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VOGLIAMO FARVI PUBBLICARE

 

ANNO NUOVO LIBRI NUOVI

La cultura popolare, io e Marcello, cerchiamo di farla davvero, oltre che a parlarne sempre.

Cultura popolare per noi significa fare leggere chi vuol leggere, ed anche fare scrivere chi vuole, e sa, scrivere.

Quindi cultura popolare vuol dire anche editoria popolare: permettere a tanti di pubblicare, a tanti di quelli rifiutati dagli editori tradizionali e tentati e circuiti dagli editori a pagamento.

Oggi, per fortuna, le moderne tecniche di stampa permettono di stampare i propri libri in tirature limitatissime e spendendo veramente poco.

E se uno spende poco per stampare, potrà vendere il proprio libro ad un prezzo molto basso, che spingerà molti a comprare quel libro, a leggerlo, a conoscere ed apprezzare il nuovo autore, a leggerne altri, a diventare autore anche lui, insomma darà vita ad un circolo virtuoso della cultura popolare.

Ma adesso non parlo più di cultura popolare, la faccio.

Lunedì prossimo, 4 Gennaio, a Pitigliano presso la nostra sede di Strade Bianche – Stampa Alternativa, in via Zuccarelli, 25, alle ore 17, presenterò l’ultimo libro di Luciana Bellini, La cittina, un racconto che è in vendita a 1,00 euro, e che presto troverete in download gratuito da queste parti.

Luciana Bellini non è una scrittrice professionista, non è una scalatrice di classifiche di vendita, non ha fatto la velina né la scema alla televisione: dopo 63 anni di vita in campagna assieme al marito, in un podere dell’Ente Maremma a Scansano (quello del vino, sì, proprio quello), dopo aver allevato e messo a posto tre figlioli, ha scoperto la passione della scrittura, e passa le sue serate a riempire quaderni.

È scrittrice vera, autentica, grandissima: se non ci credete, leggete uno dei suoi libri, per esempio quest’ultimo che costa solo un euro e le cui edizioni, limitate, vengono bruciate in pochi giorni, siamo già alla terza.

E a Pitigliano io e Marcello parleremo dei nostri progetti per una cultura ed una editoria popolare, per permettere a tanti di voi, autori che si trovano nelle condizioni di cui sopra, di pubblicare. Abbiamo in serbo un bel po’ di sorprese, penso molto gradite, e cerchiamo nuovi scrittori.

Come li vogliamo? Semplice: come Luciana Bellini!

Arrivederci a Pitigliano!

Ettore Bianciardi

Comments

Comment from Francesco Pomponio
Time: 1 Gennaio, 2010, 7:38 pm

Sembra una buona idea…
L’unico dubbio è che possa risolversi in quelle riunioni nelle quali è già tutto predefinito, arrivi là e trovi parenti, amici, amici degli amici. E ti senti un estraneo, fuori di posto, e sai già che chi doveva essere trovato lo è già stato.
Ettore sa la stima che nutro per lui, ma questa riunione a Pitigliano mi sa tanto che rischia di essere come quei concorsi letterari dei quali leggi sui giornali solo dopo che il premio è stato assegnato, all’amico giornalista di turno.
Spero di cuore che non sia così e che la cosa evolva nel modo migliore, ma se si vogliono trovare nuovi scrittori basta cercarli, su Internet è pieno di gente che scrive in maniera egregia, ne ho citato uno poco tempo fa, indicato anche da La Donna Cannone, perché non lo contattate? Ne ho letto altri su scrignoletterario.it e così via, (non cito me stesso perché probabilmente quello che scrivo io non è nei gusti di molti).
Direi che forse è la scelta dei tempi che mi sembra strana, nel senso che ho l’impressione che la pappa sia già stata cucinata e scodellata e che l’occasione di Pitigliano sia solo per farla assaggiare.

