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MARIAGRAZIA PAGA
SE NON È TROPPO CARO!

Cara Mariagrazia, se vuoi poprio un suggerimento spontaneo, ti consiglio, se pensi ne valga la pena, di pubblicare, a patto che il contributo richiesto non sia alto. Oltre a riceverne la soddisfazione che solo un autore può comprendere, potrebbe sempre costituire un trampolino di lancio per il futuro. Magari un domani il tuo libro potrebbe capitare in mani importanti, piacere ed avere un destino diverso… (ed aprire la porta ad altri lavori).
Per quanto riguarda poi la distribuzione nelle librerie, come si evince dalla tua stessa missiva, c’è purtroppo una sorta di DITTATURA EDITORIALE, che vale anche per LA DISTRIBUZIONE (oltre che nella pubblicazione!). Praticamente, DISTRIBUISCONO SOLO I GRANDI! Quindi, anche sforzandosi di distribuire, le case editrici a contributo (o a pagamento, il che è lo stesso) RICEVONO INVARIABILMENTE RIFIUTI DA TUTTE LE LIBRERIE.
Parafrasando il titolo di una vecchia Telenovela, possiamo affermare che “solo i grandi distribuiscono. ..”.
Hanno vinto anche Sanremo!
Non fa niente che distribuiscano spesso immondizia, tanto il guadagno l’hanno avuto “a priori”… Mai sentito parlare dei contributi all’editoria? (Prego documentarsi…).
I libri “venduti” on-line è come se non fossero stati distribuiti (e praticamente non pubblicati…): il lettore vuole “provare”, cioè leggere qualcosa del lavoro (come avviene appunto nelle librerie), prima di comprarlo. E poi, semmai si avesse la ventura di vendere qualcosa tramite Internet, sarebbe un problema controllare il numero delle copie vendute.
Intelligenti pauca…
Tanti affettuosi saluti da Pereppe (uno che ha pubblicato con contributo).Pubblico anche questo commento come post, perché mi pare interessante.

In sostanza il signor Pereppe, che ha pubblicato a pagamento, consiglia a Mariagrazia di fare altrettanto e le spiega il perché.

Innanzitutto al signor Pereppe vorrei chiedere se esiste veramente. No, perché se uno vuol pubblicare, se per farlo è anche disposto a tirare fuori i soldi, vuol dire che un po’ di voglia di diventar famoso ce l’ha! E allora come mai si rifugia dietro uno pseudonimo, per giunta mi sembra inventato lì per lì?

Mi vengono dei dubbi. Ma tiriamo avanti.

Allora il ragionamento che fa Pereppe è semplice: i grossi editori non ti pubblicano, quelli a pagamento sì. Gli editori a pagamento non ti distribuiscono però, perché la distribuzione ce l’hanno in mano i grandi e figurati se aprono le porte agli altri. D’altronde sarebbero gli stessi librai a non volere quei libri lì.

Completamente d’accordo con Pereppe.

Ma non capisco allora perché pubblicare a pagamento!

Non è la stessa cosa stampare i libri da soli e provare a venderseli?

Abbiamo stabilito che tanto la distribuzione non se li prenderà, né se li stampo io , né se li stampa l’editore a pagamento!

Dice: ma vendere per internet non é vendere. E quelli stampati a pagamento come si vendono?

E poi perché non è vendere? Perché chi compra i libri vuole leggere il primo capitolo, prima di comprare. Bene allora mettiamo i primi capitoli su internet, così se li leggono tranquillamente.

E ancora: ma con internet non si controlla la tiratura. Ed è un grosso problema? E le tirature di Mondadori chi le controlla, oltre a Mondadori? Credete che le copie vendute che sono dichiarate dai grossi editori siano vere? Dividetele almeno per quattro. Insomma se uno scrittore autopubblicato si mette a spararle grosse sulle sue vendite, state tranquilli che è in buona compagnia.

Insomma io non riesco a capire a che cosa serve un editore a pagamento. Più che parlo con la gente e più non lo capisco.

Per favore me lo spiegate voi?

Ettore Bianciardi

 

Comments

Comment from Luca Martini
Time: 10 Marzo, 2010, 9:06 am

Sottoscrivo ogni parola di Ettore e provo a rispondere.
Un editore a pagamento serve solo per gonfiare l’ ego di un aspirante scrittore, che in questo modo si ingannai da solo (mentendo sapendo di mentire….) perchè pubblicare a pagamento è come far ridere un pubblico di drogati: quelli ridono sempre….(ho preso a prestito questa metafora da “Io e Annie” di Woody Allen).

