casino, io quando viene Berlusconi a Bologna sono tra quelli, non molti, che gli gridano buffone, anche se qualche signora l’ultima volta mi ha gridato”Ma non si vergogna lei alla sua età?”. No non mi vergogno, io, anzi son ofiero di me stesso, in quelle occasioni lì.
No io credo che non verrà Olmert, ma che arriveranno scrittori israeliani e sono quelli che Baraghini ha detto di voler ospitare, non gli statisti. Poi le scelte di Ferrero e soci sono senz’altro opinabili, e allora sarebbe meglio non andarci proprio a Torino.
Oppure andarci e contestare che ci siano gli editori a pagamento in una fiera dell’editoria, loro che con l’editoria non hanno niente a che vedere, ma questo non scandalizza nessuno, purtroppo.
E se organizzassimo un po’ di contestazione a Torino agli editori a pagamento? Se appicicassimo un bollino nero ai loro stand, un po’ nel senso: se li conosci li eviti?
Che ne dite?
Comment from stefano
Time: 16 Febbraio, 2008, 12:04 am
io dico che Ettore e soprattutto Marcello questa volta hanno davvero pisciato fuori dal vaso….invece di rigirar frittate Marcello dovrebbe ammettere che va a Torino per vendere libri, punto. Ma siccome anche lui ha come me una certa età, tende sempre a parlarsi addosso e strafare, e allora per provocare pur turandosi il naso non solo va ma ospita gli scrittori israeliani che, poveretti sarebbero discriminati ed hanno bisogno di pubblicità…..che pena! Come quando Fassino dichiara che chi è per il boicottaggio del salone di Torino è contro l’esistenza di Israele! Ettore, in amicizia, come si dice qui in Maremma sai dove lo devi mettere il bollino?…..Ma i post di Franco Vite li avete letti si o no? Ma voi siete mai stati in Israele e nei territori Palestinesi? Mi risulta che Luciano ci andò e ne scrisse, e come al solito, già 40 anni fa aveva capito……Senza rancore ma con molta tristezza,,,,
Comment from Ettore Bianciardi
Time: 16 Febbraio, 2008, 7:29 pm
Caro Stefano
Senza rancore e anch’io con molta tristezza:
1) Ho letto i commenti (non i post) di Franco Vite.
2) Io sono stato in Israele, con un mio carissimo amico musulmano, e tu?
4) In effetti Marcello sa girare le frittate, a casa sua, di patate e di cipolle, sono anche molto buone, te lo garantisco io che le ho assaggiate. Per quanto riguarda la vendita dei libri, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, (la casa editrice che va a Torino), è una cooperativa, di cui Marcello fa parte, che con la vendita dei libri riesce ad assicurare uno stipendio (magro) ai suoi dieci dipendenti, tra i quali quello (magrissimo) di Marcello, non chiede soldi agli autori, stampa solo i libri che, secondo Marcello, il direttore editoriale sono degni di essere pubblicati, a prescindere da chi li ha scritti e senza tener conto del probabile o meno successo di vendita.
4)Intuisco dove dovrei mettere , secondo te, il bollino nero, ma posso chiedertene la ragione?
Ma perchè, anche tu, offendi chi non la pensa come te, e non gli spieghi invece, dove sbaglia, sempre secondo te?
Ettore
Comment from boris borgato
Time: 16 Febbraio, 2008, 9:44 pm
Boris, mi dici in quale punto dei miei post ho parlato di “religione”.
Io delle religioni me ne fotto, sono ateo.
purtroppo per te Franco scrivi qui, ma non parli al mondo intero. Anche se tu non citi religioni il conflitto in medio oriente è causato anche da queste e la religione è usata per annebbiare gli uni e gli altri, indi anche se non parli esplicitamente di religione, io non mi sentirei di escluderla tra le cause del conflitto, che ne dici?
E poi dio buono non si può patteggiare per i morti di uno o i morti dell’altro, lì stanno in merda, non è che c’è tanto da scegliere e tutti noi altri che esportiamo democrazia e panzanate varie, dovremmo adoperraci perché lì sia possibile una convivenza tra i due stati, le altre soluzuioni sono una minchiata, sia palestinese, sia israeliana.
