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BISOGNA PAGARSI IL PRIMO LIBRO…

Dopo aver letto molto attentamente quello che è stato detto da tutti voi, mi è nata nella mente una piccola domanda: mi dite, per cortesia, il titolo, l’autore e la casa editrice dell’ultimo libro che avete comprato? Provo a indovinare…Gomorra, Saviano, Mondadori (2 milioni e 250 mila copie vendute solo in Italia)… Il simbolo peduto, Dan Brown, Mondatori, I corpi lasciati indietro, Jeffery Deaver, Rizzoli Editore…e potrei prosegure infinitamente: King, Crichton, Eteraz ecc. Chi di voi ha acquistato alla cieca un qualsiasi autore emergente? Si può discutere per ore e ore, ma siamo in un mercato vero e proprio con tutti gli aspetti che lo caratterizzano…domanda e offerta, marketing, publicità ecc. Anche i grandi autori sono “polli da spennare”, credete davvero che la Mondadori non abbia guadagnato da Saviano? Se lui ha incassato 10 la Mondadori avrà incassato 30. Aggiungo il fatto che siamo in Italia e lo sappiamo tutti molto bene: gli italiani non leggono. Fare lo scrittore significa essere dei liberi professionisti, cioè investire su se stessi. Uno psicologo si paga lo studio, i biglietti da visita, la publicità…addirittura la targhetta fuori della porta, tutti soldi che escono dalle sue tasche con la speranza che rientrino nel più breve tempo possibile. Così è anche uno scrittore emergente: lavora alla realizzazione del suo manoscritto/prodotto, lo perfeziona e poi investe su ciò che ha prodotto, anche in termini economici. E’ una scommessa vera e propria, come ogni impresa. Le case editrici come il Filo e tante altre, forse sbagliano nel promettere cose che poi non mantengono, ma qui il discorso diventa anche penale, ma ci permettono di fare un primo passo all’interno di un mondo praticamente impenetrabile (sono decenni che nelle librerie troviamo le solite cinque o sei case editrici e non possiamo farci niente). Se pensate che le cose possano funzionare in modo diverso e del tutto gratuito allora provate a mettere in piedi una casa editrice completamente gratuita e vi accorgerete che non riscireste a campare neanche qualche mese, ve lo posso garantire…nessuno fa niente per niente. Ho notato che in questo blog molti utenti hanno fatto richiesta di sapere una casa editrice gratuita. Cercate pure, ma non la troverete. Nessuno, e dico nessuno, punta su uno sconosciuto.
Anche io, come voi, ho la speranza di pubblicare una mia opera e di vederla esposta nelle librerie, ma so che questo avrà un costo, come ogni lavoro che ho fatto precedentemente. Parlate di presentazioni scadenti…altra domanda…quale è stata l’ultima partecipazione a cui avete partecipato? Siete andati alla presentazione di Mario Rossi, Gennaro Capuozzo o Pinco Pallino, oppure siete andati alla presentazione di un grande autore, magari sperando di parlare con lui e strappargli un autografo? Fate un giro nelle librerie e vedrete che i libri esposti sono sempre gli stessi, e perchè? Perchè vendono, fatturano e fanno guadagnare tutti: autori, editori, manager, copisterie, creatori ecc.
E’ ovvio che le case editrici piccole offrano a tutti una proposta di pubblicazione, voi cosa fareste? Nel peggiore dei casi incassano dall’autore stesso i soldi che hanno speso per la stampa, con un legittimo ricavo, nel migliore dei casi vendono delle copie in più, guadagnano di più e, per assurdo, possono “rivendere” l’autore ad una casa editrice più grande (motivo per il quale ti vincolano per due anni), guadagnando ancora di più perchè tu autore diventi un produttore valido, una merce redditizia. Non so se accetterò un eventuale offerta da una di queste case editrici, ma di una cosa sono sicuro: se non ci fosse un meccanismo del genere in questo blog non ci sarebbero così tante persone perchè gli autori pubblicati sarebbero talmente pochi che si potrebbero tranquillamente incontrare in un bar per discutere. Se per pubblicare un mio libro dovrò spendere qualcosa, forse sarò disposto a farlo…ogni sogno a un costo… e poi sarà la gente a determinare se sono o no uno scrittore. Non basta scrivere un libro per essere scrittori, bisogna venderlo, e per venderlo deve piacere, a partire dagli amici, dai parenti, dai colleghi di lavoro. Ricordatevi che i Queen si sono pagati la prima demo, una “certa” Bohemian Rapsody, l’hanno data ad un loro amico che lavorava in una radio libera autogestita (che tra le altre cose non la voleva passare perchè non gli piaceva) e da lì sono arrivati, piano piano, sacrificio dopo sacrificio, al successo.
In bocca al lupo a tutti!!!
Un saluto

