Main menu:

Cerca nel Blog

Categorie

Archivio

RSS Feeds:

LA MORTE DI SALINGER

 

Una punta di tristezza ha contraddistinto questa giornata. La morte di Salinger, per quanto attesa, è un evento che dovrebbe segnare i tempi, con la stessa intensità con la quale l’hanno segnata le sue opere. Uomo non facile (ma chi lo è?), aveva preferito l’eremitaggio moderno alle luci della ribalta, con ogni probabilità in accordo con il carattere della sua opera maggiore: Il giovane Holden (The catcher in the Rye). Interprete del disagio giovanile del secondo dopoguerra, ha scritto dialoghi memorabili e affrescato un’intera generazione che faceva del presente l’unica via da percorrere. Famosissima la domanda che Holden fa al tassista riguardo alle anitre e al loro destino quando il lago era ghiacciato. Un passaggio che dipende dal contesto della situazione e che definisce tutto un clima spirituale in poche righe. Un passaggio impunemente trafugato da Pieraccioni nel film “I laureati”, senza neanche la decenza di citarne l’origine in qualche modo.
Da un punto di vista esteriore (in realtà non ha mai rilasciato nessuna intervista in proposito) la scelta di Salinger, oltre ad essere molto rara, potrebbe risultare pericolosa ed indigesta, nella società dell’apparenza e della notorietà ad ogni costo. O forse ha fatto semplicemente come Michele di Ecce Bombo: “mi si nota di più se non vengo o se vengo e…”, scegliendo appunto di non andare alla festa. E se Bret Easton Ellis esulta alla sua morte proponendo di farne una (a che cosa può arrivare uno per vendere qualche libro in più), noi siamo un po’ spaesati nel sapere che un uomo d’altri tempi non c’è più, che una voce del tutto fuori dal coro ha smesso di cantare.
Noi che piangiamo la scomparsa degli amici lontani.
Noi che vediamo la vita com’è e attaccata alla materia.

Ma per fortuna, usando parole del grande Dante Alighieri, “l’uom s’etterna”.

Emiliano Sabadello

Comments

Comment from frank spada
Time: 4 Febbraio, 2010, 12:23 pm

E per fortuna Emiliano Sabbadello non s’attarda; e scrive un post esemplare: Bravo !

Comment from johnny doe
Time: 4 Febbraio, 2010, 4:09 pm

Ho riletto circa un paio d’anni fa il libro a circa 15 anni di distanza e l’ho trovato come la prima volta un po’ sopravvalutato e datato.Forse nei primi anni 50,negli Usa c’era un’altro tipo di società,più chiusa e bigotta,ma a noi,borgatari milanesi,ha fatto poca impressione e di giovani holden ne avevamo a decine.Ribelli d’ogni genere di fronte ai quali pensieri e parole di Holden,erano da femminucce.Ribelli che,a differenza di Holden, non avevano paura di diventare adulti,con tutte le menzogne che questa età della vita comporta.Quanto allo stile,il libro è certamente notevole,scorrevole (almeno in italiano) e si legge con interesse,ma quanto ad icona del ribellismo giovanile,come e poi diventato,ci lasciava alquanto freddini.Baricco e altri soci,l’hanno fatto poi diventare quasi una macchietta,un marchio,un biscottino da consumare in un mondo ch’era diventato un altro pianeta ,lontano anni luce dagli anni ‘50 e dal giovane Holden americano.
Non c’è paragone con il Rimbaud di 80 anni prima,sotto questo aspetto!

Quanto a Salinger,non son ben noti i motivi del suo isolamento dopo il successo.Quali che siano,ha fatto bene: come pure il non pubblicar più nulla.Io sono per gli scrittori di un paio di opere al massimo,dove han messo dentro tutto quanto avevano di fondamentale da dire.E’ inutile ripetersi con un libro all’anno e probabilmente anche peggiorare quasi sempre.Capisco le esigenze editoriali di batter il ferro intanto che è caldo,ma tant’è.(vedrete ora quanti inediti salteran fuori!).Certamente c’è qualche eccezione, mi vengono in mente Tolstoi e Dostojevskij,dove ogni libro è una scoperta e un’invenzione.Ma è merce rara,probabilmente un altro pianeta.

