EDITORI A PAGAMENTO
MI VIENE UN DUBBIO
Mi sta venendo un sospetto, un sospetto inquietante, almeno per me. Io e Marcello ci siamo battuti e continuiamo a batterci contro gli editori a pagamento, soprattutto contro quegli editori a pagamento che fanno finta di essere editori normali, cioè non a pagamento, editori che rischiano i loro soldi, pochi o tanti che siano, scommettendo su nuovi scrittori e nuovi libri. Questo perché amiamo la letteratura e crediamo nell’editoria, che cerchiamo anche di fare, bene o male giudicherete voi, ma non facendo pagare gli autori. Far pagare per pubblicare non sarà un certo reato, ma è quantomeno scorretto: perché si fa credere agli autori di aver trovato un editore vero ed invece hanno trovato solo uno stampatore, per di più costoso.
Ora appunto il dubbio: ma siete sicuri di non essere proprio voi a creare e mantenere in vita, anzi far ingrassare gli editori a pagamento? Voi aspiranti scrittori, intendo, consentitemi questo brutto appellativo, ma mi sembra molto strano che siate tutti così ingenui da non capire di non esser di fronte a qualcuno che ha apprezzato il vostro libro al punto di volerci scommettere sopra, ma che invece siete al cospetto di qualcun oche ha trovato in voi l’oggetto del proprio profitto, un profitto semplice e sicuro. Non sarà invece che tutto sommato vi basta questa magrissima consolazione: vedere il vostro libro finalmente trasformato in inchiostro nero su pagine di carta bianca. Non è che vi accontentate di questo feticcio da mostrare ad amici e parenti e fargli credere appunto che qualcuno vi apprezza?
Certo sarebbe molto triste, per me dover constatare che è così, ma vi lascio pensare quanto dovrebbe essere triste per voi.
Molti segnali me lo fanno pensare, per esempio: vi propongo la dichiarazione di un editore che rifiuta, almeno a parole, di pubblicare a pagamento e quali sono le reazioni? Neanche uno che prova a scoprire se è vera o no quella dichiarazione. Una pioggia di critiche, invece e perfino insolenze: ma chi si crede di essere questo qui? Qualcuno dice: calma, non facciamo di ogni erba un fascio, ci sono editori a pagamento buoni e editori a pagamento cattivi. Ah sì? E come si distinguono tra di loro? In base alle tariffe praticate, o alle dilazioni di pagamento concesse?
E già che ci siamo toglietemi anche un’altra curiosità: ma davvero è così importante per voi vedere pubblicato il vostro libro? Capisco che l’orgoglio e forse la vanità spingono a considerare la pubblicazione come il raggiungimento della fama e forse dell’immortalità, ma che gusto c’è ad ottenere una immortalità falsa e per di più a pagamento?
Fatemi sapere.
Ettore Bianciardi
Posted: Ottobre 21st, 2008 under Generico.
Comments: 22
Comments
Comment from Luca Martini
Time: 21 Ottobre, 2008, 5:15 pm
Un attacco forte il tuo, Ettore, che condivido appieno. Ho sempre pensato che le palestre esistano perchè esistono gli specchi. Allo stesso modo credo che esistano gli editori a pagamento perchè esiste una vanità che va oltre la decenza. Sì, penso che noi scrittori che aspiriamo adll’eternità ci meritiamo questa editoria a pagamento (mi ci metto dentro pure io, anche se, a dire il vero, ho avuto la fortuna, non il merito, di incontrare persone oneste che non mi hanno domandato mai nulla in cambio). A volte è più facile comprare un apprezzamento che subire un rifiuto, per eviitare porte in faccia e delusioni. E sono anche convinto che dietro molte accuse ci sia anche qualcuno che poi, stringi stringi, potrebbe anche caderci in quel tranello.
Mi vengono in mente le parole di Bukowski:
“Se lo fai solo per soldi o per /fama, /non farlo.
se lo fai perché vuoi /delle donne nel letto, /non farlo.
se devi startene lì a / scrivere e riscrivere, /non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo, / non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro, / lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un / ruggito, /allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito, / fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie / o alla tua ragazza o al tuo ragazzo /o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno, / non sei pronto.
non essere come tanti scrittori, / non essere come tutte quelle migliaia di /persone che si definiscono scrittori, / non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento.
le biblioteche del mondo hanno / sbadigliato /fino ad addormentarsi / per tipi come te.”
