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LA POESIA DELLE ELEZIONI

Una volta, quando ero piccolo, la pubblicità elettorale mi avvolgeva nei suoi slogan e nelle immagini variopinte che riempivano le strade e le piazze e andavano ad infestare ogni centimetro quadrato di superficie sulla quale si potesse appiccicare un manifesto, un cartello, un volantino, un francobollo, tutti con il loro bravo slogan elettorale.

Ora anche questo rito quinquennale (spesso, come stavolta, anticipato) è stato ingoiato dalla televisione. I cartelloni stradali destinati ad accogliere i manifesti elettorali spesso rimangono addirittura vuoti a mostrare i manifesti della precedente tornata o la superficie metallica incontaminata. I manifesti, quando ci sono, sono giganteschi, con slogan ben studiati dai creativi dei partiti.

E tali slogan possono anche generare altri slogan, altri pensieri, forse poesia.

Come nel caso di FABIO DONALISIO e della sua CHANSON DE SLOGAN

DALLA LETTERATURA SPAZZATURA
ALLA LETTERATURA
SULLA SPAZZATURA

Di letteratura spazzatura ne abbiamo a sufficienza, secondo le varie opinioni e sper ogni gusto: dai non-romanzi sopra il cielo, ai non-scrittori che pagano per veder pubblicate le loro non-opere. Questa nostra società così deteriorata sembra voler sprofondare in tutto e per tutto dentro al sudiciume, morale e fisico. E pensare invece che lo sporco, il sudiciume, la monnezza, quello che fa schifo e di cui non è elegante nemmeno , è connaturato all’essenza umana e pertanto può essere, anzi è stato ed è fonte di ispirazione almeno per quegli scrittori che vogliano conservare una certa funzione sociale.
E se provassimo allora a percorrere un cammino letterario nella spazzatura?

Intanto comincia una scrittrice campana, Raffaella Ferrè, con due brevi e incisivi racconti:

Così la munnezza e Adesso era diverso

Aspettiamo altri contributi.

UNA RACCOLTA DI POESIE
INEDITE DI ROSARIO ZANNI

Pubblichiamo una raccolta di poesie inedite di Rosario Zanni.

Potremmo dire che si tratta di poesia “sociale”, non intimista, ma crediamo che la cosa migliore sia lasciare all’autore il primo commento e introduzione ai suoi versi e poi aprire la discussione a tutti. Allora Rosario parlaci delle tue poesie

Leggi le Poesie

CIANGALONI CIANGONI
di ENRICO MATTIOLI

Tutti parlano delle cose del mondo, ipotizzando una logica che ai fatti, risulta impercettibile. Studiosi, sociologi e compagnia, tentano di decifrare i codici di una società che nessuno può aiutare, e che dopotutto, a tutelarsi non ci pensa proprio. Nick La Puzza, confinato nel suo blob urbano, ne segue le vicende conservando la posta dalla cassetta delle lettere, dove gli giungono frammenti di un rompicapo impossibile, parti di un puzzle che in realtà non ha alcuna immagine.  Ciangaloni Ciangoni è un’espressione senza significato, metafora di un senno che non si trova.

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ANCORA POESIE DI VINCENZO

La sicurezza del mio amore.Che si erge a preghiera, a peana verso il dio misericordioso cui il poeta che non sa di esserlo indugia sempre più spesso.Nient’altro che un attimo della sua gioia.In fondo, cosa è un attimo di felicità nei confronti di un’espiazione che passa anche attraverso gli insulti, la rabbia della solitudine, lo smarrimento ? E poi c’è quella stanza d’albergo.La numero ventotto.Lì dentro si celebra la liturgia di un amore passeggero e profondo, intriso di una gelosia fisica, carnale, insopprimibile.Nessun voyeur ha diritto di sorvolare con lo sguardo avido quelle belle gambe, tanto da dare  un senso al gesto di turare la fessura della porta, che magari è così da anni, proprio così da anni.Gesti d’amore ? Macchè.Tra il fumo che ovatta la stanza nient’altro che  il posarsi delle parole sul portacenere .Un amore che si consuma nel parlare e per il parlare e conuno strano , avvincente,effetto cromatico confonde il blu  metallico del raccoglitore di tabacco fumato con il giallo stinto del soffitto.   