Pupo-Peppo

Comments

Pingback from Riaprire il fuoco » BISOGNA PAGARSI IL PRIMO LIBRO…
Time: 29 Dicembre, 2009, 4:19 pm

[…] Per approfondire consulta la fonte: Riaprire il fuoco » BISOGNA PAGARSI IL PRIMO LIBRO… […]

Comment from Luca Martini
Time: 29 Dicembre, 2009, 6:11 pm

Post molto interessante, complimenti Ettore.
Io porto la mia esperienza, di autore esordiente nel campo della narrativa che ha pubblicato un libro in maniera totalmente gratuita con un editore che non chiede nemmeno un euro e neanche una copia acquisto.
Forse è raro, ma non è impossibile trovare persone innamorate della letteratura, che pubblicano solo quello che a loro piace (e non quello che vende, visto che il mio è un libro di racconti e sappiamo bene che NON mercato abbiano…), investono per come possono in promozione (spedizione di diverse copie/recensione, organizzazione di presentazioni…con il mio libro ne ho fatte più di venti e ne ho ancora diverse in programma, un po’ per contatti dell’editore un po’ per proposte mie) e collaborano con l’autore. Non dimentichiamoci che a fronte di un editore che ti pubblica DEVE esserci un autore che si impegna e si promuove.
Devo dire che alla fine la serietà paga.
Magari non pubblicherò mai più nulla, ma la fama di piccolo editore serio ha fatto sì che qualcuno di una casa editrice blasonata mi abbia contattato, interessato dal mio libro, chiedendomi materiale da valutare.
Di certo tutto finirà qui, ma posso dire di aver pubblicato seriamente, di essermi divertito tanto e di aver fatto cose costruttive con un editore piccolissimo ma serio con il quale è nato un rapporto di amicizia e di stima, che andrà oltre questa avventura.
Questa è la mia piccola testimonianza.
Detto questo, concordo che bisogna stare con gli occhi aperti e che il raggiro, ahimè, si nasconde anche dietro tante proposte convincenti.
Saluti e auguri a tutti

Luca

Comment from Francesco Pomponio
Time: 29 Dicembre, 2009, 6:12 pm

Su alcune cose sono d’accordo, su altre no, ma dò un suggerimento, avete pensato ad Internet? Ci sono dei siti che accettano di pubblicare opere inedite, e sono gestiti da persone perbene e capaci.
Uno a caso: scrignoletterario.it (così, senza www) sul quale troverete anche la possibilità di partecipare ad un concorso letterario.

Ciao

Francesco

Comment from La Donna Cannone
Time: 29 Dicembre, 2009, 11:52 pm

Buona sera. Torno da una serata di diapositive sul Tibet e dalla notizia sconfortante che il mio ‘’acerrimo nemico in regione'’, uno scrittorucolo imbarazzante - si è fatto un paginone paragonandosi a SANTT’Orwell.
E in questa terra di mediocri dove basta che una scoreggia sia trentina per dire che profuma di incenso, devo meditare quale sia la miglior reazione. L’indifferenza? Non so. Mi bolle il sangue e mi son fatta mezzo litro di tisana.

Ma veniamo alle Sue domande, sor Pupo-Peppo.
L’ultimo libro acquistato è ‘’Empirismo eretico'’ di Pasolini, (di cui si dibatteva di recente in altri post). Saviano l’ho sentito mesi fa dal vivo e mi sono ricreduta: ero molto, molto prevenuta su questo fenomeno mediatico che assomigliava a un baraccone circense. Lo trovo miglior oratore che scrittore/giornalista.

L’ultima presentazione non ricordo, ma credo fosse di una signora di qui.
Ne ricordo poi una molto bella, avvincente, interessante, di un autore uruguayo immigrato sconosciuto, che ha scritto e presentato un libro strano e intrigante, che romanzava le sue vicende di immigrante.

Spero le mie risposte Le siano utili, Signor Pupo-Peppo.

Sulle questioni di marketing, come Sir Pomponio, in parte non concordo.
Il soldo è un mezzo come un altro. Potremmo scambiarci acini di uva, perline o gnocchi.
E’ l’uso che se ne fa, che può essere diabolico.