Detto questo se la fiera del libro invita scrittori di uno stato a favore della pena di morte, cosa facciamo?
Se mi invitassero in sudan a parlare delle libertà dell’informazione allora io non potrei andare perché sono italiano e qui abbiamo Berlusconi che si è preso tutto?
Ma io, nella mia persona, che cazzo ci devo fare?
Comment from Franco Vite
Time: 19 Febbraio, 2008, 9:37 am
Caro Ettore,
io non mi arrabbio, mi stupisco e mi intristisco.
Io ho solo sottolineato, con articoli israeliani o di persone di religione ebraica, che alla Fiera del libro di Torino di quest’anno, per la _prima_ volta, non è stata posta sotto i riflettori una Cultura (con la Maiuscola, come merita quella complicatissima e sfaccetatissima categoria), ma uno Stato. Anzi, è stato posta come protagonista della manifestazione la celebrazione della fondazione di uno stato, che ha comportato, tra le tante cose, 60 anni di esilio forzato per più di 2 milioni di persone .
La differenza tra le due cose (parlare di una Cultura e celebrare la fondazione di uno Stato) è sostanziale, e mi stupisco veramente che non si riesca a cogliere la differenza.
Nessuno, mai, in nessun luogo dell’organizzazione di questo boicottaggio ha parlato di censura, tanto che sono stati organizzati decine di dibattiti con intellettuali israeliani e palestinesi.
Il boicottaggio, dai tempi di Ghandi, è uno degli strumenti principi della lotta nonviolenta (i vari Bertinotti se lo sono dimenticati in fretta, visto che fino a pochissimo tempo ci facevano i libri e i congrassi. Ma si sa, le elezioni…), ed ebbe fortuna e successo, oltre che nell’India di allora, anche contro il regime fascista Sud Arfricano negli anni ‘80. Ma anche in tante altre e più piccole occasioni della quotidianità di questi anni, vedi il boicottaggio alla Coca Cola, tanto per dirne uno.
Nel 1992 io ero tra quelli che contestarono e boicottarono il “Columbus Day”, la celebrazione dei 500 anni di “scoperta” dell’America, perché si diceva, penso a ragione, che 1) non era stato scoperto nulla, visto che l’America c’era anche da prima e ben popolata 2) non fu “scoperta” ma conquistata e occupata, con milioni di morti, genocidi di ogni genere e mill’altre atrocita.
Con questo a nessuno passò per il capo di dire che “gli americani” erano tutti dei criminali (anche se fummo accusati di questo), perché già allora eravamo ben capaci, noi, di distinguere tra Stato e popolo. Perché già i greci insegnarono che i sillogismi sono delle truffe.
Caro Ettore, e caro Marcello,
io non voglio convinvere nessuno, ma solo ragionare.
Ma facciamolo sulla base dei dati di fatto e su quello che ognuno di noi dice, e non su facili giochini retorici e dialettici che portano non al confronto ma allo scontro.
Con affetto.
Comment from stefano
Time: 20 Febbraio, 2008, 12:01 pm
Ettore (e Marcello), maremma cane,non voglio nè offendere nè convincere nessuno, che tanto te e Marcello siete duri almeno quanto me, e Marcello lo conosco da 37 anni, e non ho problemi a credere a quel che dici, visto che lui è magro come un chiodo…..lo so che sei in buona fede, ma mi ha dato noia il sistema di Marcello di strombazzare una sua scelta dando addosso al malcapitato di turno, e ancora più noia mi ha dato l’epiteto musulmano….che se il tipo in questione è un cretino (non lo conosco) è un cretino non c’è bisogno di altri aggettivi, ma in ogni caso non bastano le sbagliate argomentazioni di un supposto cretino a inficiare una buona causa….resto della mia e per il resto concordo pienamente con i commenti di Franco Vite che non conosco ma saluto a questo punto ….sì, Ettore, sono stato in Israele e Palestina, ho amici da ambo le parti, sono per la pace e il boicottaggio dello stato di Israele, o almeno una corretta informazione al salone del libro di Torino….tutto qui, un abbraccio a tutti
Comment from Anna
Time: 21 Febbraio, 2008, 4:49 pm
Per Stefano.
