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A CHE SERVE TORINO?

Chi di voi è andato al Salone del Libro di Torino quest’anno?
Ho una domanda per voi: che ci siete andati a fare?
Non prendetemi per maleducato o per impiccione, mi chiedo a cosa serve oggi, nel 2012, in piena era di Internet, un’iniziativa del genere.
Forse a scoprire nuovi libri? Non è più semplice cercarseli in rete che scovarli su tavoli strapieni, in mezzo a affollate e caotiche corsie?
Siete riusciti a chiedere informazioni a qualcuno sui libri di vostro interesse?
Sono stati presentati nuovi autori?
Avete preso parte a interessanti dibattiti che hanno chiarito le prospettive del libro?
Secondo me le fiere in generale ed anche quella del libro avevano un senso quando non c’era internet e per sapere qualcosa bisognava attendere l’evento particolare che metteva in comunicazione tra loro le persone interessate, che prendevano il treno, la macchina o l’aereo e con grandi sacrifici si riunivano per qualche giorno in qualche posto. Oggi invece di muovere gli interessati alla informazione si fa muovere l’informazione stessa. In modo estremamente più veloce, più efficiente, più integrale.
Ed infatti il mondo cambia, anche se non troppo in fretta.
Ma forse io vedo le cose un po’ alla rovescia.
Fatemi sapere la vostra opinione sul Salone del Libro di quest’anno.

Ettore Bianciardi

Comments

Comment from enrico
Time: 13 Maggio, 2012, 10:01 am

Sono a favore di tutto ciò che porta nuovi impulsi (che sia carta o formato elettronico), ma penso pure che in Italia i nuovi autori continueranno a scrivere per passatempo. Bisogna far girare le proprie cose gratuitamente affinchè qualcuno le legga (e non è neanche detto, anzi, ma lasciamo stare questo discorso), quando tutto intorno è caro e lo si paga sempre di più.
Uno zoccolo duro di lettori non esiste (o almeno questo è il mio pensiero) che si scriva bene o male, gli zoccoli casomai te li tirano addosso. Non è neanche detto che vendere significhi esser letti, molti libri rimangono negli scaffali dei salotti o dentro i lettori perchè dopo poche righe rompono già i marroni. Più che saloni del libro, salotti e corridoi, oggi credo nei concorsi, perchè se qualcuno scrive che hai vinto, forse il lettore è più portato a leggere, ma non sono in grado di definire esattamente questa cosa. Non so come facciano a sopravvivere le manifestazioni come quella di Torino perchè immagino costino un occhio, ma forse rimangono in piedi per gli sponsor? Ma allora perchè gli sponsor non sponsorizzano i libri singoli degli autori: io sono una libreria, fammi leggere il tuo manoscritto, se mi piace, ti do una mano. Forse, così, troverebbero un senso e una nuova collocazione anche i librai visto che di questo passo, rischiano di chiudere tutti.
Saluti

Comment from Marco Benazzi
Time: 13 Maggio, 2012, 5:52 pm

Io mi concentrerei sulla differenza delle parole “Salone” e “Fiera”, qui sta la risposta al senso di un iniziativa del genere. Più che altro sono anni che mi chiedo perchè, tra decine di manifestazioni oraganizzate dal mondo dell’editoria, grande o grossa che sia, non sia mai stata organizzata un iniziativa gestita direttamente dagli autori…

Comment from Ettore Bianciardi
Time: 14 Maggio, 2012, 7:41 pm

Hai ragione, Marco, è l’ora di cominciare a fare la rivoluzione, la rivoluzione degli autori e dei lettori. E il risultato sarà l’eliminazione dell’editore, l’unico elemento che ormai non serve più, che è solo di ostacolo.
Una volta l’editore era necessario per far sì che il lettore venisse a contatto con lo scrittore.
Come faceva il lettore a leggere uno scrittore?
Solo comprando un oggetto cartaceo denominato arbitrariamente “libro”. Quello non era il “Libro”, il Libro era il prodotto della mente dell’autore, il libro di carta era invece l’unico supporto disponibile al Libro dell’autore. Oggi il Libro ha tanti modi di raggiungere il lettore, per esempio internet, oppure se il lettore pretende di continuare a leggere su carta c’è l’autoproduzione, come tu sai e come tu fai, da tempo, vero antesignano della rivoluzione.
La vera, la grande rivoluzione della cultura.
Gli editori?
Ormai hanno solo lo scopo di assicurarsi una disagevole sopravvivenza, e sono solo un ostacolo alla relazione tra autore e lettore.
Perciò sono dannosi, oltreché inutili.

Comment from Frank Spada
Time: 16 Maggio, 2012, 6:35 pm

E non per caso oggi risento quelle note appuntate tempo addietro per un abbecedario minimo sul jazz, e quel giro armonico che si ripete in uno standard di H. Hancock, quel Water Melon Man che entrò ripetitivo in tutte le sonate e che mandò un nero – un bianco di sole, testardo come un mulo, e spesso ubriaco da non reggersi appeso al suo strumento -, fuori dal “gregge” di Hermann durante una tournée in California.
http://www.youtube.com/watch?v=NvPAOGBhuQY&feature=related
ps – il giro armonico in questione (in questo caso un blues, primeggiato e “svisato” da una foto di Miles Davis) fu altalenato anche da Horace Silver in Serenade To A Soul Sister , e oggi so che anche voi sapete che scrivere è un gioco che ti rode le orecchie, ma non te le scalfisce.

Comment from Frank Spada
Time: 17 Maggio, 2012, 5:59 am

Chiarisco quel “svisato” in quanto il trombettista che ascoltate, se non ricordo male è Freddie Hubbad, mentre la foto posticcia di Miles Davis mi richiama… cito il “gioco” testualmente: La nottata la trascorro al One Note One Club, con Horace Silver che muove per tutti l’altalena e Fats Navarro che ripete a Miles le parole di Dizzy su come prendere le note: “Più che nel bocchino, quelle alte devi prima acchiapparle nella mente” - come dire che le parole non sono necessarie solo a chi le scrive!

Comment from Frank Spada
Time: 19 Maggio, 2012, 10:16 am

Ma “il mondo cambia” e lo fa “in fretta”, e mostra a tutti - quasi a tutti, perché molti italioti se ne fottono in quanto l’hanno già fatto tempo addietro, tali e quali gli editori italiani dei grandi gruppi noti, che ora copiano quel che fanno i cittadini greci sull’orlo del precipizio che… - l’estate, appena dopo.

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