Comment from Leila Mascano
Time: 5 Febbraio, 2010, 7:34 am

Nove racconti di Salinger. Rileggerlo quindici anni dopo, circa. La perfezone di un attimo sospeso,di un pomeriggio effimero,di un riflesso irripetibile sull’acqua, l’istante che vorresti perpetuare per sempre in cui il viso che ami è bellissimo e intanto “sai” che lo perderai. I nove racconti sono l’attimo in cui la nota insopportabilmente sale fino all’esplosione del cristallo. Il timore di non ritrovare, dopo un lungo intervallo, la stessa sensazione di riconoscenza, perché ti sei rispecchiato in qualcuno che ha lo stesso tuo straniato sentimento della realtà, e sarebbe terribile non ritrovare più quell’affinità che ti fece sentire meno solo. Esmé, con amore e squallore…Il mondo è a un passo, e io, e loro, restiamo sulla soglia. Con amore e squallore, appunto.
Avevo scritto questo post su Poche chiacchiere, circa due anni fa se non ricordo male, e mi ha colpito che come johnny doe ho riletto dopo lo stesso numero di anni un libro che mi aveva incantata e che ha confermato il suo fascino su di me. Penso che in qualche modo Il giovane Holden sia stato una pietra miliare, e che non sia un caso se moltissimi, anche non di quella generazione, ci si siano riconosciuti. E’ vero anche che amiamo quel che ci somiglia, e non tutto parla al nostro cuore, alla nostra intelligenza nello stesso modo. Vorrei consigliare a chi non l’ha fatto di leggere i racconti di Salinger, dove il fascino e l’originalità della sua scrittura sono percepibili senza il suono di grancassa che ha circondato Il giovane Holden, e che a qualcun può aver dato fastidio più che per il libro in sé per il fatto che sia diventato una specie di etichetta.

Comment from Emiliano Sabadello
Time: 5 Febbraio, 2010, 12:18 pm

Cara Leila, questo scrivevo qualche mese or sono sul mio blog:

Salinger non ha scritto soltanto Il Giovane Holden. Nella sua produzione, certamente non sterminata, Salinger ha scritto racconti di spessore che, come l’opera maggiore, hanno la consapevolezza di esprimere un’intera generazione.
Prendiamo ad esempio i Nove racconti. Tradimenti, suicidi, dialoghi serrati e un’epoca che sta passando. I rapporti tra le persone sono ancora molto umani, ma sotto sotto c’è qualcosa che si avverte come distonica. Sono gli anni ‘50 in America, visti con una molteplicità di occhi da rimanere a bocca aperta. In Un giorno ideale per i pesci banana, un dialogo tra un adulto e una bambina si conclude nell’unico modo in cui poteva farlo. In Lo zio Wiggily del Connecticut tutto il racconto è nella situazione. Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi è una sorpresa da scoprire da soli. L’uomo ghignante, forse il più simile a Holden, ha l’eterno fascino della favola impresso nei caratteri. Ecc. Ecc.
Si potrebbe andare avanti per molte altre righe ancora, ma tutti questi racconti meritano una lettura spassionata e scevra da qualsiasi forma di critica, intesa in senso buono. Il periodo blu di Daumier-Smith ne è l’esempio più lampante, insieme forse a Teddy, dove è la lettura stessa ad essere protagonista del racconto.

saluti
Emiliano

Comment from Emiliano Sabadello
Time: 5 Febbraio, 2010, 12:22 pm

@Johnny Doe: qualche mese fa scrivevo questo e lo rigiro volentieri in questa sede:

In un articolo di Nick Hornby, apparso in italiano su Internazionale del 10/16 aprile 2009, l’autore dà consigli sui suoi “primi quaranta libri”. Uno dei fili conduttori dell’articolo è senz’altro che i libri devono essere letti nei momenti giusti della propria vita. Il che è condivisibile, ma può anche portare a delle critiche non proprio spassionate su alcuni libri.
Uno di questi è Il giovane Holden, uno dei manifesti della Beat Generation, ma anche uno dei libri più brillanti del novecento, con un linguaggio praticamente inarrivabile, il che ne fa un esempio di tennica narrativa e di critica sociale praticamente imprescindibile, elevandolo al di sopra di qualsiasi momento storico.
E’ un libro che non invecchia e che non dimostra affatto i sessantanni suonati che ha. Ad ogni lettura ci si può trovare il lato critico, il lato adolescenziale e, siccome Holden è una sagoma, anche il lato comico. Praticamente esilaranti risultano gli episodi del “vecchio Marsalla” che vecchio non è e della visita di Holden al vecchio professor Spencer, su “quel letto di cemento”.
Non date retta a Hornby o a chiunque vi dica che non vale la pena di rileggere questo libro. In questo modo non perderete la possibilità di amarlo o di odiarlo.

@Fran Spada: Grazie!

Comment from celeste aida
Time: 5 Febbraio, 2010, 2:43 pm

La fama di Salinger sta tutta nella sua scomparsa.
al contrario di altri che brillano di pseudopresenzialismo, di intellettualismo da “tè delle cinque”, di scrittura magniloquente per nascondere l’assenza di idee.

Comment from johnny doe
Time: 5 Febbraio, 2010, 2:59 pm

x leila - “e non tutto parla al nostro cuore, alla nostra intelligenza nello stesso modo.”