Ossequi

Luca

Comment from Elisa
Time: 10 Marzo, 2010, 5:25 pm

Buongiorno. Scusate se mi intrometto. Sono capitata qui per caso ^__^
Io un editore che mi ha pubblicato NON a pagamento l’ho trovato. Un piccolo editore comunque. Vero che la distribuzione è quello che è, come immagino per i libri a pagamento. E’ molto frustrante voler scrivere. Frustrante in un luogo dove si predilige la spazzatura. Un sorriso. Elisa

Comment from Francesco Pomponio
Time: 10 Marzo, 2010, 5:30 pm

Considerate però che molti non sanno neanche com’è fatto un tipografo, e io che ci lavoro so che se ti presenti dicendo voglio stampare un mio libro, se non ti sputano in faccia sei fortunato.
E poi vogliono i file così e cosà, e il pdf non gli va bene, e non ci sono i font… e poi che carta ci mettiamo? e quante copie? 50? “ma noi abiamo molto da fare, non possiamo perdere tempo con cose piccole.”
E così via.
Di solito chi si diletta a scrivere già è tanto se sa accendere un computer, figuriamoci impaginare un libro da solo.
Tempo fa mi si è presentato un cliente, (io non faccio l’editore a pagamento) ma mi occupo di stampa (anche) per lavoro.
Voleva stampare un manuale, dicendo:”l’ho già impaginato io.”
L’aveva fatto in Word, con i margini sbagliati, font assurdi, le foto appiccicate con copia incolla e prese da Internet. Insomma ho faticato a fargli capire che dovevamo impaginarlo di nuovo con un programma che poi generasse un file che andasse bene alla tipografia.
Bisogna considerare che l’editore a pagamento fa anche questo.
Secodo me dovrebbe farsi pagare il servizio di preparazione del libro che c’è prima della stampa, che non è poco.
Se le cose fossero più chiare, poi ognuno è libero di fare quello che vuole con i suoi soldi.
Ma sono poche le tipografie che forniscono i servizi che ho citato e che hanno la voglia e la pazienza, soprattutto la pazienza, di star dietro a gente che spesso si sente candidata al premio Nobel per la letteratura ed è pronta a denunciarti o non pagarti la fattura se gli sbagli una virgola nel loro prezioso testo.
Io questi clienti, se capitano, li passo alla concorrenza.

ciao

Francesco

Comment from Elisa
Time: 10 Marzo, 2010, 5:32 pm

Buongiorno. Scusate. (Non so se è andato a buon fine il primo messaggio). Sono capitata qui per caso e ho letto alcune cose.
Ora. Io un editore che mi ha pubblicata senza chiedere un soldo l’ho trovato. Vero è che poi la distribuzione è quella che è, in effetti non sono stata distribuita se non in una libreria di amici che ha acquistato di sua iniziativa alcuni libri.
Per altro non credo sia solo il fatto del leggere i primi capitoli la differenza tra libreria e internet. In libreria uno arriva, vede un libro esposto e dice: mi ispira. Per cui magari lo compra. Ma in internet, o lo sai o non lo sai.
E’ molto frustrante voler fare lo scrittore.
Un saluto a tutti
Elisa

Comment from Francesco Pomponio
Time: 10 Marzo, 2010, 5:50 pm

Scusa Elisa, ma DEVE essere così, bisogna che ci siano difficoltà, se poi uno vale e non può vivere senza scrivere, continua, altrimenti decide di fare altre cose, pur rispettabilissime e i libri si limita a leggerli, come giustamente dice Ettore.
Non deve essere facile, e le raccomandazioni possono valere per la prima volta, poi devi essere bravo davvero…

Un saluto e torna a leggere le nostre “scemenze”…

Francesco

Comment from Elisa
Time: 10 Marzo, 2010, 8:46 pm

Torno volentieri a leggere. Sono d’accordo sul fatto che debba essere difficile. Chi vale va avanti. Chi non vale resta fermo.
Tuttavia… concedimi un tuttavia…
Un giorno in una libreria chiesi “Il Processo” di Kafka. Mi risposero non averlo. In compenso gli scaffali erano pieni di libri di gente famosa, che la cultura non l’ha vista nemmeno di striscio. Ti sembra corretto questo?
Gente che non sa fare nulla che scrive libri solo perchè conosciuta. Questo è giusto? Questo ha valore?
Concordo con te che debba continuare chi sa scrivere. Ma il più delle volte i manoscritti di sconosciuti non vengono letti, mentre vengono letti se hai nomi famosi (e con famosi intendo gentaglia che non sa nemmeno parlare, ma che ha avuto la fortuna di stare in televisione, ad esempio).
Quello che voglio dire è che tutti dovrebbero aver la possibilità di essere letti. Poi pubblicati gratuitamente e distribuiti se hanno scritto qualcosa di valido.
Ma così non è.
Un sorriso