Condivido ovviamente la parte che riguarda l’editoria a basso prezzo, ma dipende sempre dai contenuti, se si riuscirà, come credo, a rompere il monopolio dell’editoria tradizionale tanto meglio.
Ma io non parlerei di cultura popolare, la cultura è cultura e basta, lo sono i canti goliardici, e lo sono le opere che ormai fanno parte dei classici, sono le connessioni che facciamo nella nostra testa fra le cose che abbiamo letto, visto, ascoltato, a fare di noi quello che siamo, non è questione di popolare o di elite.
Può essere forse questione di prezzo e basta (anche se non credo che un euro in più o in meno possa fare la differenza).
Ma non ritengo che ci si debba chiudere in un ghetto da soli. Tutto è cultura e “non puoi sapere da dove ti può venire un’idea geniale.” Come dice Melanie Griffith nel film “una donna in carriera”. Non certo un esempio di cultura di elite…

In bocca al lupo per l’iniziativa, spero che possa essere utile a tutti, e come molti, rimango in attesa di altre notizie.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, il discorso sarebbe lungo e articolato e se riterrete che vada approfondito sono qui.

Ciao
Francesco

Comment from Ettore Bianciardi
Time: 1 Gennaio, 2010, 8:48 pm

Francesco,
mi sono spiegato male: il termine cultura popolare è sempre ambiguo, bisogna che ne troviamo un altro.
Cultura popolare per me non vuol dire i canti dei minatori, le canzoni delle mondine o i maggerini toscani. No, l’aggettivo popolare si riferisce alla diffusione della cultura, non alla sua provenienza.
Mi spiego meglio: cultura popolare significa far sì che chi vuol leggere un classico della letteratura lo possa trovare ad un prezzo che può pagare senza dover rinunciare a niente. Cultura popolare significa anche scovare capolavori, ormai sepolti,per varie ragioni, e proporli di nuovo a tutti i lettori. Come abbiamo fatto per Gallian, autore fascista e per questo ingiustamente rimosso.
Cultura popolare significa rifiuto di ogni salotto, conventicola, mafietta, anche se buonista e di sinistra, come avviene spesso negli intellettuali italiani. Ecco cultura popolare significa non usare più la parola intellettuale.
Nel caso specifico la Bellini è anche popolare come origine, ma questo è ininfluente, è casuale, d’altronde se leggi il racconto non te ne accorgi. Hai ragione tu: la cultura è cultura e basta, la letteratura è letteratura e basta, magari buona e cattiva, ma non altro.
La Bellini ha messo in vendita il suo libro nelle edicole del paese e tutti lo comprano e lo leggono, mi ha detto Luciana che si commuovono, per la storia raccontata e poi, e questo è il premio per me, le fanno i complimenti per la copertina e (udite!) per il bel carattere di stampa.
Ecco la cultura popolare: la gente comune fa osservazioni più acute dei professori universitari!
E compra il libro perché costa solo un euro, se ne costasse dieci, che sarebbe comunque un prezzo basso per un libro oggi, non lo comprerebbe nessuno, e farebbero anche bene, secondo me.

La presentazione a Pitigliano non sarà per parenti ed amici, primo perché non è il paese della Bellini, ci vuole un’ora di macchina e i maremmani, specie quelli di collina, si muovono poco e male; ma poi perché è diretto ai turisti presenti in zona, che secondo Baraghini, saranno numerosi da qui alla Befana. Speriamo: comunque si tratterà di laziali e di lombardi, di quelli che affollano gli agriturismi, specialmente in estate, ma si spera anche adesso.

