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PERCHÈ TI PIACE LEGGERE I ROMANZI?

Esattamente tre anni fa pubblicavo questo post: 

Perchè ti piace leggere la narrativa? I romanzi e i racconti, insomma,  quella cosa  che oggi si chiama  fiction?

Ti sei mai posto questa domanda? Prova a rispondere, chiediti quale è la vera ragione che ti fa sentir bene quando ti immergi nei personaggi e nelle storie create da qualcun altro.

Aspetto le tue risposte, sono molto, molto curioso. E vorrei fare una piccola statistica.

Adesso dopo tre anni, riprendono i commenti, incredibilmente, ad un post sepolto ormai sotto mille altri.

Mi sembra allora opportuno riportarlo in primo piano e chiedervi ancora: perché ti piace leggere i romanzi?

Ettore Bianciardi

Comments

Comment from frank spada
Time: 25 Gennaio, 2010, 6:48 pm

Da ragazzino ho avuto la fortuna di una parentela stretta con uno che leggeva molto, distanziato in là negli anni.
Curioso di quel fare, ho cominciato a prelevare qualche libro da una bibliteca - quelli meno in vista, s’intende - e leggerli di nascosto. Poi ho continuato a farlo, finché sono arrivato a quelli in prima fila, e da allora ho continuato a leggere, comprando solo libri che mi rimandavano ad altri - nelle librerie sapeva già quel che volevo.
Tre anni fa ho iniziato a scrivere, e ho letto sempre di meno; oggi mi conosco un po’ di più - anche se sono sempre in conflitto con il mio compare - vagli a spiegare che ormai ci resta poco da vivere!

Comment from Francesco Pomponio
Time: 26 Gennaio, 2010, 9:48 am

Non lo so perché leggo. Il primo libro che ho letto e che mi ricordo è stato Don Chisciotte in una edizione per ragazzi. A casa mia non c’erano libri, io sono stato il primo a portare là dentro questi oggetti del demonio.
Ora, dopo qualche migliaio di libri letti, leggo ancora, ma non posso farlo mentre sto scrivendo qualcosa, altrimenti rischio di trovare un libro che mi piace ed esserne influenzato.
Ma poi leggo lo stesso…

Comment from enrico mattioli
Time: 26 Gennaio, 2010, 12:32 pm

a dirla tutta, un tempo leggevo molto poco. cominciai a scrivere e “non capivo” come mai le mie cose fossero banali. tralascio la mia storia sul primo contatto con baraghini (mi ricoprì di “insulti” per aver avuto l’ardire di mandargli una mi raccolta di racconti d’umorismo). però a casa mi arrivavano le pubblicità di stampa alternativa. ricordo una brochure dove c’era scritto “i libri devono essere pericolosi” (o qualcosa del genere).
il problema è sempre stato scegliere il libro. questo apre il discorso sulle librerie e su dove reperire certe pubblicazioni. probabile che si legga poco perchè si entra in librerie che non sono librerie. si leggono romanzi che non sono romanzi.

per rifarmi alla vostra/nostra questione, leggo cose che mi appaiono pericolose, quindi, mi piace leggere perchè, anzichè tatuarmi, vorrei portare ferite visibili, inferte da pubblicazioni… pericolose.
saluti

Comment from La Donna Cannone
Time: 26 Gennaio, 2010, 7:45 pm

Oh, cari, questo invito è interessante e il commento che mi precede divertente. Voglio anche io dei libri pericolosi! Anzi,
anche dei blog.
E forse è pericoloso continuare a invitare le persone a riflettere su se stesse e conoscersi più a fondo? Credo di sì.

Mi rallegro e vi rallegro, spero, con questo, in quanto a pericolosità :-p
http://blog2piazze.blogspot.com/2010/01/dc-digos-controls-me.html

La tua domanda, Ettore, è succulenta. Ci chiediamo più spesso perché scriviamo, forse.

Io leggo per distrarmi, per evadere, per conoscere.
Per trovare altre parole, più precise, profonde, delicate, che descrivono il mondo. E poi rubarle, farle mie.

