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MA È DAVVERO
UNA BRUTTA NOTIZIA?

Questa però è una brutta notizia, penserete. Chissà, magari non proprio, anzi.

La notizia è che la libreria Zanichelli, a Bologna, chiude.

Che cosa è la libreria Zanichelli, per Bologna. È la libreria di Bologna, aperta fin dal 1800, quella in cui andava Giosuè Carducci (infatti dentro conservano la sua toga universitaria), una libreria in centrissimo, all’ombra della chiesa di San Petronio, sotto i portici dell’Archiginnasio, dietro i tavoli del bar Zanarini, dove era facile veder seduto Lucio Dalla. Si chiama Zanichelli, perché apparteneva all’editore Zanichelli.

Ma c’è un’altra cosa da dire: da circa trent’anni è una libreria Feltrinelli.

Adesso chiude. Chiude perché semplicemente non è più conveniente tenerla aperta, di che cosa vi lamentate, sono le leggi del mercato, non siamo tutti liberisti, in Italia, anche quelli che tifavano per l’Unione Sovietica, una volta?

Ma perché non è più conveniente tenerla aperta? Forse perché a Bologna ci sono più librerie che lettori? Forse perché le librerie Feltrinelli a Bologna sono ormai sei, e le altre sono quelle della COOP. Forse perché la gente si è stufata di comprare libri a prezzo intero, in mezzo a corsie dove si vendono anche le saponette? Forse perché se va su internet gli sconti sono pari al massimo consentito dalla liberista e libertaria legge sull’editoria che limita lo sconto massimo? Forse perché la gente trova inutile andare a cercare un libro in libreria dove i commessi di libri ne sanno poco o niente ormai, e le notizie su un libro le devono cercare in internet? Ed allora perché non farlo da soli? Forse perché un libro che non sia il best-seller spinto dalla casa editrice è impossibile trovarlo sugli scaffali e per farlo arrivare c’è da aspettare un mese e pagarlo di più?

Per tutto questo, chiude la libreria Zanichelli, perché semplicemente le librerie hanno fatto il loro tempo, ormai servono a poco e tra non molto saranno completamente inutili. Oggi l’editoria è diffusa e solo internet riesce a soddisfare le esigenze dei lettori, di quelli almeno che non si limitano a comprare il successo (il successo?) di cui parlano alla televisione, ma seguono una loro linea di ricerca bibliografica e vogliono leggere testi che non sono nei supermercati. Eh già ci sono anche i supermercati che vendono libri.

Insomma le librerie sono morte, viva le librerie: quelle nuove, quelle virtuali, quelle di libri elettronici che costano, anzi dovrebbero costare poco (costano ancora troppo, ma cambierà, vedrete che cambierà).

Cerchiamo un altro utilizzo dei locali della ex libreria Zanichelli, ma non per farne un’altra libreria, come implorano alcuni, molti sciocchini, ma magari per farne un centro di cultura, stavolta davvero popolare. Sala di lettura con accesso gratuito a internet, sala per presentazioni di libri, uno dietro l’altro, dieci al giorno, aperte a tutti, anche e soprattutto a chi i libri se li pubblica da solo, luogo di scambio di libri usati, luogo di dibattiti culturali. Ce ne sono di utilizzi che conservino la memoria della Zanichelli che fu e del buon Giosuè, che diamine.

Vedete che la notizia non è così brutta, sarà brutta per Feltrinelli, ma loro un po’ se lo meritano!