A prescindere dai contenuti, sui quali non voglio esprimermi in questo momento e in questo blog (dove mi pare più volte notare una certa monotona ripetitività di argomenti, piuttosto che argomentazioni), mi permetto di far notare una forma espositiva abbastanza incerta, impacciata e mal controllata, insieme alla punteggiatura difettosa; non m’importa più di tanto, però dà un certo fastidio una scrittura di tal genere. E poi non è per niente efficace, come pretenderebbe di essere. Saluti.
Comment from boris borgato
Time: 21 Febbraio, 2008, 9:08 pm
Mentre ci scorniamo un po’ su tutto, da buon temponi come siamo, lì fuori c’è un mondo un po’ strano che procede senza di noi, chissà…
Per aggiornamenti:
Comment from stefano
Time: 22 Febbraio, 2008, 2:13 pm
Anna: scusami, ma che c’entra? Per carità, maestrina, hai ragione da vendere, ma provaci te a scrivere mentre stai lavorando al bancone di un bar, organizzando una mostra fotografica, e tutta una serie di altre cose che ometto perchè ininfluenti….scusa eh, cercavo solo di esprimere un punto di vista, ma a quanto pare è più importante una punteggiartura di un MURO in Palestina…” …sarà che nella testa abbiamo un maledetto muro…”
Comment from Anna
Time: 22 Febbraio, 2008, 6:42 pm
Prego?…. ma nessuna punteggiatura è per me più importante di qualsiasi muro, nè di Palestina nè quello, che è stato, di Berlino nè quelli con cui venivano ghettizzati gli ebrei dai nazisti ( tutti i muri, metaforici e non, mi angosciano). Nella mia testa non c’è nessun muro, sia maledetto, sia benedetto. Comunque che c’entra stare dietro un bancone di bar, allestire una mostra di foto e scrivere in forma trascurata? Non vedo il nesso… forse perché sono una maestrina: in realtà qualcosina di più. Ti saluto, caro Stefano e buona mostra fotografica!
Comment from stefano
Time: 22 Febbraio, 2008, 7:14 pm
In un mondo dove tutti parlano di etica e nessuno o quasi, la pratica sul serio, quanto mi garberebbe ci fosse una scuola di diseducazione ! In culo all’educazione e all’educatori! In culo alle regole del galateo e dei cicisbei benpensanti! In culo a chi dice no, questo non è bene e questo è male! Questo non si fa perchè è peccato!
E si alzano muri….arinculo a doppio e scritto a stampatello per questi signori capocci del mondo……
Luciana Bellini ” Bellini queste lettere ! Lettere di Luciana Bellini agli amici ” Ed. Stampa Alternativa- i libri del Fondo
Comment from Anna
Time: 24 Febbraio, 2008, 3:05 pm
… E tu, in questo mondo dove tutti parlano di etica (un po’ meno di tutti, direi), la pratichi? Come, dove, quale? Se ci fosse una scuola di diseducazione, come tu auspichi, i sostenitori convinti degli “in culo a…!” ne sarebbero gli “emeriti” professori. E chi ti dice che chi pensa al contrario dei “cicisbei benpensanti” non lo diventi pure lui?… a forza di pronunciare parole, queste perdono il loro significato di rottura e rientrano nella norma così come i comportamenti, snaturandosi. Trovami tu uno che sia veramente rivoluzionario nelle idee e nell’agire, in questa nostra società occidentale, individualista e opportunistica. Trovamelo. Non sarà che chi definisce altri “cicisbei benpensanti” lo sia proprio lui?. Temo di sì.
Comment from stefano
Time: 27 Febbraio, 2008, 12:05 pm
Temo di no, ma visto che ti garba, l’ultima parola ti lascerò.
Temo di essermi stufato, in specie a confondermi con chi non ha mai dato.