Io non mi scandalizzo perché i libri hanno un prezzo. Mi scandalizzo perché è spesso troppo alto rispetto alla qualità e perchè amici francesisti mi raccontano che in Francia un tascabile costa mediamente 4 euro, e che lì fior fior di librerie alimentano la rivendita - se non il baratto - dunque leggere diviene abbordabile, scavare tra le pagine divertente, riempire e svuotare le librerie stimolante.
Pare che dietro ci siano finanziamenti statali all’editoria. Il che incentiva la lettura.
La cosa mi pare coerente con la mia idea di governo civile. Un miraggio per noi, popolo bue alimentato di tette e culi e spazzatura varia. La domanda è sempre quella, anche nell’editoria: Qui prodest?

Notte serena,
DC

Pingback from Riaprire il fuoco » BISOGNA PAGARSI IL PRIMO LIBRO… | Libri
Time: 30 Dicembre, 2009, 5:44 am

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Comment from Gian-Andrea Rolla
Time: 31 Dicembre, 2009, 2:07 am

Tempo fa, ho difeso gli autori che pagano dagli editori che si fanno pagare, polemizzando aspramente in questo blog contro chi non faceva questa distinzione. Quindi, caro Pupo-Peppo (se ha tempo e voglia mi racconti da dove esce questo nome, la prego) quindi, dicevo, fa bene, se crede, a pagare per essere pubbicato, ma come Ettore Bianciardi e altri spiegano da tempo, basta un tipografo vero, non un editore finto, oppure sposarne uno come la Woolf. Pero’ non generalizzi, che é un brutto segno, distingua, ci sono case editrici diverse dalla Mondadori, anche se sono certo che se Saviano pubblicava con Baraghini sarebbe solo morto ammazzato senza essere ricco e famoso e vivo e protetto, buon per lui e buon per me, che sto con Saviano contro la camorra.
A me come tanti é capitato di pubblicare senza spendere e anche guadagnando qualche palanca e presto pare che mi succeda di nuovo e mi sa che siamo tanti, anche se messi insieme non facciamo un millesimo dei denari e della fama di Saviano. Insomma, si puo’ resistere. E risparmiare, che per noi liguri é uno stile di vita.
L’ultimo libro che ho comprato é “I promessi sposi”.

Comment from frank spada
Time: 31 Dicembre, 2009, 12:46 pm

Ma che è tutto questo azzurro tanto celestino quanto basta a tenersi lontano dal cliccarlo? Meno male che G-A. Rolla ripristina il colore delle “note” (nero su bianco, anche le sue che presto andranno in stampa - in bocca al lupo!).

Comment from Francesco Pomponio
Time: 1 Gennaio, 2010, 1:17 pm

Per vostra informazione, può esservi utile consultare questo sito.
http://www.ebooksitalia.com/

Se qualcuno pensa di aderire alle proposte contenute, mi interesserebbe sapere che ne pensa.

Condividere le informazioni fa bene a tutti.

ciao e buon anno

Francesco

Comment from emiliano sabadello
Time: 5 Gennaio, 2010, 2:48 pm

Il circolo vizioso

Diciamo che l’autore di questo post non ha tutti i torti. Si comprano pochi libri e in maggior parte di case editrici dalla distribuzione capillare e di autori in qualche modo spinti. I lettori che possono definirsi tali, cioè quelli che entrano in una libreria e si guardano in giro, comprando magari un libro soltanto per la copertina, o per il titolo o perché è di un editore minore, in Italia sono una percentuale risibile.
Il mondo dell’editoria è un vero e proprio mercato, ma in Italia è trattato al nostro solito modo. Un esempio su tutti, le librerie Feltrinelli. Non è possibile per una casa editrice
stipulare un accordo con le librerie Feltrinelli (ma anche Mondadori e Mel Bookstore…) se non passando per i loro distributori, che non sono ben disposti verso case editrici senza piani minimo triennali, o con un catalogo che abbia soltanto editori emergenti e quindi sconosciuti. Per queste case editrici nelle grandi librerire “non c’è proprio posto”. Questo se non conosci nessuno, ovviamente. Perché se invece conosci qualcuno, una libreria delle summenzionate oppure meglio un distributore, allora un posto tra gli scaffali te lo trovano…
L’editoria può essere trattata in due modi: da un punto di vista culturale (Italia, prima metà del novecento), che va bene, e da un punto di vista manageriale (Stai Uniti), che va
altrettanto bene. Ma l’ibrido italiano di oggi, fatto di paletti e di “conoscenze”, riflette un progetto probabilmente eversivo, mirante a fare dell’editoria un mercato redditizio e
controllato, con chiusure e con fenomeni letterari che poco hanno a che fare con la cultura. E infatti basta andare un po’ in giro per l’Europa e vedere a che livello è la nostra
letteratura… se esiste ancora!
Detto questo, pagarsi i libri non è un’eresia, distinguendo ovviamente tra case editrici e case editrici, e spesso rappresenta l’unico modo che si ha per far conoscere la propria opera o anche per togliersi una soddisfazione. Per molte case editrici che partono dal basso, senza aiuti economici da parte dello Stato (che però foraggia i giornali di Partito e della Confindustria), senza possibilità di esposizione in grandi librerie, senza agganci politici, con pochi lettori abituali a disposizione, con acquisti direttamente dall’editore che stentano, far quadrare i conti coprendo le spese vive di gestione è l’unica via praticabile.
In questo circolo vizioso che è ormai l’editoria italiana.