Certo che bisogna rompere il monopolio dell’editoria tradizionale, ma sai perché? Non tanto per fargli un dispetto, che se lo meriterebbero pure, ma perché se si va avanti così, la situazione è tale che i costi dell’editoria aumentano, li deve pagare il libro ed allora il prezzo deve salire, ma se sale lo compra meno gente ed allora deve salire ancora e lo compra ancora meno gente e così via fino al soffocamento del libro.
Bisogna far qualcosa per salvar la letteratura.
Ecco per rispondere anche a Pupo Peppo (ma si può?) che nel post precedente diceva che tanto si pubblicano sempre gli stessi nomi: non mi pare che Luciana Bellini sia una dei soliti nomi, come non lo è Letizia Nucciotti, che presentiamo il giorno dopo, come non lo era Daniele Boccardi, come non lo è Alice Banfi, come non lo è Elena Guerrini (entrata in classifica!) come non lo è nessuno degli autori di Stampa Alternativa.

Comment from Francesco Pomponio
Time: 1 Gennaio, 2010, 10:24 pm

Se è così, non posso che essere d’accordo, grazie per la gentile risposta.
Ho cercato qualcosa dei testi di Bellini, poca roba per un “giudizio”, ma a prima vista non mi piace il modo di scrivere in un mezzo dialetto, faccio fatica a leggerlo, ma forse è colpa mia, le prime volte non mi piaceva neanche Montalbano con le sue frasi in siciliano. Forse però se fossi un suo paesano l’apprezzerei di più…

Quello che temevo era proprio quello che tu spieghi chiaramente, cioè che ci si trovasse di fronte all’ennesimo incontro fra “intellettuali” di sinistra (quelli di destra sono anche peggio! I libri più noiosi li ho trovati fra autori di destra. Ma che dico noiosi, peggio) che si parlano addosso dicendosi quanto sono intelligenti loro e quanto sono ignoranti quelli che non li capiscono.
A parte il fatto che i canti dei minatori mondine e altro mi piacciono, e li ascolto volentieri, insomma, hai detto tutto tu, molto meglio di come potrei dirlo io.

Però ti rinnovo il suggerimento di cercare vicino i nuovi autori, su Internet ce ne sono davvero di grandi che per la cecità degli editori importanti, prima o poi si scoraggeranno e noi perderemo il nuovo grande scrittore italiano
.
Se leggi nel blog ne troverai diversi.

Ciao e grazie ancora. e Buon Anno!

Francesco

Comment from nadia
Time: 2 Gennaio, 2010, 11:45 am

… magari… unire le forze?

Comment from johnny doe
Time: 3 Gennaio, 2010, 5:38 pm

L’iniziativa è senz’altro meritevole,ma per favore lasciam stare la cultura popolare che non è mai esistita,se non l’invenzione di qualche buontempone in preda a falso populismo di spacciar per cultura una manciata di atrezzi agricoli o filastocche da osteria.L’unica cultura popolare è stata sempre quela di sopravvivere.

Comment from Ettore Bianciardi
Time: 3 Gennaio, 2010, 7:48 pm

Eh ci risiamo,
dovremo proprio cambiar parola: non più cultura popolare, perché tutti pensano ai canti delle mondine…
Va bene: mi sa che dovremo tornare a un mito degli anni che furono: la cultura di massa…
Noi per cultura popolare intendiamo che il popolo, cioè tutti, abbiano la possibilità di leggere tutto quello che viene pubblicato. Non solo quello scritto dai poeti contadini o delle osterie, anche i saggi di professori universitari, anche quei testi cioè che oggi  o per il costo dei libri o per le mafiette dei cosiddetti intellettuali, sono riservati a pochi.
Gli intellettuali: un giorno qualcuno chiese a Einstein la definizione di intellettuale; lui rispose che non era in grado di darla, ma che d’altronde nessuno si era mai azzardato a rivolgergli tale aggettivo.

Comment from frank spada
Time: 4 Gennaio, 2010, 12:53 pm

Sopravvivere a se stessi è un atto geniale, o un atto culturale?
Secondo me entrambi, Mr. Jonnhy, e solo per il fatto che non li si può accertare prima, ecco che non resta che morire per lasciarlo dire agli altri - per oggi, dunque, accontentarsi è già un atto vitale, forse intellettuale, se rivolto a non farsi contagiare dai virus influenzali (pericolosissimi perchè acculturati senza confini).