Passo, chiudo, e me ne vo, che mi gusta più la realtà di ’sto blog!
Comment from Anna
Time: 27 Febbraio, 2008, 4:37 pm
Temo proprio di sì, Stefano. Non ti preoccupare, io ho già dato, ho già dato alla realtà, altrimenti starei zitta. Comunque, sono convinta anch’io che sia più più importante la realtà che qualsiasi blog. Saluti.
Comment from roberto
Time: 11 Marzo, 2008, 12:31 am
Ramadan è un abietto, ma almeno non è ipocrita.
Scusate i toni, ma non ne posso più di gente che dice: amo gli americani, ma non l’america. Amo gli israeliani ma non israele.
Amate israele e gli israeliani (il che non significa accettare supinamente le cose sbagliate che, come tutti gli esseri umani, commettono), altrimenti andate a far compagnia a Ramadan.
Ci sedemmo dalla parte del torto, perchè tutti gli altri posti erano occupati.
Comment from roberto
Time: 11 Marzo, 2008, 12:32 am
Caro Boris, citi l’India… ma hai idea delle tensioni razziali e religiose che ci sono? Si, cerchiamo sempre la convivenza, ma l’India non è certo un modello…
Comment from Gian Andrea Rolla
Time: 14 Febbraio, 2009, 9:02 pm
Una domanda semplice da emigrante in Africa e internauta incapace : la fiera del libro di Torino dell’anno scorso era in onore dello Stato di Israele per via dell’anniversario, ma allora perché una fiera di libri s’occupa d’anniversari nazionali ? oppure, in coincidenza oggettiva, non soggettiva, non partigiana, col loro Paese natio che festeggiava i 60 anni, la fiera era in onore degli scrittori israeliani, a volte, mica sempre, non letti troppo, un po’ perché ebrei figli d’usurai e un po’ perché col passaporto d’un Paese d’ammazzamori (spesso e volentieri d’ammazzamoribambini) anche se con la Patria dissidenti ? chi mi risponde, lo ringrazio. Perché se era una fiera in onore di Israele, é coerente con l’Italia dove i governi annullano le sentenze dei giudici per far piacere ai preti e quindi una fiera del libro si puo’ anche occupare di anniversari politici cosi’ come una fiera dell’auto di gastronomia regionale, siamo un Paese tanto creativo quanto confuso. Pero’ m’incoraggia a continuare a starmene al’estero. Se invece l’onore lo si faceva a scrittori giudii, come dicono a Roma, senza esagerare sull’ostracismo, non ci vedo male, gli scrittori sono dei cretini, diceva Bukowski, qualcuno é bene che se ne occupi. In particolare i cretini discriminati meritano più attenzione, quando poi il discrimine viene da pregiudizi e razzismi, ancor di più. I nordamericani li abbiamo già salvati nonostante i Reagan e i Bush. Mo’ tocca agli israeliani. Con i bianciardini burkinabé, volevamo dire anche la speranza che presto tocchi agli africani. E all’incontrario, che un giorno si spieghi che essere scandinavi non vuol dire che si é automaticamente intelligenti e profondi, ci sono autori di lassu’ che neanche le foche se li dovrebbero leggere, ma a loro succede il contrario. Sarà che sono biondi e hanno gli occhi azzurri e per quelli di Casa Pound non serve altro. Come per gli editori non alternativi. Si crea una moda indolore (a chi fan del male i lamenti suicidi dei nordici ?) e poi s’ingrassa sui consumatori-lettori rimbecilliti. Bravo Marcello, stavolta son con te.
Pingback from La triste fine di un grande editore | caparossa
Time: 2 Agosto, 2010, 2:13 pm
[…] Poi Marcello, probabilmente per farsi pubblicità, decise di pubblicare sul blog di Ettore Bianciardi, figlio di Luciano e suo complice nell’idea e nella progettazione dei bianciardini, un post in cui non solo spiegava, ma pure rivendicava la sua partecipazione alla fiera del libro di Torino dedicata alla nascita dello Stato di Israele. […]
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