E’ molto vero questo che dici,e forse è proprio per questo che anche dopo la rilettura di Holden,questo romanzo (continuo a credere molto più emblematico in USA) non mi ha entusiasmato,pur riconoscendone la cifra stilistica,e ho già spiegato il perchè.
Leggerò ovviamente questi nove racconti che non ho letto.

Comment from nadia
Time: 5 Febbraio, 2010, 8:48 pm

Per Celeste: a chi ti riferisci? A Moccia, a Baricco, a tutti gli pseudoscrittori/attori/veline/presentatori?
Se si sono daccordo con te.
A parte l’opinione su Salinger

Comment from Francesco Pomponio
Time: 5 Febbraio, 2010, 10:20 pm

Ho letto Il giovane Holden, non è male, ma secondo me è molto sopravvalutato.
E’ un bel libro, lo letto e riletto almeno tre volte.
Però davvero penso che molto stia nella volontaria scomparsa di Salinger.
Anche io penso che non si possa realisticamente scrivere un libro all’anno e mantenere la qualità necessaria. Alla fine si rischia di diventare mestieranti e basta.
Lo scrittore di professione è un grande artista fallito.

francesco

Comment from Emiliano Sabadello
Time: 10 Febbraio, 2010, 9:27 am

Sarà che Il Giovane Holden è uno dei primi libri che ho letto nella mia vita, ma non riesco a legarlo alla volontaria scomparsa di Salinger, né a considerarlo un libro sopravvalutato. Per quanto mi riguarda, sono venuto a conoscenza di alcuni lati della sua biografia soltanto dopo aver letto i suoi libri e questo non ha inciso in nulla sui giudizi che mi sono fatto sulle sue opere. Ad esempio, Franny e Zooey non mi è piaciuto, l’ho trovato abbastanza pesante. Invece i nove racconti (stupendi) e Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione sono scritti molto bene.
Detto questo, anch’io credo che lo scrittore di professione sia un artista fallito, ma soltanto se scrive per il mercato. E se ci sono scrittori che tirano fuori un libro all’anno o anche più e lo fanno per ispirazione o per disperazione, ben vengano.

Comment from johnny doe
Time: 11 Febbraio, 2010, 10:44 pm

x emiliano sabadello,

comprendo le sue ragioni se l’Holden è uno dei primi libri che ha letto.Non so in che anno,e le sue succesive letture a ridosso.Io purtroppo ho avuto come prime letture importanti Rimbaud,Camus (specie i saggi),Henry Miller,il Viaggio di Celine e fuori dallo sconcio scolastico,Dante.
Come potrà comprendere,questo è uno dei motivi per i quali non son restato molto colpito da quel romanzo di formazione,pur riconoscendogli una cifra formale-stilistica inportante.Nè il linguaggio parlato,immediato era una novità così come l’incomunicabilità generazionale e la solitudine giovanile.
La biografia personale di uno scrittore non mi interessa per nulla nel giudizio delle sue opere,spesso non ha nessun rapporto.Credo anch’io che la fama del libro non sia quindi legata all’esilio volontario di Salinger,ma in primis ai tanti lettori USA e rimbalzata poi in Europa sovradimensionata,come spesso è accaduto in altre occasioni.
Continuo a credere che il grande impatto del libro su una societa americana anni ‘50,puritana e conservatrice sia stato più condizionante per loro che per i lettori europei,un po’ più smaliziati,tali da non farsi oltremodo incantare dalle istanze ribellistiche e contestatrici di un certo sistema, da parte del giovane Holden.La fine del romanzo poi,è tipicamente americana :la clinica.Ve lo immaginate un Rimbaud in clinica? Lui ha fatto il mercante di schiavi!Quelle difference!
A margine voglio segnalare il fastidio (come per la madeleine di Proust) della continua citazione ,a meraviglia delle genti, delle famose anatre,nient’altro che una carina boutade.
Questo non vuol dire che non sia ovviamente un libro da leggere (specialmente coi tempi che corrono),ma non certo da destare incontrollabili entusiasmi,come spesso s’è dovuto vedere.

Comment from Emiliano Sabadello
Time: 12 Febbraio, 2010, 5:09 pm

Dichiarare le mie letture sarebbe imbarazzante, così come i miei trascorsi letterari. Diciamo soltanto che Salinger ha resistito negli anni, anche a confronti molto acerbi. E ogni tanto qualche paginetta non mi fa male…

Comment from johnny doe
Time: 13 Febbraio, 2010, 10:02 pm

ok,bye.
Ah,un tardivo complimento a Luciano (solo ora ho scoperto la parentela) per l’inarrivabile traduzione dei due Tropici,che certamente ha in gran parte contribuito a farmi amare queste prime letture giovanili.

Write a comment