Comment from emiliano sabadello
Time: 4 Gennaio, 2010, 4:08 pm

Ho da poco finito la prima stesura del mio terzo romanzo e, siccome “nel mezzo del cammin di nostra vita” ormai sono più numerosi i libri che ho nel cassetto che quelli che ho sullo scaffale, una piccola riflessione va fatta. E’ la classica riflessione insanabile sul fatto che la scrittura sia per le proprie esigenze interiori oppure se la scrittura sia per la comunicazione o per altri scopi. Si dibatte sulla necessità di vedere un frutto per le proprie fatiche, vedersi i propri libri pubblicati e avere un minimo di feedback per tutta la fatica spesa. Pena lo stancarsi di scrivere e il “lasciare andare la traccia”. E’ un pericolo reale e non così poco diffuso. E’ anzi la logica conclusione del non potersi confrontare con le proprie creazioni, del non avere pietre di paragone sul proprio cammino. E se la scrittura è soltanto un’esigenza interiore, allora questo pericolo alla lunga non è scongiurabile.
Si dice anche che ormai è stato scritto tutto, i grandi scrittori sono già esistiti, il mondo è sempre lo stesso. Ma non è così. Il mondo è in continuo mutamento e distonie e riverberi della realtà nelle nostre menti lo sono altrettanto. La scrittura non fa altro che applicare filtri immaginativi o griglie interpetative a questi cambiamenti. La scrittura non fa altro che passare questi cambiamenti al setaccio della letteratura.
L’unione tra scrittura e realtà preserva la continuità della prima e ne definisce ambiti e valenze. Se disgiunta da questo binomio, la scrittura rischia di essere un vezzo e di seccarsi, come una violetta al sole di luglio. Se agganciata fortemente all’interpretazione e alla comprensione della realtà, la scrittura è invece in grado di rinnovare se stessa e di parlare al cuore delle persone.
Perciò, se ho scritto dieci libri (3 romanzi, 2 saggi filosofici, 1 saggio letterario, 4 raccolte di racconti e/o di impressioni) e ne ho visti (auto)pubblicati soltanto 4, poco importa. Non posso fare altro che andare avanti sulla mia (dura) strada: tanto il peggio… è per voi!

Comment from enrico mattioli
Time: 4 Gennaio, 2010, 8:07 pm

Perdonami, Ettore, non vale… ti ricordi la storia di cui ti avevo parlato pochi giorni fa? E’ in lavorazione, certo, ti riporto un breve stralcio, solo perchè attinente.
Tratto da “Fino al ritorno di Ramon” (la rivoluzione che non c’è)
——————————————————————————- Con un nuovo mestiere tra le mani, mi serviva disperatamente un editore. Brando lo trovai tramite un annuncio sul giornale ed ero soddisfatto. Difficile cercare una frase sensata per esprimere la mia libidine e questo mi sembrò paradossale: uno scrittore senza parole. Restai quasi in silenzio dopo il primo incontro, avrei dovuto capirlo. Era in un pub e io stavo aspettando da un’ora. Lui si materializzò con i suoi occhiali scuri e la faccia cadaverica.

- Ho tentato il suicidio, stanotte - disse Brando appena mi
vide. - Sai, ho fallito.
- Lo vedo.
- Ho fallito nel mio lavoro, voglio dire.
- Ah, capisco. Com’è?
- Com’è? Cioè, tu mi stai chiedendo perché?
- Sì.
- C’è gente che ce l’ha con l’editoria a pagamento.
- Ah, non è bello questo.
- Certo. Lo sai? Ci sono editori che non si fanno pagare.
- Porca zozza!
- Sì, e ci sono scrittori che cercano questo genere di editore.
- Da non credere.
- Prima o poi, qualcuno pubblicherà edizioni a pochi
centesimi.
- Eh, di questo passo, sì, dove arriveremo!
- Cristo! Un editore onesto così non può lavorare. Un editore
deve curare le pubbliche relazioni, deve cercare consensi,
deve piacere e compiacere. Non può costituire un pericolo.
Capisci?
- Certo che capisco.
- Bene. E tu, cosa mi racconti?
- Anche io fallisco spesso.
- Bene, uno scrittore è soprattutto questo.
- Ma non sarà superato il cliché dell’artista fallito?
- Macché, cerca di rimanere come sei.
- È proprio quello che sto cercando di cambiare.
- Sbagli! È il tuo punto di forza. Devi guardarti dentro.
- Non vedo niente.
- Perché sei sulla buona strada. Devi ascoltarmi.
- Sì, certo.
- Faremo grandi cose, insieme.