Per stimolare il mio pensiero, per viaggiare da ferma.
Per viaggiare nel tempo.

Scoprire i miei limiti e superarli.
Anche questa domanda mi aiuta a spingerli oltre.
Credo che ci penserò ancora e scoprirò nuove cose. Grazie, dunque

DC

Comment from mita
Time: 27 Gennaio, 2010, 1:12 am

Era estate, eravamo in vacanza, mio marito aveva comprato un romanzo e se lo era letto in una giornata. Ho passato tutta la notte a leggere quel libro: ero curiosa di capire perché gli fosse piaciuto tanto, volevo condividere le sue emozioni.
Ho un libro di almeno 1000 pagine. Dovendo subire un intervento con una breve degenza me lo sono portato dietro. Ancora sorrido quando lo vedo nella libreria: quei tre giorni dovevano apparirmi un’eternità.
Fra i miei primi passi nel mondo dei grandi il permesso di leggere un romanzo di cui avevo visto il film con la promessa che se lo avessi ritenuto inadatto avrei smesso da sola la lettura. (naturalmente non era inadatto, altrimenti non me lo avrebbero dato, ma il senso di responsabilità che provai…)
Il senso di indipendenza provato scoprendo che la lettura è un piacevole passatempo quando si desidera stare un po’ con se stessi.
Il piacere e il senso di privilegio quando al mare mio marito, allora fidanzati, leggeva ad alta voce dei romanzi per me.
Io incinta al nono mese che lo tenevo sveglio e lui, paziente, che mi leggeva Full of life di John Fante e ci venivano le lacrime agli occhi per le risate (il libro racconta di un giovane scrittore e della moglie incinta).
Il trasloco nella nuova casa ancora vuota se non per i libri e i divani e leggevo con una felicità che non saprei descrivere, come se stesse per iniziare una nuova avventura e quelle letture mi servissero da manuale d’uso.
Presto i romanzi che amo di più ai miei amici per ampliare lo spazio in comune, per condividere certe emozioni, certe riflessioni, certi modi di vedere la vita, certi suggerimenti su come affrontare le cose.
Quando la vita prende una nuova svolta mi pongo nuove domande e cerco nei romanzi che ho già letto le risposte che so di poter trovare e in quelli che non ho ancora letto quelle che spero di trovare.
I romanzi che amo particolarmente li ho riletti più volte. A distanza di anni mi accorgo di quanto sono cambiata oppure no.
Scelgo i romanzi da leggere desiderando ridere, divertirmi, stupirmi, arricchirmi, capire di più gli altri e me stessa, confrontarmi, essere all’occorrenza consolata, coccolata, migliorarmi. Sono quindi molto attenta nella scelta.
Leggere un romanzo è come ascoltare un amico che può parlare apertamente perché nessuno vi ascolta e perché non è preoccupato dal tuo giudizio.

Comment from Leila Mascano
Time: 27 Gennaio, 2010, 9:54 pm

Il primo libro serio che ho letto è stato Storia comica, di Anatole France.So che è difficile crederlo, ma avevo otto o nove anni. Il libro mi lasciò giustamente perplessa, ma fu l’aprirsi di una porta sull’universo. Angosciata dal timore di non specchiarmi, ritrovavo mille mie immagini nei frammenti di uno specchio che si moltiplicava all’infinito. Leggevo di notte, sola, in una grande biblioteca. Fuori dalla finestra vento e mare riempivano la notte di fruscii e le stanze enormi erano piene di scricchiolii. Ma i fantasmi non potevano superare il cerchio di luce, ed io viaggiavo ovunque, con una fame di sapere e di amore bulimica. Non disdegnavo niente, tutto mi affascinava, e apprendevo stupefacenti cose. La biblioteca aveva i suoi segreti, che mi turbavano, ma non mi fermavano.De Sade a nove dieci anni non lascia indifferenti.Ma anche Auden, Anna Achmatova, e i russi, e i grandi della letteratura americana…tutto, tutto. I miei cari amici! La poesia, che tanto mi ha consolata, e tutti quelli a cui debbo l’avere imparato a vivere prima, a sopravvivere poi, in qualche circostanza. Rileggere! Si, per ritrovare l’incanto delle orme su una spiaggia vergine, perché il gusto di quelle letture così vive. così sbalorditive non l’ho dimenticato. La scoperta. Tutto quello che una persona di media cultura ha letto a quarant’anni, io l’avevo letto a quattordici. Sono ancora in grado di ricordare a memoria alcuni brani dell’Amleto in inglese, con testo a fronte, regalo per aver superato la terza media.Sono grata ai libri, a tutti i libri, io li sento scorrere in me e se tutto dovesse andare male, me ne starò con loro al riparo dai fantasmi, mentre fuori è notte, nel cerchio di luce, finché non si spegne.