Chiudo con un’altra citazione (mi scuserete) del mio maestro putativo Raymond Carver:
“In primo luogo gli direi che gli scrittori devono scrivere. Non possono limitarsi a parlare di scrittura. Devono essere pronti a scrivere come se fosse una questione di vita o di morte, ed essere capaci e disposti a seguire quella strada fino in fondo. Avevo un insegnante di scrittura che mi diceva: “Sei pronto a fare la fame per dieci anni, a fare lavori da quattro soldi, ad accettare ogni sorta di rifiuto, bocciatura e sconfitta? Se dopo dieci anni stai ancora scrivendo allora forse diventerai uno scrittore”. Io non arriverei a dirgli così, ma gli direi che devono scrivere ed essere onesti. Scrivete di cose che contano, di ciò che è importante, se siete fortunati qualcuno vi leggerà“. E, aggiungo io, vi pubblicherà. Non vi chiederà dei soldi, magari non sarà Einaudi o Mondadori, ma crederà nel vostro valore e pubblicherà il vostro libro.
Insomma, se non sentite dentro qualcosa di grande e bollente, lasciate perdere, perchè pagando intasereste librerie e biblioteche di libri virtuali che vanno a togliere spazio a chi ci crede davvero.
La vanità, in poche parole, costa troppo.
Comment from Ivan
Time: 21 Ottobre, 2008, 9:57 pm
il post di quell’editore era chiaramente una trovata per farsi pubblicità… nel tentativo di passare per altra cosa. se avesse detto chiaro e tondo che voleva farsi pubblicità
1 - non lo avresti pubblicato quelmessaggio
2 - almeno si evitava la stizza naturale quando qualcuno vuole prenderci in giro
ecco il perché della reazione. certo non c’è dubbio che come la prostituzione è alimentata da chi frequenta le femmes publiques, così l’editora a pagamento riceve sostegno e prospera grazie a varie categorie di homines scribentes, (e forse tra prostituzione ed editoria a pagamento non c’è nemmeno poi tutta questa differenza) parecchi dei quali sono animati da un cieco desiderio di vendetta nei confronti dei bravi autori («ti hanno pubblicato - a te si e a me no? ah! ora ti frego, pubblico millemilia schifezze a pagamento e col numero supero la qualità tua che non potrò mai eguagliare») altri sono semplicemente degli sprovveduti che hanno letto pochi libri e brutti, oppure non libri (vedi quelli di un cabarettista del drive-in che ora o crede o gli fanno credere di essere un autore letterario) e li imitano pedissequamente ed in quello che hanno di peggio
Comment from enrico mattioli
Time: 22 Ottobre, 2008, 10:11 am
caro ettore, concordo.
gli editori che non chiedono contributi sono la minoranza. però direi di non barattare un vero rifiuto con una pubblicazione fallata. nulla è paragonabile alle risposte veemente (a volte anche iraconde di marcello). ma nascono dal suo amore per la scrittura.
spesso la risposta è molto semplice. ognuno è artefice del proprio percorso. che cosa volete essere? volete fama successo e soldi?
oppure - come scrive luca martini - vi accontentereste di scrivere di ciò che conta?
concludo anche io con una citazione di carver, e un messaggio a luca: hai toccato le mie viscere, cavolo! bukowski e carver insieme, basta così luca, per favore…
“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore o la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado.
Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita”.
Raymond Carver
Comment from boris borgato
Time: 23 Ottobre, 2008, 4:28 pm
Ettore, ti deve essere davero sfuggito un punto.
Se arrivasse un editore SERIO a condannare l’editoria a pagamento ne saremmo tutti molto contenti, del tipo Feltrinelli rifiuta 3 metri sopra il cielo di Moccia perchè pubblicato in precedenza dalle edizioni il Ventaglio (a pagamento); non sono sicuro del nome ma credo sia proprio “ventaglio”.
Qui invece c’è il Signorissimo Marco Valerio che è in sostanza “nessuno”, che dice a dei “nessuno” AUTORI che hanno pubblicato a pagamento, per dei “nessuno” EDITORI che pubblicano a pagamento , che non potranno ri-pubblicare per la sua “nessuno” casa editrice nota a nessuno come Marco Valerio edizioni.
In tutto sto popò do roba arriva pure la “nessuno” Giulia 83 che si propone come consulente editoriale.