Comment from johnny doe
Time: 5 Gennaio, 2010, 4:32 pm

“Noi per cultura popolare intendiamo che il popolo, cioè tutti, abbiano la possibilità di leggere tutto quello che viene pubblicato….anche i saggi di professori universitari, anche quei testi cioè che oggi o per il costo dei libri o per le mafiette dei cosiddetti intellettuali, sono riservati a pochi.”

Guarda che basta andare in una biblioteca pubblica e trovi quel che vuoi.Il punto non è questo,ma che il cosidetto popolo ci vada e che sia interessato alla lettura di questi saggi invece che di baricco o moccia.Nei più grandi musei del mondo sembra di stare al supermercato di sabato,file da concerti rock,poi senti i commenti e ti cadon le braccia.Vai in terza media e fanno errori di scrittura da prima elementare e leggono balbettando.This is the problem,non costi ,malafede ,difficoltà di reperimento dei testi o intellettuali.

johnny

Comment from Francesco Pomponio
Time: 6 Gennaio, 2010, 8:50 pm

Sono d’accordo con johnny. La cultura non sarà mai di Massa perchè è una cosa che ti fai da solo. L’informazione può e deve essere accessibile a tutti, ma la cultura è quello che ognuno di noi ricava dalle informazioni.
La gente non legge perché ritiene di avere di meglio da fare. Semplice. Ed è nel suo diritto.
Finchè si scriveranno e pubblicheranno stronzate solo per vedere il proprio nome stampato e credersi arrivati, finchè, come diceva anche Ettore, gli scrittori saranno un club esclusivo di leccaculi di lusso, la gente si guarderá la tv oppure si dedicherà ai videogiochi la sera piuttosto che leggere.
E non è certo questione di prezzo.
Francesco

Comment from Francesco Pomponio
Time: 6 Gennaio, 2010, 8:54 pm

Rettifico, Ettore non diceva così, sono io che a volte mi lascio andare. Ma la penso così. E guai, se a certi pseudo e sedicenti scrittori, cerchi di sottrargli il leccalecca.

