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SENSIBILI A VIAN

 

Alle tre del mattino dell’8 dicembre ci siamo dati la buonanotte tra quelli che erano rimasti fino a quell’ora, una ventina di persone, decretando la fine di una festa, iniziata quasi dodici ore prima, nello spazio di Strade Bianche, a Pitigliano.

Le dodici ore del sesto festival resistente di Pitigliano, dedicato quest’anno a Boris Vian, hanno reso all’artista quel tributo che io stesso avevo auspicato, superando di gran lunga le più ottimistiche previsioni, non solo per il numero di partecipanti, ma soprattutto per quella partecipazione collettiva, tra voci recitanti e voci interiori, di tutti quelli che c’erano, e non solo per ricordarlo, quel gran provocatore di Boris Vian, ma anche ispirandosi a lui per una nuova resistenza culturale e sociale, oltre che artistica.

Il teatro Salvini, gentilmente offerto dall’amministrazione comunale, era gremito in ogni ordine di posti, così come i due spazi: Strade Bianche e la Libreria del Ghetto, così da suggerirmi, e lo farò sotto, di riconvocare i resistenti, gli appassionati, i complici insomma, tra pochi giorni, e mi suggeriscono anche l’idea di riconvocare tutti per il prossimo dicembre, per il secondo ‟Le jour de Vian”, dedicato ai disubbidienti, non solo a quelli non violenti e antimilitaristi, per rileggere quel capolavoro poetico, quell’inno alla resistenza e disobbedienza civile che è ‟Le diserteur”.

Per ringraziare dovrei fare un lungo elenco di nomi, e me ne scorderei troppi, e quindi mando a tutti un grazie collettivo, ben scandito, urlato da fuori casa, a metà collina, dove sto mettendo giù con la vecchia lettera 22 queste poche righe, che poi un fratellone e complice trasformerà in battute per la rete.

Grazie

Marcello Baraghini

Leggi l’intervento di Gianfranco Salvatore

 

E subito due nuovi appuntamenti a breve…

Comments

Comment from Leila Mascano
Time: 13 Dicembre, 2009, 8:18 pm

Mi sarebbe piaciuto moltissimo esserci, davvero. Sa, io ho fatto diciassette anni di servizio militare, che si potrebbero ridurre di qualcuno considerando che me ne sono andata a studiare altrove. Comunque sono vissuta nella scomoda consapevolezza di essere un soldato. Soprattutto volevo per spirito di contraddizione, oltre che per una commovente fede infantile, fare la comunione prima e la cresima poi, ma mi presero in contropiede con la domanda: “Vuoi essere un soldato di Cristo?” ” Ma come, anche qui?….” Mi è rimasta di quegli anni un’insofferenza notevole per l’autorità, e l’autoritarismo poi…non ne parliamo. “Obbedisco” è quasi una parolaccia per me: Ma come? Ma perchè? Parliamone…Di Vian, tranne che per questi versi, che conoscevo, non ho letto niente, ma provvederò. Ed ora una domanda: Ha conoscenze presso Babbo Natale? Chi, se non i suoi gnomi, fabbrica ancora i nastri della lettera 22? Credo che sia una cosa molto sofisticata usare questa macchina da scrivere, insieme alla lanterna magica e al tram a cavalli. Non sto scherzando, provo un’invidia pura, e sì che è un sentimento dal quale grazie al Cielo sono immune.

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