Bene, dall’alto del mio essere “nessuno” mi permetto di dirti che dialogando a questi livelli non nasce “niente”, sono tutte appendici del sistema editoriale, APPENDICI.
(ps. hai visto che bravo, sono anche riuscito a non mettere parolacce così “nessuno” si offende)
Comment from Francesco
Time: 24 Ottobre, 2008, 12:03 am
“Scrivi bene”.
Sono un blogger e spesso mi sento ripetere da chi legge il mio blog le stesse parole in merito alle mie qualità letterarie.
Qualcuno mi dice: “sei quello che scrive bene”, qualcun altro promette di linkarmi perché scrivo bene, nei commenti si sprecano applausi, espressioni di meraviglia, complimenti.
Il colmo l’ha raggiunto un mio acerrimo nemico che si è sentito in dovere di inviarmi un messaggio privato perché: “però una cosa te la devo dire…scrivi davvero assai bene”, lasciando intendere che sì, al di là di tutte le cazzate che scrivo però le scrivo bene.
Io alla fine tutti questi complimenti non li gradisco molto, mi sembrano quasi offensivi sia nei riguardi di quelli che davvero scrivono e basta - gli scrittori, intendo - sia nei miei perché comunque mi sembrano apprezzamenti solo formali, preferisco piuttosto chi mi dice: “avvincente! toccante!” oppure si mostra colpito dai personaggi, dalle tematiche o si identifica, piange, ride, si eccita e al diavolo la forma!
Questa è peraltro una modalità che si ritrova spesso in molti blog, i commenti della serie “è sempre un piacere leggerti!” oppure “io non riuscirei mai a scrivere come fai tu” e via dicendo.
Alcuni poi si fanno le critiche a vicenda: “il finale mi sembrava un po’ debole” “nella parte centrale non si capisce nulla ma l’inizio è fortissimo”, “quel personaggio è interessante ma poi lo lasci cadere”.
Oppure ricopiano intere frasi nei commenti e poi aggiungono “questa immagine è bellissima”, il più delle volte riferendosi a metafore, che io, sinceramente, proporrei definitivamente di bandire dai blog che ormai mi viene la nausea a leggerne più di una per post (ve ne sono alcuni, di post, composti esclusivamente di quello, metafore appunto…).
Ciò che penso, alla fine, è che quello che faccio io, e anche tutti gli altri blogger, non sia “scrivere” ma bensì “bloggare”.
Mi conforta in questa sensazione il parere di uno che ha letto alcuni miei testi non sul blog ma su un manoscritto inviatogli.
Sentite qui: “i tuoi pezzi sono ancora, paradossalmente, troppo simili tra loro, accomunati da caratteri comuni ancora troppo evidenti: innanzitutto il linguaggio che usi, un dettato un po’ troppo trascurato (fra l’altro ti scappano un bel po’ di errori, vuoi di ortografia, vuoi di consecutio temporum, pronomi non concordati con l’antecedente corretto - facci caso e da’ una bella revisione), troppo simile a se’ stesso, con ripetizioni, con spiegazioni inutili…”
Oh! questo sì che è un parlar chiaro.
Io penso che molti blogger dovrebbero provare a mandare i loro testi a qualche editore.
Ma non quelli a pagamento che imperversano sugli annunci che si trovano per esempio nella home di Splinder, ad un editore vero, intendo.
Si renderebbero conto forse che una cosa è scrivere e un’altra, come ho detto prima, è bloggare.
Il blog alla fine è questo, uno spazio ridotto delle dimensioni dello schermo, un diario interiore o di vita vissuta, uno strumento anche per dar voce a chi non ce l’ha, oltre che un grande gioco sociale.
In questo senso io credo che le modalità , relazionali e tecniche, influenzino assai lo stile, il linguaggio e gli argomenti proposti.
Lo so, molti scrivono su blocchi, quaderni e moleskine, quindi in qualche modo creano i loro testi fuori dal computer e poi li ricopiano.
Da questo punto di vista la loro attività può essere assimilata a quella di uno scrittore, sia pur a livello amatoriale (anche se la distinzione tra professionista e dilettante in ambito letterario è più sfumata che in altri campi artistici).
Tuttavia io ho avuto la fortuna di conoscere un paio di scrittori veri, gente che ha pubblicato libri quando ancora i blog non esistevano e continua a pubblicarli, e una cosa posso dirla.