Comment from Leila Mascano
Time: 9 Febbraio, 2010, 10:58 pm

Intellettuale: secondo lo Zingarelli è chi vive nel mondo degli studi e dell’intelligenza: uomo di cultura e giudizio elevato. Immaginate che io sia una specie di Candide, persuaso di vivere nei migliore dei mondi possibili, e pieno di stupore legga gli interventi sopra riportati. Mi verrebbe spontaneo chiedermi: quali speranze gravavano sugli intellettuali e di quali città ideali si affidava loro il governo perché oggi questa parola risulti così svilita? Anzi, svilita doveva esserlo già da un pezzo, se il buon Einstein se ne indignava come d’un insulto! Ma l’intellettuale è colui che deve in qualche modo gestire una forma di potere che gli viene dall’autorevolezza, o dev’essere solo un testimone dei tempi? Deve l’intellettuale essere profetico, mettere in guardia, tentare di influenzare gli animi, essere attivo nelle cose politiche, gestire opinioni? Insomma, l’intellettuale dev’essere militante o obiettore? Al centro della lotta o fuori dalla mischia? Attraverso quale iter la parola intellettuale, e ciò che rappresenta, è secondo voi approdata al sottile disprezzo che sembra circondarla? Perdonate il povero Candide… Ma lui non ha capito ancora un intellettuale chi è. Voltaire era un intellettuale? E Pasolini?
Seconda domanda: Perché la gente comune fa osservazioni più acute dei professori universitari? Perché i professori universitari sono ( si chiede Candide ) intellettuali, e dunque il loro macinare idee, sempre quelle, da soli e nella propria testa ( qui c’è un’inelegante ma efficace espressione romana che Candide non può conoscere ma noi sì ) li porta ad avere un rapporto sclerotizzato con la realtà, e dunque perdono quell’innocenza tipica dei bimbi e dell’ordinary people, che fa esclamare, acutamente: Ma l’imperatore è nudo!
E infine:quando si parla di popolo a me viene in mente Quarto stato. Mi vengono in mente le bandiere rosse, rossissime, che tanto scandalo fecero in 900 di Bertolucci. Mi viene in mente il Pueblo unido. Qui lo Zingarelli si fa un po’ carente. Popolo: complesso degli abitanti ordinati in un reggimento civile, in uno stato, in una città. Eh, no, il popolo è molto più di questo. E’ un insieme di persone che condivide e ha condiviso esperienze, cultura, tradizioni. Questa condivisione, questa matrice comune fa di un mucchio di individui un popolo. Forse per questo noi italiani abbiamo faticato tanto a sentirci tutti un popolo, perché le nostre esperienze e la nostra storia erano diversissime. E tuttavia ci siamo alla fine riusciti, pare. Solo in quest’ottica la cultura popolare ha un senso che va ben oltre i canti delle mondine, e non è cosa che si possa liquidare con una battuta. Diventa una cosa nobile, da cui attingere forza, un tessuto di usanze, tradizioni, un humus ricco e vario dove si dovrebbero innestare le trasformazioni che i tempi e le mutate circostanze impongono, ma che resta sempre l’humus “nostro”, il tessuto connettivo. Ma, e qui torna l’ingenuo Candide, non sarebbe meglio sostituire questa parola con “gente”? Dov’è il popolo? Il popolo con il suo solido buon senso, con la nobiltà insita, il popolo non c’è più. Nobiltà, sì, perché con l’avvento di tempi sbalestrati come questi, tutto quello che era cultura popolare ha perso significato e valore, e giustamente ( vedi interventi sopra ) anche questa è diventata una parola ambigua e svalutata : popolo, e di conseguenza cultura popolare. Quel che è venuto al suo posto è un ibrido, una miscela pericolosa d’ignoranza e falsi miti, prepotenza e rigetto delle proprie radici che ha prodotto un risultato inoppugnabile: la volgarità. Dunque il popolo non è mai volgare, la gente sì, lo sono questi borghesi piccoli piccoli che al popolo dei padri e dei nonni si sono sostituiti. Ma poi, vedete, i tempi sono tiranni e la storia si prende le sue vendette, perché sempre di più le aspirazioni borghesi sono risibili e irraggiungibili, mentre, se seguiamo il mentore Zingarelli, arriviamo alla sacrosanta definizione di proletario: Lavoratore che deve faticare per sostentare sé e la famiglia, avendo la sola risorsa della mercede giornaliera. E così, essendo sparite insieme alle bandiere anche tante conquiste legate al lavoro, alla sicurezza dei posti di lavoro etc., troviamo da una parte i ricchi molto ricchi che di questo discorso non fanno parte, e dunque se ne infischiano, e dall’altra una folla di proletari ( compresi professori precari e moltissimi intellettuali, da cui sono esclusi i personaggi che per il solo fatto di apparire in televisione appaiono spesso euforici o lobotomizzati a scelta )) sempre più proletari che neppure sa di esserlo. Tutti insieme, appassionatamente verso il futuro. Quale, non si sa, o si preferisce far finta di non saperlo.
Ah, la GENDE! come diceva Tina Pica.

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