LA SECONDA MORTE DI DANIELE BOCCARDI
Della seconda morte, quella culturale, di Luciano Bianciardi ho parlato senza remore ogni volta che ho potuto, e adesso ne parla anche Ettore, e non scherza mica.
Invece della seconda morte di Daniele Boccardi, quella civile e culturale, si è parlato poco. Io stesso ho scelto di starmene buono finchè, qualche giorno fa, ho letto che il concorso letterario a suo nome, patrocinato ed organizzato dalla Biblioteca Comunale di Massa Marittima è stato affidato ad un intellettuale (intellettuale?) meglio noto per essere tra i becchini culturali della fondazione Bianciardi. Non ne faccio il nome perchè nemmeno se lo merita.
Daniele Boccardi: non ho mai avuto il minimo dubbio di avere a che fare con un grande, grandissimo scrittore, per qualità , per provocatorietà , per passione civile, per tutto. La troppa passione e forse la fragilità esistenziale in un ambiente (il “paese ufficiale” dei politici e degli amministratori) ottuso ed a lui ostile, lo spinsero al suicidio, circa quindici anni fa.
Un velo di pietà e di silenzio fu steso su di lui e sulla sua opera, rotto solo dalla determinazione del padre di far venire alla luce i suoi scritti. Dopo aver bussato invano a varie case editoriali, bussò alla mia e fu accolto a braccia aperte. Nacque un sodalizio che produsse, oltre ad una sincera amicizia, testimoniata da decine di lettere e di incontri, numerosi libri: vari millelire speciali ed un volume Eretica “Vite minime/Racconti diseducativi” orgoglio del mio catalogo.
La passione per Daniele Boccardi si estese tra gli amici ed i compagni che frequentavano una sperduta e favolosa osteria alle porte di Massa Marittima. Lì nacque e prese corpo il “Fondo Daniele Boccardi”, con gli stessi intenti che oggi io e Ettore ci proponiamo per l’Antifondazione Bianciardi. Tra le numerose iniziative del Fondo, quella di un concorso letterario nazionale per opere inedite di qualità , appunto patrocinato dalla Biblioteca Comunale.
Poi, un paio di anni fa, il colpo di scena. Il padre di Daniele buttò nella spazzatura tutta l’amicizia e la solidarietà e s’inventò, ispirato da una Signora spuntata dal nulla e autoprocalmatasi fidanzata di Daniele Boccardi (ma Daniele non doveva portare all’altare un’altra fidanzata, proprio i giorni del suicidio?), nonchè sua erede culturale.
Fatto sta che sotto la regia della Signora spuntata dal nulla il Fondo viene portato in tribunale, e dopo un umiliante patteggiamento, decide di togliere il nome Boccardi e di chiamarsi semplicemente Fondo. Che il Fondo abbia fatto poco o nulla di iniziative alla vecchia maniera è tutt’altra storia, tutta da scrivere e magari qualcosa bolle in pentola che io non so (almeno mi piace pensarlo). Che i Boccardi abbiano sepolto per la seconda volta Daniele, almeno culturalmente, è certo. Che poi questi nuovi funerali vengano officiati da uno dei becchini della fondazione Bianciardi, è certo anche questo. Come è certo che ci sia una morale in tutta questa orribile storia, tipica di quella palude grossetana buona a celebrare funerali culturali piuttosto che far vivere cultura viva e vera.
La morale è che bisogna diffidare gli eredi degli scrittori (almeno di quelli di qualità , perchè degli altri poco importa), a mettere i loro artigli sulle eredità culturali. Altrimenti succede quello che è successo a Daniele e quello che è accaduto  a me, reo di voler pubblicare “Bianciardi com’era” di Mario Terrosi: esser diffidato a farlo dall’erede Luciana.
Meno male che c’è ancora chi, come Ettore, vuole fermamente interrompere questa rapina (culturale, s’intende)
Marcello Baraghini
Posted: Gennaio 3rd, 2007 under Generico.