Comment from Elisa
Time: 10 Marzo, 2010, 8:47 pm

ps: ovvio che io adoro scrivere e continuerò a farlo. Un libro me lo hanno pubblicato (e non ho speso una lira). Io ci credo, credo di potercela fare. E sai cosa ti dico? Se non riuscirò a pubblicare di nuovo, pazienza. Ciò che conta per me è scrivere. ^__^

Comment from celeste aida
Time: 11 Marzo, 2010, 12:21 pm

ma scendere un pò dal piedistallo e chiedersi se, al di là di un bisogno personale, è davvero necessario scrivere?
il problema non è che ci sono pochi lettori, ma che ci sono troppe persone che vogliono scrivere, che sono convinte di avere un messaggio universale da diffondere, che si credono dei novelli Dostoevskij.
Non essendo nulla di tutto questo, per quanto si possa scrivere bene (non eccelso che è diverso, solo “bene”) questo non basta, è necessario avere qualcosa da dire che sia significativo. I pensierini della sera, le pseudo avventure, il finto porno, la minimale e populista filososia da bottegai e pensionati con nulla da fare, non interessa nessuno. rassegnatevi.
Abbiate qualcosa da scrivere che valga la pena, qualcosa di unico, di intenso, che faccia sognare, pensare, riflettere.
Altrimenti le autobiografie, i romanzi poco ispirati da banalità, non interessano. Ogni vita è un romanzo, ma solo alcune vite meritano di essere scritte perchè sono “più romanzo” delle altre; le altre storielle scritte servono solo a far girare l’economia, di chi chiedendovi i soldi pensa a cosa mettere sulla tavola la sera, e a diventare porta polvere in qualche scaffale fino al momento del macero.

Comment from Elisa
Time: 11 Marzo, 2010, 1:30 pm

Cara Celeste Aida.
Ti dico solo questo. Per me scrivere è come mangiare e bere, come respirare.
Scrivere mi ha salvato la vita. Mi ha dato opportunità.
Non scrivo per essere letta, anche se sarebbe ipocrita affermare il contrario. Va comunque detto che la mia è necessità.
Poi ripeto: se dovesse andarmi bene potrei fare di un amore (amore insostituibile direi) un lavoro. Questo vorrei. Sarebbe per me qualcosa di grande.
Non sono mai stata su un piedistallo e non ho intenzione di salirci. Sopra i piedistalli ci stanno coloro che vogliono vedere le cose dall’alto. Io preferisco osservare dal basso, si impara di più.
Non penso ci siano pochi lettori. Anzi. Io leggo moltissimo e conosco gente che legge persino più di me: evidentemente nessuno si è mai preso la briga di intervistarci.
Tuttavia (come sempre è d’obbligo), se Dostoevskij avesse pensato di non valere nulla, non avremmo nemmeno lui, non credi?
E come si può sapere se uno non ci prova?
Forse, su mille, uno vale davvero. E perché far sì che si perda il piacere della sua lettura, chiunque esso sia?
Un sorriso.

Comment from Francesco Pomponio
Time: 11 Marzo, 2010, 1:45 pm

Ragionando così, non dovrebbe scrivere nessuno, a meno che non si nasca con il diploma appeso al collo come il cartellino della maternità “grande scrittore che ha da dire cose universali e che nessuno ha detto mai.”
Gli altri a zappare.
Sicuro che qualcuno dovrebbe scendere dal piedestallo, quelli che credono di essere gli unici depositari dell’Arte, e che ritengono solo sé stessi degni di scrivere.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Ho conosciuto scrittori famosi che si ritengono “il più grande scrittore italiano del ‘900″ vedi Aldo Busi e il suo imitatore tale… non mi ricordo il nome, peggio per lui. Uno che scrive racconti sulla mamma che fa i pompini al figlio, ma quella è grande arte… (scusate, ma è proprio così, non sono io ad essere volgare).
Per Elisa: hai ragione, ma quelli che pubblicano perché sono “famosi” per un momento grazie alla TV, durano una stagione e poi basta. Bisogna scrivere per sé, come dice Celeste (oppure devo chiamarla Aida? Celeste mi piace di più), ma che male c’è a voler farne partecipi altri? Come dicevo prima però, per essere letti basta Internet, non c’è bisogno necessariamente di carta.
Poi se sei brava verranno a cercarti loro, oh se verranno. In caso contrario hai speso poco e almeno ci hai provato.