Si tratta di persone che, al di là del loro successo o riconoscimento pubblico, hanno una cultura straordinaria, hanno letto e magari tradotto centinaia di libri, parlano e scrivono in almeno un’altra lingua oltre la propria e sono totalmente calati nell’arte dello scrivere e del linguaggio in senso ampio.
Inoltre hanno qualcosa da raccontare, hanno fatto esperienze e conosciuto gli esseri umani più diversi, hanno potuto viaggiare e conoscere ma non da turisti, molte volte sono radicati in una fortissima cultura di appartenenza e non disdegnano di avere delle idee e di credere in qualcosa, siano essi pensieri o sentimenti politici, religiosi o estetici.
E questo a prescindere dal loro linguaggio espressivo o dalla loro appartenenza stilistica.
Io, che non ho nessuna di queste caratteristiche e se ne ho qualcuna di certo non a quei livelli, mi accontento semplicemente di “bloggare” e non penso per nulla di “scrivere”, né bene né male.
Dunque la prossima volta ditemi: “blogghi bene”.
Oppure prendete un bel libro, che so, di Marguerite Yourcenar o Joseph Roth o Cervantes o Elsa Morante o Melville o quello che volete - insomma ci siamo capiti - e andate a rileggerlo o a leggerlo per la prima volta.
E poi riparliamo di baricco e de carlo, di pulsatilla e melissa, di mazzantini, faletti, cannibali e di tutti gli altri blogger persi nel loro nichilismo e nel vuoto di un’italia nevrotica, individualista, narcisista, benestante e consumista in cui alla fine non c’è più nulla da raccontare.
Comment from giulias83
Time: 24 Ottobre, 2008, 2:48 pm
Uffa, Boris, se ti piace definirti un nessuno fai pure, ma parla per te.
Io non mi sono “proposta”, ho solo fatto delle considerazioni sul commento letto, come lettrice e blogger.
Detto questo, è bello vedere come dall’alto dei tuoi santi principi prima parli di rivoluzioni e cambiamenti e poi consideri “nessuno” un piccolo editore e “qualcuno” un Feltrinelli. Bel rivoluzionario, complimenti.
Riguardo le parole di Ettore, ho già espresso la mia opinione negativa sulla trovata di Marco Valerio: secondo un editore dovrebbe valutare i testi che gli stano bene punto e basta, poi se l’autore li ha pubblicati a pagamento, se si compra Baricco e butta le carte per terra sono fatti suoi…
La vostra battaglia contro gli editori a pagamento merita rispetto e considerazione, e infatti più di una volta ne ho parlato sul mio blog positivamente. Ma se uno non la pensa esattamente come voi non è per forza uno scrittore vanesio o un finanziatore della parte avversa (poi capisco che il post “è una provocazione”, va benissimo).
Comment from nessuna
Time: 24 Ottobre, 2008, 5:44 pm
Tanto per incominciare vorrei rispondere a Boris.Insomma..la vera nessuna sono io.Che non mi si confonda in mezzo al gruppo.Del resto l’appellativo è figlio della assoluta consapevolezza di avere meno competenza di tutti e un filo di umilta’ e trasparenza.Sai condivido cio’ che scrivi soprattutto riguardo la Marco Valerio .Non sono dalla parte del sig.Bianciardi quando addirittura parla di insolenze nei riguardi(suppongo)di suddetta casa editrice,appunto sconosciuta e “presuntuosa”,a mio parere.Poi sulla serieta’ degli editori..sai che ne sai piu’ di me?ecco in merito alla preparazione di consulenti editoriali come giulia..e gli altri non mi esprimo.Perchè non li conosco e mi guardo bene dal poter esprimere un giudizio a tal proposito.Per questo leggo e “ascolto”.Sto cercando di farmi un’idea e ,dentro ,avverto anche io quella sensazione amara per cui alcuni dibattiti non