Comment from Pupopeppo
Time: 6 Gennaio, 2010, 9:00 pm

Salve a tutti,
non credevo di suscitare un così grande interesse da meritare l’ultimo post del 2009! Vi ringrazio molto!
Ma devo dire che non mi è parso molto corretto intitolarlo “Bisogna pagarsi il primo libro”. Non era mia intenzione affermarlo. Ho solo fatto una costatazione circa le possibilità che abbiamo per giungere alla realizzazione di un nostro comune sogno. Questa costatazione è sicuramente amara e anche un po’ cinica ma rappresenta un modello comune di economia di cui noi, nel bene o nel male, facciamo parte. Anche io non sono d’accordo con l’editoria a pagamento ma, a mio giudizio, sarebbe meglio attaccare tutti quei contratti che promettono la luna e realizzano il nulla. Se, per esempio, una casa editrice ti facesse pagare 2000 euro a fronte di un serio impegno nei tuoi confronti, allora la spesa non sarebbe eccessivamente esosa o comunque sarebbe il costo di un “servizio”. Il vero problema è forse rappresentato dal fatto che “non investono su di te” come e quanto tu investi su di loro. Se, per esempio, ogni tanto rinunciassero a qualche auto-pubblicità sulle prime pagine dei giornali e pubblicizzassero tre o quattro dei loro autori (anche scelti da loro, con una vera commissione), allora non sarebbe poi così male. Forse, e dico forse, ci potrebbero comunque guadagnare qualcosa. E se fermassero per un annetto la selezione di opere e si sforzassero di far emergere sette o otto autori? Forse anche queste sono fantasie di uno “scrittore” o di uno che si sente tale, ma spero che un giorno possano diventare realtà.

PS: Per il Sig.Rolla: Pupopeppo è l’unione di due soprannomi che mi riportano all’epoca liceal-adolescenziale: Pupo è dovuto alle mia esigua corporatura mentre Peppo, in realtà, è il diminutivo di Peppone, per le mie velleità politiche (non credo di dover specificare la fazione politica).

Ciao a tutti!!!

Comment from mita
Time: 9 Febbraio, 2010, 3:11 am

ho appena finito di leggere, ma proprio mezz’ora fa, “Marlowe ti amo” e sono rimasta sveglia fino a tardi per finirlo, perchè è davvero avvincente. E’ un primo romanzo. E’ ben costruito, ben scritto, insomma è scritto da un vero Scrittore.
Io, probabilmente come tutti, leggo i libri che mi consigliano gli amici, quelli di cui sento parlare alla radio (non ho la televisione), quelli che trovo sulle bancarelle. Il sabato mi piace andare in libreria. (è da un po’ che avrei voluto comprare La conquista della felicità di Bertrand (proprio lui, Russell) e ancora non sono riuscita a trovarlo! che sia un emergente?). Anche le copertine e i titoli hanno il loro peso nell’incuriosirmi. Se scrivessi un libro vorrei decidere la copertina. Ma poi la prova del nove è aprire una pagina a caso al centro del libro la cui veste grafica mi ha incuriosita. L’autore può essere uno sconosciuto o un autore notissimo. non conta… certo il libro devo poterlo avere a disposizione per aprirne le pagine a caso. Però ci sono anche molti libri che sono diventati famosi grazie al passaparola. Sono andata da poco alla presentazione di un’antologia di racconti di nuovi autori ed è stata una serata davvero molto piacevole.

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