ciao

francesco

Comment from Francesco Pomponio
Time: 11 Marzo, 2010, 2:15 pm

D’altronde leggo su Internet racconti di gente che neanche si cura di correggere gli errori di ortografia! (la sintassi non sanno neanche cosa sia).
Prendono le virgole, quando gli va, e le tirano nel testo, e dove cadono cadono.
Il punto e virgola non sanno neanche a che serve, e parentesi come se piovesse.
Leggere quelle cose è una fatica improba, se uno ha voglia di farlo, ma in quel caso non è colpa degli editori ciechi e infingardi, quelli sono sfoghi di gente che non ha di meglio da fare, sono d’accordo con Celeste Aida…
Capisco anche i poveri editori veri, se gli arriva quella robaccia tutti i giorni, alla fine succede che non leggono più niente, sbagliando, ma è comprensibile.
(Io non ho mai spedito niente ad alcun editore, anzi sì, una volta a Sellerio, ma mi risposero che il linguaggio non era adatto alla loro intellettuale puzza sotto il naso… vabbè, non proprio così, ma il concetto era quello).
E allora si pubblica solo quello che arriva tramite una segnalazione, non sempre è una cosa negativa, oppure qualcosa che garantisce un minimo di vendite, e così via.
Poi quando arriva il libro bello, qualcuno lo pubblica e ci fa un po’ di soldi, ma ci vuole pazienza. D’altronde un editore deve comunque pagare gli stipendi, le tasse, le spese di stampa, non sempre si può permettere di fare il mecenate e stampare anche i libri di chi si crede così al di sopra dei comuni mortali che neanche si cura di correggere la propria opera, pretendendo che la manovalanza la faccia qualcun altro per lui.

ci

Comment from Elisa
Time: 11 Marzo, 2010, 2:18 pm

Beh… non vorrei fare nomi, ma ci sono quelli che durano davvero più di una stagione.
Non ti cerca nessuno se non ti fanno pubblicità. Lo so che è brutto, ma è vero.
Non mi lamento per carità.
Ma per esempio: conosco gente che scrive da Dio, veramente bene. Eppure non ci prova nemmeno perchè: troppa fatica.
Io scrivo per me stessa, come affermi tu. Ci sta. E se qualcuno legge sono contenta.
Concordo anche sul fatto dei piedistalli: il dramma è che quella gente ha seguaci. E vivrà a lungo.
Volevo fare anche un commento a Celeste Aida (a me piace tutto insieme ^__^): ciò che una persona ha da raccontare è sempre di valore, se nasce da dentro ed uno ci crede davvero.
^__^

Comment from Francesco Pomponio
Time: 11 Marzo, 2010, 2:34 pm

Io che sono curioso, sono andato a leggere alcuni commenti sul tuo libro, dove si possono trovare alcune cose, in internet, che hai scritto, tanto per farmi un’idea?
Poi lo compro il libro se mi piacciono. :-)
Di solito non acquisto per corrispondenza perché il mio lavoro mi rende ramingo e ogni volta che arriva qualcosa per posta non ci sono e mi tocca andare a ritirarla di persona perdendo una mezza giornata, che non ho mai…
Però un modo poi lo trovo

francesco

Comment from Elisa
Time: 11 Marzo, 2010, 3:59 pm

Lusingata. ^__^
Se clicchi su Elisa si apre il mio blog. Ma tengo a precisare che il libro non è scritto così. Nel senso che qui uso un linguaggio un po’ fuori tempo, diciamo non molto usuale (ultimamente almeno… vado a periodi).
Il libro è scritto in un linguaggio più moderno. Anche se non si svolge in epoca contemporanea.
Al massimo ti mando le prime pagine. ^__^

Comment from Elisa
Time: 11 Marzo, 2010, 7:08 pm

Accipicchia… posto che con le parentesi dei blog penso tu ti riferisca a me (non entro nel fatto che scrivere in un blog sia differente da scrivere un libro. In un blog sono solo … sfoghi? Sì sfoghi… io uso parentesi, non a sproposito però… ^__^), ho iniziato a leggere il tuo decalogo. Ohibò: il mio libro è scritto in prima persona. Non è un diario fortunatamente. Non ho mai ucciso nessuno (o sarebbe meglio dire ancora?). In terza persona mi sembrava difficile all’epoca. Quindi ti risparmio lo strazio… e ti lascio un sorriso! Sempre però ricordanto che Proust non era Proust prima di essere Proust! ^__^