portino,come dici tu ,a nulla.Si mi paiono sterili.Ma non sempre .Ecco avverto di frequente ,una sorta di autocelebrazione di qualcuno..come questo sig.Francesco che cerca critiche piu’dettagliate e mi appare(per carita’ sara ‘ bravo ,non lo so)inopportuno in un contesto argomentativo come questo.Non mi piacciono i modo e i tempi..e poi percepisco una profonda incoerenza nel predicare e agire.O sbaglio?io ho scelto di non pubblicare a pagamento.E probabilmente non pubblichero’ mai.Non so se questo equivalga a sentirmi come talune citazioni di enrico mattioli o qualcun’altro.Devo sentirmi una ciofeca oppure una combattente idealista? nel dubbio continuo ad “ascoltare”.P.s.no non scrivo piu’…:-)
Comment from Anna
Time: 25 Ottobre, 2008, 8:18 am
Mi pare che certi giudizi di Francesco siano giusti: un conto è scrivere un comment su blog, un conto è scrivere e saper scrivere. Purtroppo vedo tanti errori ortografici in questi commenti, l’ultimo è “qualcun’altro”- non ci va l’apostrofo, cara sig.ra “nessuna”, perchè è masch.!!! Concordo , invece,
sul fatto che pure Francesco si ascolti e tenda a narcisismo, come boris. Francesco distingue scrittura vera da scrittura su blog, ma poi ci fa sapere che molti gli hanno detto che ” è sempre un piacere leggerti”, quindi… Per boris, infine, mi azzardo a dire che non riesco assolutamente a capire quanto vuol dire: quindi esistono anche dei blogger che non hanno abbastanza competenze linguistico-espressive… oppure sono proprio io, testona, a non capire spesso le parole di boris. ( Forse boris riesce a scrivere bene solo quando utilizza “parolacce”? Mi azzardo a dire ciò, dopo aver letto quanto ha scritto entro parentesi… e non capisco neppure perchè si sia scusato).
Comunque resto convinta che, per la maggior parte dei casi, chi ha velleità di scrittore non possieda poi altrettante competenze e abilità di scrittura. A tale proposito cito le parole, abbastanza forti e significative, del Sig. Ettore, che io non conosco personalmente, ma dimostra sempre una certa competenza e ironia nello scrivere. Sa bene usare “la penna”, mi pare, e comunica chiaramente i concetti: “Ora… appunto il dubbio: ma siete sicuri di non essere proprio voi a creare e mantenere in vita, anzi far ingrassare gli editori a pagamento? Voi aspiranti scrittori, intendo, consentitemi questo brutto appellativo, ma mi sembra molto strano che siate tutti così ingenui da non capire di non esser di fronte a qualcuno che ha apprezzato il vostro libro al punto di volerci scommettere sopra, ma che invece siete al cospetto di qualcuno che ha trovato in voi l’oggetto del proprio profitto, un profitto semplice e sicuro. Non sarà invece che tutto sommato vi basta questa magrissima consolazione: vedere il vostro libro finalmente trasformato in inchiostro nero su pagine di carta bianca. Non è che vi accontentate di questo feticcio da mostrare ad amici e parenti e fargli credere appunto che qualcuno vi apprezza?
Certo sarebbe molto triste, per me…” .
Saluti. Anna
Comment from nessuna
Time: 26 Ottobre, 2008, 7:33 am
chiedo scusa..per l’errore.Non mi si giudichi e mi si perdoni.Giuro che ho coscienza della grammatica.Non si abbatta su errori di disattenzione ..non si lasci travolgere dalla logorrea che ha odore di retorica e poca concretezza.e poi lei è ripetitiva…forse si è persa molte cose precedenti.cmq scusa ancora.Si rassicuri cmq del fatto che non scrivo piu’ e non ho mai pagato.Che figura ..poteva capitarle a lei…menomale che ..nn faccio la consulente editoriale..puah..
