DIALOGO AL BAR TRA
SCRITTORE E EDITORE
di Frank Spada
– Mi chiede il senso della storia? Beh, prende avvio a metà strada e da lì fa un salto indietro nei segreti del protagonista. Si chiama Marlowe. Il nome? Forse qualcosa non ha funzionato nei programmi di suo padre – uno sceneggiatore della RKO a Hollywood, scrittore di gialli, un forte bevitore che aveva tentato per ben due volte il suicidio. La prima, depresso perchè i suoi racconti erano venduti solo nelle stazioni di servizio di La Jolla, la seconda, proprio in occasione della nascita di Marlowe. Perché, appena lo sbirciò da dietro una vetrata, sguardo vacuo di Martini e olive di traverso agli occhi, pensò non fosse figlio suo e imputò la paternità del fagottino al suo segretario, un uomo senza personalità che passava le serate davanti alla TV a lisciare il pelo di una gatta nera tenendo compagnia alla genitrice: una donna di origini irlandesi, gambe lunghe e puritana. Per lo scrittore fu un colpo. Da qui il secondo tentativo. Lasciò la clinica e andò in velocità al bar di un suo amico per cercare conforto tra le parole di una dozzina di Bacardi shakerati rosa e poi…
– Banalità da giornaletto glamour, insomma! – esclama un giovane editore, rivolto all’autore, un esordiente in là con gli anni, terminando il suo frappé.– Mi lasci dire, la prego, perché ora arriva il fatto. Passato agli scozzesi lisci, lui finì per ruzzolare a terra dal sedile incentrato su un perno senza fine, fu aiutato a rialzarsi e lui andò nella toilette e là, disteso tra un vortice nero e un lavabo, la Polizia lo trovò con un graffio sulla tempia e una pistola in mano che cantava “The lady is a tramp”.– Senta un po’, amico mio, perchè non scrive qualcosa… un romanzo erotico, o un trattatello poetico e sensuale su un senso dimenticato, per esempio. I lettori vogliono roba forte, sangue, delitti, perversioni, oppure testi che li indirizzino a sognare immagini sensuali a portata di mano. Lasci perdere l’esotismo americano, datato poi!
– Guardi che il titolo è ‘Marlowe ti amo’! Due sequel già pronti, mica scherzetti, sa - risponde l’autore.
– Caspita che tardi! – guardando l’ora al polso – Mi scusi, ma io vado. – conclude l’altro allontanandosi.
Lui vorrebbe corrergli dietro per strozzarlo, ma il fumo di una vita lo incatena fermo in piedi. Chiama il cameriere, paga tre frappé e s’incammina stringendosi nelle spalle, come per proteggersi dall’ira, e riflettendo sul fatto che ha bevuto solo un sorso d’acqua, da uno dei tre bicchieri che hanno accompagnato i frappé rimasti muti sul tavolo ad interrogarsi sull’andamento dell’incontro, scuote la testa.
Pochi passi e sfiora un altro bar. L’attimo di un desiderio che sembrava essersi assopito e entra. Un chinotto, prego – Poi beve con calma lisciandosi il palato e dice senza voce:– “Che diamine, io non sono mica lui!”.
Posted: Maggio 25th, 2009 under Generico.
Comments: 5
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Pingback from Daily News About Hollywood : A few links about Hollywood - Monday, 25 May 2009 03:51
Time: 25 Maggio, 2009, 12:08 pm
[…] DIALOGO AL BAR TRA SCRITTORE E EDITORE […]
Comment from Carla
Time: 25 Maggio, 2009, 3:52 pm
Ironico ed enigmatico il giusto. Un racconto che rinfresca in questa calura… E forse rinfresca anche le idee.
Comment from Leila Mascano
Time: 25 Maggio, 2009, 8:36 pm
I racconti, o meglio i romanzi di Marlowe di Frank Spada sono una specie di scatola a sorpresa, perché sempre ci avviciniamo con un po’ di diffidenza a qualcuno che riporta in vita un grande personaggio, e per giunta amatissimo. Chi è mai questo signore? E come si permette? Ma questa volta la diffidenza è ingiustificata. Marlowe è Marlowe ed è il suo doppio. Scanzonato, ironico, impercettibilmente cinico ma anche affettuoso. Si muove guidandol a sua “puledrina” per le strade di un’America verissima, che l’autore sembra conoscere molto bene, e ci descrive con pochi tocchi, ma molto efficaci. C’è la storia, che è sempre ben congegnata, che è pretesto per richiami colti, citazioni, disseminati qua e là come in una caccia al tesoro, e c’è la presenza della musica. Come questo sia possibile non so, ma è così. E per finire c’è la scrittura, che è davvero originale, ricca di spunti .Peccato per l’editore del dialogo al bar…peccato per aver perso un’occasione.
Comment from Nadia
Time: 27 Maggio, 2009, 10:11 pm
Gia, peccato per l’editore che se n’è pure andato lasciando da pagare i frappè. E anche questo da la tara alle persone.
I complimenti invece a chi dirige “Riaprire il fuoco” che è arrivato fino ad Holliwood dimostrando che Marlowe è interessante e non certo datato, o per un pubblico datato.
Dimostrando che i lettori, quelli veri, non cercano il sesso nei libri, le perversioni, la roba forte, il sangue, i delitti… quella ormai, purtroppo, è cronaca di tutti i giorni descritta dai quotidiani, dai telegiornali.
All’autore del post in alto dico, sinceramente :”troverai chi saprà apprezzare la tua storia, chi leggerà davvero la tua opera e saprà immaginarsi una gatta nera accucciata accanto alla macchina da scrivere, o la depressione che fa arrivare a cantare puntandosi una pistola alla tempia, o la delusione nel vedere i propri libri venduti solo da un distributore. Troverai chi riconoscerà in tutto questo la “roba forte” che il giovane editore (ma quanto giovane? quanto editore?) tanto va cercando. Ne sono certa. Quando lo troverai però ti prego, fammelo sapere che voglio una copia autogriffata ok?”
Comment from frank spada
Time: 28 Maggio, 2009, 9:33 am
Caspita! Commenti tutti al femminile, e che commenti: queste signore sanno quel che dicono, sono informate, leggono, precisano dettagli insomma. Bene per Riaprire Il Fuoco, allora! Poi… un ripensamento. Come mai solo voci di donne? Presto detto, loro hanno una marcia in più, sopratutto rispetto ai maschietti con la vanga in mano, impegnati a darsele con errate ragioni o ad accudire orti di pietrisco.
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