Ettore Bianciardi

Comments

Comment from enrico mattioli
Time: 11 Marzo, 2012, 4:52 pm

Ettore, più o meno (credo), tutti per campare e tirare avanti, fanno qualcosa di diverso che occuparsi di libri. Ahimè, io ci lavoro in un supermercato. C’è questo scaffale di un metro e mezzo circa, dove sono riposte le biografie di Ibra, le robe di Saviano, Ammanniti che lo prendi e ti porta via… data la suggestione del luogo, l’incantesimo che le merci suscitano sempre (il fascino discreto delle merci), sembrano testi sugli spot pubblicitari e si incastonano perfettamente in quei finti architravi di ferro. A periodi regolari, passa l’addetto esterno che si occupa del rifornimento e che seguendo una logica legata a varie classifiche di vendita e indicazioni di editori e distributori, provvede alla sistemazione del reparto.
Spesso me ne resto lì, alla cassa di fronte e fisso questo scaffale posto alla fine del reparto profumeria, che nel nostro gergo chiamiamo testata. La testata è quella scaffalatura che chiude il corridoio ed è posta all’inizio e alla fine di una corsia. Da noi la testata dei libri è in faccia alle casse, perchè la logica direbbe che quando la gente è in fila è un tempo morto per gli acquisti e quindi posizionare i libri in questo modo, alla fine, quando una persona ha finito il giro e potrebbe essere più rilassata, può favorire la vendita.
A volte mi passano in cassa questi libri, guardo le persone che li prendono. Vorrei dirgli che non è quella la narrativa (o perlomeno quella che a me piace), e ovviamente non posso esprimermi e sconsigliare un acquisto. Probabilmente, la grande industria ha fatto dei libri ciò che ha fatto col cinema e i cinepanettoni: i libripanettone. Così, le persone vogliono solo rilassarsi e divertirsi con “Denise la cozza” di Luca Zarforlin, autore e conduttore televisivo (per Mediaset, mi pare) e anche scrittore, ovviamente. Riporto la quarta: ” Lei si chiama Denise Cozzoluto, ma tutti la chiamano Denise “la Cozza”. Viene dal Sud e vive a Milano in un palazzone multietnico con mamma, papà, il fratello mononeuronico e la nonna spacciatrice di santini. Il suo non è certamente un fisico da velina (oscilla tra la taglia 46 e la 48), ma ha un sogno, un’idea ben chiara in testa fin da quando era piccola: vuole lavorare in televisione “.

I gusti del pubblico sono spostati, manovrati, e la quantità uccide non solo la qualità. Ora, cito questo libro solo come metro di paragone, io non l’ho letto e magari (anzi, sicuramente) il signor Zanforlin è un SIGNOR scrittore. Ma tant’è, questi sono gli interessi e i gusti imposti. Ampliamenti e dilatazioni televisive.
Vorrei tanto scrivere che per cercare di migliorare il mio stato d’animo, me ne vado in libreria, una libreria vera. Ma non mi viene niente da scrivere.
Saluti

Comment from Frank Spada
Time: 11 Marzo, 2012, 7:10 pm

Sta a vedere che ce la faccio a vivere abbastanza per prendere un treno, o farmi accompagnare da una dolce guidatrice, raggiungere Bologna e sentire la voce di un amico che in un Centro culturale nuovo zecchino m’incanterà le orecchie e il cuore - chissà se a Enrico Mattioli lacrimeranno gli occhi per la gioia o perché saremo tutti così vecchi… siamo già morti? Ah, quanto è breve l’esistenza in un paese dove per sgomberare un posto e trasformarlo in altro ci vorranno sedute su sedute e elezioni a non finire, caro Ettore.

Comment from Guido Mura
Time: 12 Marzo, 2012, 4:09 pm

Ero un gran frequentatore di librerie da ragazzo. poi, lavorando in una biblioteca, ho potuto farne a meno. Ora, guardando le vetrine, vedo dappertutto le stesse cose e chi in libreria continua a entrarci mi racconta che non trova mai niente, di quello naturalmente che vorrebbe trovare. Mi si dice anche che prima di scrivere un libro bisognerebbe fare un po’ di gavetta in televisione. Quindi, se non fai il comico o il politico (che è lo stesso), o il giornalista tv, cioè se non sei già pagato da qualcuno per esprimere le sue idee, non hai il diritto di pubblicare con le case editrici che finiscono in libreria. Ma allora, scusate, in libreria che ci andrei a fare? Non basterebbe guardare la tv?

Comment from Ettore Bianciardi
Time: 12 Marzo, 2012, 5:05 pm

Bel commento, Guido.
In poche parole hai riassunto tutto su editoria, librerie, scrittori, e, purtroppo, lettori.
Ma quello che hai rappresentato è il passato, che si allontana sempre di più da noi. Noi dobbiamo cercare di costruire una nuova editoria, delle nuove librerie, degli scrittori diversi, non nei contenuti, ma nella forma nella quale si esprimono. Basta cercare un editore, magari accettando pure di pagarlo, per ottenere una medaglia di cartone di presunto scrittore.
Oggi pubblicare torna a assumere il suo significato originale, ovvero farsi conoscere, farsi leggere, accettare il giudizio di una moltitudine variegata di lettori che sono i soli autorizzati a decretare se uno è scrittore bravo o no.
L’editoria del passato non serve più, le librerie chiudono, ma gli scrittori veri e i lettori veri rimangono.

Comment from Frank Spada
Time: 13 Marzo, 2012, 11:44 am

Intanto mi rallegro perché Riaprire il fuoco ha ripreso quota e teleguiderà via laser le sue note perforanti come missili le impalcature erette con le pile a rendere non lette.

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