Comment from Gian Andrea Rolla
Time: 26 Ottobre, 2008, 2:50 pm
Cari Ettore e Marcello, dubbio giusto, sono ben quelli come me i colpevoli, scrittori eternamente esordienti, aspiranti o falliti, anzi non scrittori (anche se uno scrittore di bianciardini burkinabé, Jean Flavien Maré definisce gli scrittori quelli che scrivono e gli scrittori bravi quelli che scrivono molto, mentre noi/voi siamo/siete per definire scrittori quelli che scrivono bene, ma lasciamo perdere, é un duello impari, siete/siamo ancora al “bello scrivere”, mamma mia che vergogna, che ignoranza, che ritardo). Quelli come me sono colpevoli d’essere vanitosi, di fingere d’essere pubblicati perché pronti a pagare, di non cogliere l’eroismo degli editori che rischiano denaro loro. Siamo colpevoli anche di fare tristezza. Vediamo pero’ le colpe degli altri : gli editori a pagamento, soprattutto quelli come Kimerik, Excogita tanto per fare due esempi, che non dicono che sono a pagamento sono i più colpevoli, perché ingannano, fregano soldi. Gli editori alla Berlusconi sono meno peggio perché rischiano soldi, anche se spesso non loro, spesso dei contribuenti (il capitalismo dovrebbe essere anche rischio d ‘impresa oltre che profitto, ahimé) ma hanno soprattutto la colpa di pubblicare immondizia che, pur essendo sporca, lava i cervelli e asservisce al consumo. Infine gli editori alternativi, come Baraghini ( come Valerio ? ), l’ho già scritto, sono i migliori, hanno solo la colpa di essere umani, cioé imperfetti, pubblicano l’Arte della g/noia o l’astuto Baraldi che scrive che le matte non si devono impasticcare ma trombare, da quanto leggo nel suo psicofarmaci agli psichiatri. Insomma la loro colpa é di sbagliare, ognitanto, quando decidono chi é bravo e chi no. Per evitare sbagli, avevo proposto la nazionalizzazione dell’editoria e la pubblicazione di tutti quelli che scrivono, ispirato dalla definizione di Maré. Intanto, in attesa che sorga il sole dell’avvenire, cioé la nazionalizzazione dell’editoria, sarei perché quelli come me si rivolgessero solo agli alternativi, editori e agenti. Se no la nostra colpa é grave, se ci rivolgiamo a quelli a pagamento o ai capitalisti. Scrivo “quelli come me”, perché “me” di soldi non ne sfilo per farmi leggere, anzi condiziono ormai a lauti anticipi e a chiare campagne marketing l’onore che concedo a chi mi vuol pubblicare. Ma non sono migliore di “quelli come me”, solo più tirchio, più povero e più incazzoso. La vanità é un peccato grave solo per i preti, almeno lo speravo fino al vostro dubbio, evidentemente é un peccato anche per voi. Evidentemente vorreste che uno scrittore sia anche un eroe. Purtroppo per voi, uno scrittore é uno che scrive degli eroi, anche quando scrive di sé, non é un eroe, se no non sarebbe uno scrittore. Bianciardi é Bianciardi e Garibaldi é Garibaldi. La vanità é una bel vizio, serve per fare la corte, per godersela, e come tutti i vizi é pericolosa, se non ci si modera, ma non ve ne preoccupate cosi’ tanto. La vanità si cura mentre gli editori a pagamento e i capitalisti sono incurabili. C’é una punta di moralismo e di superomismo in quel vostro dubbio, non ve ne siete accorti ? occhio a non diventare rivoluzionari professionisti. E non fate i delicati con Valerio. Merita la stessa pietà che prova lui per l’ansiosa vanità degli scrittori “aspiranti”, categoria nella quale m’onoro di schierarmi e che difendo quindi da chi la disprezza e la ridicolizza come Valerio e purtroppo, da ora, anche da chi ci vede complici e deboli, come voi dubitabondi alternativi. Ma rassicuratevi, per quanto mi riguarda, imito Eduardo : “Non ti pago !”.
Comment from Anna
Time: 26 Ottobre, 2008, 2:58 pm
Niente “che figura!” cara sig,ra nessuna nè scuse. Non capisco il nesso fra essere ripetitiva ed essermi persa molte cose precedenti… Conosco questo blog e i contenuti che passano da un po’ più di tempo di lei. E poi, la prego, non usi quel “cmq.”, io mi presento con un nome, non con “nessuna”come lei.
Stia tranquilla. Non mi faccio travolgere dalla logorrea e neppure odoro di retorica. Anzi!
Comment from marcovalerio
Time: 27 Ottobre, 2008, 11:45 am
QUESTO COMMENTO É STATO CANCELLATO IN DATA 29 OTTOBRE 2008 DIETRO PRESSANTE RICHIESTA DEGLI AUTORI, CHE DICONO ”VISTE LE SCOMPOSTE REAZIONI CHE HANNO SUSCITATO. FRANCAMENTE NON SIAMO ABITUATI A SIMILI TONI E A SIMILI CALUNNIE DA PARTE DEGLI UTENTI”.
Faccio ciò nel rispetto della volontà degli autori, ma con mio grave rincrescimento. Il non aver saputo dirigere una discussione e contenerla nell’ambito di una corretta dialettica tra opinioni differenti è una sconfitta della quale mi assumo la responsabilità, per quello che mi riguarda. Invito tutti gli altri corresponsabili a fare a ltrettanto, almeno nella propria coscienza.