Comments: 5
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Comment from Marco
Time: 13 Aprile, 2007, 6:27 pm
Qualche anno fa lessi un articolo sul Manifesto che parlava di un poeta morto suicida, uno dei tanti pensai mentre venivo rapito dalla descrizione interiore dell’uomo-poeta. Il suo nome era Daniele Boccardi, era di origini Grossetane, come Bianciardi, Terrosi e Cassola (anche se d’adozione). Incuriosito dalle brevi ma intense note biografiche, cercai sue poesie. Dal sito di Stampa Alternativa, ordinai “VITE MINIME - Scritti diseducativi”, “Non so giocare a scacchi” e scaricaì dal sito l’e-book de “I RACCONTI DI PAGLIA”. Dopo aver letto i suoi racconti, le sue poesie, i suoi aforismi, sono caduto in una profonda crisi d’identità creativa. Per negare la sua “morte fisica”, decisi di scrivere una breve ucronia dove m’immaginavo cosa sarebbe successo se l’unico portalettere di Massa Marittama non fosse andato in ferie nella settimana di San Valentino del ‘93 ma la settimana successiva. Oggi, come missione futura, mi sono ripromesso di propagandare l’opera di quel mio coetaneo “in zir par la Rumagna” perchè uno scrittore, un filosofo, un artista vero, non muore mai. Casomai si trasforma, nel suo caso, in un enorme quercia con lo scopo di divenire un ospitale albergo per uccelli.
M.
‘Tutti gli inetti scrivono poesie, pochissimi romanzi. Raccontare è difficile.’ (D. Boccardi)
Comment from michela
Time: 9 Ottobre, 2007, 5:19 pm
Baraghini,
dato che si proclama conoscitore, nonchè grande estimatore, di mio fratello Daniele, le consiglio vivavamente - onde evitare le pessime figure che sta facendo - di informarsi prima sul suo conto e la sua vita che, mi pare, le è tutt’ora ignota.
Prima di tutto, la sua morte risale a 14 anni fa e non 15 , brutto errore per un caro amico…ma forse lei è stato amico di Daniele quanto quegli”amici e compagni che frequentavano quella sperduta e favolosa osteria”, cioè, non l’avete neanche mai visto, o comunque a nessuno di voi ha mai degnato una parola!!!!
E poi, cari buoni vecchi amici di Daniele, ma come potete aver dimenticato la sua storica fidanzata, quella splendida persona che ha condiviso con lui più di 15 anni della sua vita e che voi chiamate “la signora spuntata dal nulla autoproclamatasi fidanzata”? Non pensate che Daniele, che dite di conoscer tanto bene, ne rimarrebbe offeso?
Temo che non sappiate proprio di che cosa parlate, altrimenti evitereste certe orride figure..ma forse, chi vi legge, non è migliore di voi!!!
Per quanto riguarda la seconda morte che noi familiari avremmo inflitto a mio fratello, la trovo sì una calunnia degna di trbunale, quello dove NOI abbiamo UMILMENTE patteggiato, perchè NOI affetti dal dolore e dalla disperazione, ci siamo dovuti accontentare.
Mi permetta un’ultima cosa, in fondo lei di cose assurde ne dice tante, se ci volesse così poco per seppellire (sempre culturalmente, dico)una persona, lei crede che voi esistereste ancora?
La lascio su questa profonda riflessione e un consiglio: si rilegga gli appunti prima di parlare.
Michela Boccardi
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[…] (Questo testo è la prefazione del libro Vite minime - Racconti diseducativi di Daniele Boccardi. Sul blog Riaprire il fuoco si è tornati recentemente a parlare di Daniele con due post, La seconda morte di Daniele Boccardi - Prima parte e La seconda morte di Daniele Boccardi - Seconda parte. Post che lasciano subodorare la possibilità che in futuro possa nascere un nuovo caso Bianciardi.) […]
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