Comment from Francesco Pomponio
Time: 11 Marzo, 2010, 9:18 pm

Va bene, a me Proust piace, e sono forse fra i pochi che hanno letto tutti i volumi della “ricerca”. Ovviamente non mi riferivo a te, anche io uso le parentesi nei blog (come avrai visto).
Per quanto riguarda lo scrivere in prima persona, mica ho detto che è scorretto, ci mancherebbe, ho solo detto che è scomodo e per uno che comincia non è da furbi mettersi dei vincoli inutili.
Poi se uno è bravo può fare quello che vuole.
Il primo requisito è che il libro sia bello e si faccia leggere. Il resto è confezione.
Però, se ti va, mi farebbe piacere leggere qualche pagina.
Il mio libro lo trovi sul sito, i primi tre capitoli, se ti va.
(basta pubblicità, sennò qualcuno dice che mi faccio pubblicità, he he…)
A proposito, c’è un certo Frank Spada che ha scritto un libro in prima persona ed è molto bello. Vedrai che lla fine devo correggere il mio “decalogo” :-)

Ciao

Francesco

Comment from Luca Martini
Time: 12 Marzo, 2010, 7:58 am

In realtà scrivere in prima persona è molto più difficile che scrivere in terza….
All’apparenza sembra facile l’uso dell’io narrante, invece…..

Comment from Frank Spada
Time: 12 Marzo, 2010, 8:52 am

Black Dalia mi rimanda a Ellroy (mi basta), le madeleine a ricordi che le auguro siano i suoi.

Comment from Elisa
Time: 12 Marzo, 2010, 8:55 am

Purtroppo (o per fortuna?), io scrivo come viene. E quello è partito così di libro. ^_^ Lo trovo estremamente più facile. Ma per come sono io. Ora sto provando in terza persona e faccio decisamente più fatica.
Certo che ti mando le prime pagine. L’unica cosa è che la bozza poi l’ho corretta a mano. Uhm… potrei ricopiare le prime pagine del libro… che dici? E alla mail che hai nel tuo sito? (Che tra parentesi sto leggendo eh?… soprattutto il decalogo…).
Un sorriso

Comment from Frank Spada
Time: 12 Marzo, 2010, 9:49 am

Intanto…

Ieri sera sono stato in un vagone ferroviario, doghe in legno e ruote ferme in un giardino – c’era anche il capotreno, con il cappello d’ordinanza, rosso, nero e d’oro, e tanti viaggiatori fermi in piedi, ché i posti a sedere erano occupati – ho viaggiato fino a mezzanotte tra i racconti in marilenghe, in friulano, che bellissima serata.

scritto da frank spada · 12 marzo 2010, 09:10 · #
http://blog.robinedizioni.it/frank-spada

Comment from emiliano sabadello
Time: 12 Marzo, 2010, 10:27 am

E’ la storia, non colui che la racconta (Stephen King)

Comment from Francesco Pomponio
Time: 12 Marzo, 2010, 10:38 am

Grazie Luca,
era quello che intendevo dire

ciao

Comment from Elisa
Time: 12 Marzo, 2010, 11:57 am

Non ho mai letto Ellroy… il nick è scritto nel modo sbagliato in effetti ^__^ Vabbè. Lo ammetto. E non dico che lo leggerò mai. Non so… non mi ispira. Del resto se avessi scelto un nick per i personaggi che prediligo avrei dovuto scegliere Vitangelo Moscarda e Joseph K!
I racconti in friulano (tradotto però) me li racconta la mia amica… mi aveva parlato delle streghe… non ricordo però il loro nome… benauguranti forse. Non ricordo.
Esatto: è la storia! Che per altro si è scritta da sé. Io non l’avevo per niente pensata così!

Comment from Francesco Pomponio
Time: 12 Marzo, 2010, 12:27 pm

Elisa:se hai uno scanner acquisicile con quello.
La mail va bene quella.
GRAZIE!!!!!
ci

Comment from Frank Spada
Time: 12 Marzo, 2010, 2:38 pm

Qui http://www.contecurte.splinder.com/post/22381774/CONTIS+TAL+VAGON
il Friuli in viaggio verso dove.

Comment from antonietta
Time: 7 Aprile, 2010, 2:33 pm

e pensa invece a tutti quegli editori di riviste che si fanno belli agli occhi di tutti proponendosi come una scuola per i giovani e poi rifiutano categorigamente di pagare chi collabora con loro, allontanandoli malamente alla semplice di richiesta di chiarimenti.
A me è accaduto con Periodico Italiano, di proprietà di Sofia Riccaboni, e come a me a parecchi altri che aspettano invano i loro soldi da parecchi mesi.

Boiccottate Periodico Italiano.

Non si guadagna sulla pelle di chi lavora!

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