Ettore Bianciardi
Comment from boris borgato
Time: 27 Ottobre, 2008, 2:58 pm
Cara Anna, espongo brevemente un paio di concetti e poi ti saluto per migrare verso nuovi lidi.
Se mi reputi incapace di scrivere posso accettare o meno il tuo parere, nel post precedente tentavo semplicemente di comunicare a Ettore la poca utilità della scelta di non pubblicare editori a pagamento se effettuata dalla Marco Valerio edizioni, poichè inconsistente sul mercato. Quindi non capisco Ettore stesso che cosa si aspetti o si aspettasse da ciò; inoltre trovo sbagliato raggruppare il rifiuto delle modalità di selezione effettuate dalla Marco Valerio col dire “allora voi autori pubblicate a pagamento o preferite quello a una bocciatura”, che cosa ci azzecca?????
Qui si parla della Marco Valerio non se sia corretto o meno publicare a pagamento.
Per quanto riguarda
“Concordo , invece, sul fatto che pure Francesco si ascolti e tenda a narcisismo, come boris.”
Mi trovi un po’ in disaccordo sia sull’enunciazione in sé, sia sul contenuto. Io non giudico mai voi come persone, giudico semmai il vostro lavoro, come nel caso di Giulia, o di molti editori: qui tu Anna vieni a farmi le pulci e correggere l’uso degli apostrofi di altri autori, tutto per dire cosa poi??
Personalmente con oggi chiuda la mia parentesi col Riaprire, ha dato molto è ha fatto una campagna molto positiva sulla lotta all’editoria a pagamento, ora però si è rivelato una camera stagna di polemiche un po’ distanti dalla realtà e, purtroppo, bisogna imparare a saper incidere sul reale oltre che a lamentarsi dell’attuale situazione; poiché l’eterna indignazione si risolve in una maschera vecchia e stanca destinata a cadere.
Comment from nessuna
Time: 28 Ottobre, 2008, 1:15 pm
Concordo in toto con boris .Per evitare i giochetti verbali e accusatori personali ,mi limito a sottolineare che se fossimo qui per confrontarci sul nome (ma “nessuna” celava la mia autoironia e probabile incompetenza ,munita di ottima curiosita’tra chi lavora ,conosce un po’ il mondo editoriale o semplicemente ne ha una opinione ben motivata)o su una velocissima ,poco poetica(cavolo! una italiana non poeta esiste!non scrivo che nell’anno 2008 e non su una tesi sulla storia del linguaggio)parola “cmq”.Non si urti addirittura sull’apparenza .Ascolti cio’ che cerco di esprimere.Non mi sembra cosi’ vago ,insulso.Cio’ che scrivo ,è sempre figlio del rispetto e della buona educazione.Non c’è mai accanimento personale,anzi.Spesso il disaccordo è piu’ interessante e costruttivo.Ma ho la sensazione che arrivi il momento in cui anche un dibattito ,come questo corra il rischio di esaurirsi se gli interventi sono quelli di persone come lei che ,pur non intenzionalmente,si soffermino senza garbo su analisi superficiali….”CMQ”!
Comment from Anna
Time: 28 Ottobre, 2008, 2:08 pm
Per Boris: 1. Migra pure verso nuovi lidi, senza problema
2. I non dico nè so dire nulla, solo quello che ho detto, compresa correzione di apostrofi.
3. Non ho mai fatto le pulci a nessuno e neppure a te. Le pulci potrebbero infettare.
4. Tu come incidi sul reale? Ci hai provato? Ci sei riuscito? Hai ottenuto buoni o soddisfacenti risultati? Come? Sai incidere
con le parole? Oppure con i fatti?
Comment from boris borgato
Time: 28 Ottobre, 2008, 5:15 pm
Ma Marco Valerio io son nessuno peggio di te, indi è logico che:
Unico dubbio che esterniamo è: perché il signor Boris Borgato ci ha subito proposto in via privata, quando scrivemmo in questo blog il nostro precedente commento, la sua tesi di laurea per la pubblicazione?
Da chi vuoi che vada da Rizzoli??????????
Perchè non citiamo invece la risposta che seguì alla mia richiesta e cioè: pubblicare un’opera come la sua tesi richiede una pubblicazione con ADOZIONE, ché per gli IPOVEDENTI vuol dire:
- se lei fosse un docente universitario con 600 iscritti al corso allora la pubblicheremmo perchè ci sono acquirenti obbligati!!!