scritto da Leila Mascano · 6 febbraio 2008, 15:00 · #

Comment from enrico mattioli
Time: 27 Gennaio, 2010, 9:59 pm

ps
donna cannone, firmarti DC è veramente rivoluzionario e… pericoloso!
un abbraccio

Comment from Gian-Andrea Rolla
Time: 29 Gennaio, 2010, 2:28 am

Spero di non sapere mai perché. Temo che sapendolo cesserei di leggerne, già ne leggo pochi e ne scrivo ancora meno. E non so se mi farebbe bene smettere. Deve essere qualcosa che a che fare con la salute, una malattia o una terapia. A volte fanno male, altre volte fanno bene. Meglio non approfondire, in Italia non c’é l’eutanasia. Lasciamoci guidare dalle trippe, dalle budella.

Comment from la Donna Cannone
Time: 30 Gennaio, 2010, 8:30 pm

e trippa sia!!!!!!!!!!

Comment from Emiliano Sabadello
Time: 3 Febbraio, 2010, 12:30 pm

Si legge, e si scrive, per sapere di non essere soli. E’ l’assunto di un bellissimo film con Debra Winger e Anthony Hopkins, Viaggio in Inghilterra.
Si legge, e si scrive, per sapere che c’è già stato qualcuno che ha vissuto prima di noi. Per me, è stato il grimaldello per cambiare la mia vita e, forse, il mio destino. Scoprire la solitudine, la noia, ma anche gli slanci di vita e di amore dietro alle poesie di Giacomo Leopardi, è stato fondamentale per la mia formazione. Scoprire che quelle parole non erano soltanto messe lì apposta per farmi studiare fu quasi uno shock. E ancora ci vado avanti di rendita. Tutti i libri che ho scritto li devo a quei mesi di “studio matto e disperatissimo” durante i quali ho imparato ad apprezzare il valore della letteratura e della vita trasferitaci dentro.
Dunque, perché ti piace leggere i romanzi e segnatamente la fiction (intesa non all’italiana ovviamente)? Perché, se il libro vale qualcosa e non è mero frutto di strategie imprenditoriali, dentro c’è la vita, filtrata dalle maglie della letteratura e dell’immaginazione. Infatti, non basta comunicare un messaggio: bisogna anche trovare la giusta forma. Immaginiamoci il Bonifacio VIII di Dario Fo raccontato in un modo più accademico: non solleticherebbe neanche metà delle riflessioni che invece fa nascere nel racconto del nostro grande attore.
E poi, personaggi come Holden Caulfield, Bill Denbrough, Robert Jordan, Anna Karenina, Dolores Claiborne, Frodo Baggins, Oskar Matzerath, Walter Matern, Gordon Lachance, i Buendìa, il Grigio, Tulla Pokriefke, e tutti gli altri, me li ritrovo spesso nel pensiero e negli occhi, proprio come persone vere. E poco importa se qualcuno potrebbe considerarmi matto.
Perché mi piace leggere i romanzi e le storie inventate? Perché nelle storie cerco, e a volte trovo, l’UOMO.

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