 

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STORIE DI QUALUNQUISTI ANONIMI
di ENRICO MATTIOLI

“Bella serata è stata. In gioventù vivevi con la paura delle cose che ancora non erano capitate. La vaga percezione di se stessi era un’incognita che lasciava smarriti di fronte al futuro. Ora sembra che il futuro sia passato, davanti rimane solo il giorno che viene e par di campare sospeso tra un tramonto e un’alba.”

 Tra Carver e Bukowsky, una storia minimalista sulle rive del Tevere. Un romanzo breve di Enrico Mattioli

 “Nel deserto della rabbia a volte capita di trovare un’oasi e tutti gli ieri andati restano sotto le suole. Andrò a prendere l’acqua e sarà un po’ come togliermi di dosso la merda dell’esistenza.”  

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NOVITA’ NELLE ANTOLOGIE

Ci sono alcune nuove poesie di Vincenzo

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C’è un nuovo racconto di Barbara X Allegoria Barricadiera nell’Antologia

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NUOVE POESIE DI VINCENZO G.

L’antologia di Vincenzo G. si arricchisce di tre poesie: La strada, Quante cose porta un treno e Qualcuno . Particolare quest’ultima: “siamo di fronte ad una poesia ermetica che mozza il fiato.E’ necessario cogliere le sensazioni che diffonde, anche se non sappiamo attribuirgli un significato, un nesso preciso ed univoco. Quel Massimo , molto probabilmente è un coetaneo di Vincenzo,  morto tragicamente in un incidente d’auto, pressapoco in quel periodo.Vincenzo è irresistibilmente attratto da questi episodi tragici che spezzano vite giovani” (M. Ciani”).

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GABRIELE FREDIANELLI IN BIANCIARDIANA

Non lo sapeva, Gabriele Fredianelli, giovane giornalista sportivo fiorentino, appassionato di Bianciardi, che a giorni sarebbe uscita la raccolta dei pezzi dello scrittore maremamno sul Guerino del ‘70; non lo sapeva, ma era andato a ricercare alla biblioteca nazionale quei fogli grandi come lenzuola e li aveva letti avidamente. Gli era piaciuta subito, la prosa di Bianciardi, tra il serio e lo scherzoso, tra la tradizione e l’innovazione, sempre fuori dal coro, però; gli era piaciuta tanto, da scriverne al Guerino odierno che poche settimane fa ha pubblicato uno stralcio del suo articolo, che invece BIANCIARDIANA, a buon diritto, pubblica per intero. Grazie Gabriele.

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LA NAVE. RACCONTO DI VINCENZO G.

Eccola, la nave. Chissà cosa aveva in mente Vincenzo, quando ha dipinto queste immagini. Chissà, forse il mare salmastroso delle spiagge grossetane,quelle che, a volte, mi raccontava di percorrere in silenzio nelle fredde mattinate invernali, lui che probabilmente quando scriveva era chilometri lontano, in uno dei suoi passaggi in Germania, a Berlino, portiere di notte. A farfugliare” ia,ia”nel citofono a qualche grasso  teutonico ospite di anonime camere di anonimi alberghi . Immaginiamoci un edificio tetro e fuligginoso.Buio dappertutto. Fuorchè nella reception.Eccola lì, una luce accecante, calda,avvolgente. Quella che la penna di Vincenzo accende sulla carta di poveri fogli anonimi, tra cicche e conti del bar, e la irradia verso l’alto. Ditemi, non vi pare di vedervela davanti , quella nave , all’improvviso, a riempirvi gli occhi di stupore e di ammirazione?No, non illudetevi,non è la spiaggia di Rimini, e la nave che vi  passa accanto con le macchine a tutta forza non è un transatlantico.Coraggio, allora.Dobbiamo scoprire cos’è questa nave, chi la abita e perchè. .E’ arrivato il momento di salirci sopra, per esplorarla. Però,signori, sarà tutto inutile, se non
la guardiamo con i suoi occhi. Finito di leggere, chiudiamoli per un attimo i nostri, di occhi. Vincenzo, il vecchio o il bambino?Non fa  differenza. Solo un grazie.

Massimo Ciani

Leggi l’Antologia di Vincenzo G.