Dov’è la netta differenza tra voi e il filo??
Lì pagano gli autori, qui voi fate pagare gli studenti!!! Se fossi un docente universitario sarei molto più onesto e sbatterei tutto in una dispensa piuttosto che ingrassare gente come voi.
Cordialmente, proseguite su questa linea o voi o le barzellette, peccato ci siano in Italia dei Feltrinelli, i medesimi schifati anche da Giulia S83, che pubblicano qualcosina come “autoritratto di un reporter”, libro cialtrissimo, poco rivoluzionario, scritto da un deficiente e contenete barzellette….ma fatemi il piacere.
Comment from Anna
Time: 2 Novembre, 2008, 7:22 pm
Per la sig.ra “nessuna”, che ha scritto qualche giorno fa: “Ma ho la sensazione che arrivi il momento in cui anche un dibattito come questo corra il rischio di esaurirsi, se gli interventi sono quelli di persone come lei che ,pur non intenzionalmente, si soffermino senza garbo su analisi superficiali….”CMQ”!”.
Lei ha avuto, infatti, la giusta sensazione! Quella che lei ha definito la mia mancanza di garbo è stata sufficiente a metter fine al dibattito? Beh, penso che allora i contenuti e lo scopo dei commenti non fossero poi il massimo. Peccato, perchè il significato delle parole contenute nel post di Ettore era piuttosto interessante e altrettanto chiaro. Comunque continuate pure a scrivere; io non interferirò più nei vostri dibattiti. Anna
Comment from nessuna
Time: 4 Novembre, 2008, 2:56 pm
Prima critichiamo e etichettiamo martiri gli altri,poi cara Anna assumiamo il ruolo di vittime e sfortunate “interferenze”.Non era questo il senso che offrivo delle mie spiegazioni.Assumi l’atteggiamento rabbioso e sempre molto adolescenziale.Positivo se va fondo nei concetti, meno se resta appigliato ad un post e davvero molto poco all’esternazione(si Anna preferibilmente sempre garbata)dei propri pareri (preferibilmente motivati e ben sostenuti).Personalmente ho sempre tentato di dire e motivare la mia.Mi spiace che ultimamente abbia perso del tempo per replicare ad una intelligente e attenta(dove vuole lei) “interlocutrice”,che ogni volta blatera ,senza comunicare nulla di interessante.E basta .Scusa se intervengo quando ritengo solo di avere qualcosa da dire .Non siamo tutti uguali.
Comment from Anna
Time: 4 Novembre, 2008, 9:49 pm
E meno male che non siamo tutti uguali! C’è chi continua a blaterare nè a dire nulla d’interessante, c’è chi ha “qualcosa da dire”= tutto e niente! Comunque non sono nè mi ritengo vittima nè sfortunata interferenza. O forse sono così chiusa di mente da non intendere quanto vuoi dire? Mah!
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Time: 8 Novembre, 2008, 2:29 pm
[…] Auguri a Luciano Biancardi, che ancora ci crede. Noi siamo decisamente stanchi. Se volete lanciarvi in una crociata contro il reprobo, vi riportiamo il suo intervento. I commenti potete leggerli direttamente su Riaprireilfuoco. […]
Comment from Enrico
Time: 15 Novembre, 2008, 11:46 am
In qualche commento ho letto un riferimento sarcastico nei confronti di Giorgio Faletti che non condivido.
Forse un poco di rispetto è dovuto non tanto all’autore, che si può discuterne le qualità, ma ai lettori che hanno continuato a comprare i titoli successivi, evidente segno che qualcosa è arrivato dalla lettura dell’ ex comico del Drive In.
Comment from Ayame
Time: 29 Dicembre, 2008, 8:36 pm
Un applauso.
Non posso che essere concorde, pienamente.
Da un po’ di tempo, dopo essermi lanciata assieme al Writer’s Dream in una lotta contro gli editori a pagamento - che prosegue, instancabile - mi sono lanciata in una nuova battaglia: quella ai tizi che pubblicano pagando solo per bramosia di veder apparire il proprio nome su di una copertina, magari dopo essersi visti arrivare numerosi rifiuti, o anche per semplice impazienza.
A questi tizi la fregatura sta bene, sta benissimo. Se la sono cercata, quindi che stiano zitti.
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