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Comments
Comment from luigi bernardi
Time: 8 Febbraio 2007, 10:43
Caro Ettore ed amici, ieri sera in birreria ti avevo promesso di mandarti i miei dati.
Ne approfitto per mandarti l’incipit di una guida eno-(um)-ano gastronomica scritta scherzosamente per amici, in un periodo di dieta.Il resto non può comparire neanche in un blog.
Non vorrei che aumentassero le denunce…di cui, visto quello sentito ieri sera, abbiamo, come si dice….già dato.
Era citato tuo padre, anzi Luciano come ami dire tu, per questo può incuriosirti.
Luigi Bernardi
338-4680956
0564-29453
lui.berna@tiscali.it
Alla memoria di Gianni Quinati
ENCICLOPEDIA “QUATTROGATTI”
Piccante guida a…buci rossi.”
Arrotary Club Grosseto
Fondazione “Madre chiesa
Questo modesto appunto vuol essere dedicato alla memoria
di quel piccolo grande locale che ha forgiato le ganasce di fortunate generazioni: “Madre Chiesa”, un tempio che ha unito, sotto lo stesso tovagliolo, cattoliche assonanze a laici, ma non laidi piaceri.Il cui culto interconfessionale ancora continua ad opera di minoranze che non dimenticano le storie di cortello e tortello (il tortello padre di tutti i tortelli e il vino grosso di poggio la mozza aduso ad essere tagliato dallo stesso ).
Intorno al tempio si stringono gli stomaci di pochi eletti che ancora ne tramandano il
verbo
Primo: Ricordati di non congelare il tortello.
Secondo: Onora il maccherone e lo gnocco
Terzo: Non desiderare i sughi delle altre regioni.
Quarto Non rubare al cliente
Quinto Non ammazzarlo.
( gli altri comandamenti non possono essere divulgati ai profani)
A.G.D.G.F.A.P.A.
Alla gloria del grande forchetto alla panna avverso
Terra O mare
rappresenta il massimo dell’oratoria ostentata da camerieri spartani che arrivano dopo che hai mangiato tutto il pane, bevuta tutta la birra, quando il succo gastrico comincia ad attaccare le pareti dello stomaco. Anche noi ci piegheremo a questo aut-aut e divideremo in due parti questo piccolo testo ad usum delphini….di mare e di terra…o meglio, come si usa leggere sui menù d’accatto,: di.. mare o monti .
TERRA
Volete mangiare in stile indiano e non avete i soldi per pagarvi un tour nella terra di Ghandi? Siete stati in Grecia e volete ritornare al ricordo di una gelata Retzina? Non avete tempo per andare all’Oktoberfest?
Non c’è problema.. Con due passi potete andare nel miglior ristorante Indiano del Mediterraneo, il miglior ristorante Greco di Grecia, la più ortodossa birreria di Monaco e se volete un po’ di Espugna, potete andare alla “Carogna” a mangiare la Paella col breccino carnaroli. A livello internazionale semo….forti.
Ma se volete passare la domenica con i parenti a mangiare il pollo arrosto con le patate (non oso l’agnello arrosto ormai soppiantato dal romanaccio scottadito), dopo aver goduto una bella lasagna, per concludere con un crem caramel non elachato, non avete che la scelta della rosticceria. Ne esistono di oneste, di leggermente puttanelle, rarissima la bagascia.
Ma se non avete voglia di apparecchiare in casa, allora potete anche spararvi, perché non c’è un posto che vada al di là della tagliatella-tagliata coi pomodorini e nientepopòdimeno che la rucola, se proprio volete folleggiare.
La cucina della preservazione della tradizione sta ineluttabilmente cedendo alla cucina dei piatti ”preserva……tivi” con i quali non si sente più nulla; al gusto, tutti i cibi, che apparentemente mostrano accoppiamenti secondo sconosciuti Kamasutra, si scoprono uguali, come se un lattice dannato impedisse il piacere vero dato dalle carni vive.
Dentro il tortello niente: come sotto i corpi stratosferici delle indossatrici si rivela l’eterna oca, la moda della tagliata, del tiramisù (presunto tale..) del carpaccio di polpo, ci sta lentamente abituando alla sveltina a tavola, ai piatti senza cerniera, ci ritroviamo maniaci guardoni di strambe diciture, colori, abbocchi, promesse, cui non tiene dietro nulla di concreto a differenza di un tempo, quando di sesso non se ne parlava, ma seddio vuole, se ne faceva lo stesso.
Ora te la fanno vedè ma non te la danno, la….faraona, ammesso che te la facciano vedè.
Di chi è la colpa di tutto questo?
Numerosi storici, dopo lunghe meditazioni diarroiche, si sono interrogati. Neanche il Mazzolai ha ancora risolto il problema.
Noi pensiamo che la colpa sia della matrice Aldobrandesca della nostra terra e delle nostre genti, schiette sì, sincere, rudi, ma abbandonate a se stesse.
Succube di senesi e fiorentini, il nostro orgoglio Aldobrandesco si è piegato, dopo la resa, ai poteri stranieri. Nella popolazione è subentrata una passività scontrosa, intermittente, come quella di un cavallo maremmano, anzi quella dell’asino, abituato a subire percosse e umiliazioni, salvo riscattarsi nel tempo, con qualche raro calcione.
Di qui il successo di birrerie tedesche (ascendenze barbare) la fuga nell’esotico. Se vi aggiungete la mancanza di una classe nobile autoctona, l’assenza di una borghesia che non andasse al di là del fattore rifatto, del proprietario terriero talmente pidocchioso da riuscire ad inchiappettare anche il fattore, capirete che anche in campo alimentare si è creato un deserto di approssimazioni, di piaggerie, quando non di leccaculismo che inevitabilmente porta al plagio.”Senza la tradizione tutto è plagio” sentenziava Dalì, citando il grande Focaul, tutto è mari e monti, panna e pinoli diremmo noi.
E purtroppo, poiché la cucina è la più diretta espressione della società, la sbroscia che ci tocca non è sola alimentare, ma anche politica e sociale: vedi…..e qui ci fermiamo perché….si dice il peccato ma non il peccatore. Ai vostri palati politici e culturali l’individuazione dei nomi dei politici e dei prodotti culturali da mettere accanto alle ciufeghe alimentari.
In questo deserto che appellano Grosseto, a testimoniare medioevali tempre, non resta che il gesto solitario del buttero, la battuta scontrosa e ribelle, la rara fiammata di verità e di intelligenza che si cela su qualche boutade dei vari Sorini e Zannerini, talenti solitari snobbati come snobbato fu il Bianciardi anche quando tornò famoso in terra natia, alla ricerca di un carattere descritto così bene nei suoi libri. Del suo stupore, di fronte alla palude di false acquecotte-acquechete che si trovò intorno,ne sono testimoni i lunghi aperitivi al Centrale con noi, Alberto Lecaldano, Luciano, il dottor Mariniello, e Ciro, (gli ultimi tre se li è già presi la cirrosi….) solitarie serate circondate dalla grande melassa…
Probabilmente le cose cambieranno, soprattutto per l’arrivo in maremma di stranieri innamorati della maremma, che ci faranno riscoprire la nostra anima sopita, il nostro orgoglio aldobrandesco. Come nel film ”I sette Samurai”,per i rinunciatari maremmani, ci vorrebbero degli eroi sfegatati e altruisti. E allora dal concio fertile aldobrandesco, con l’aiuto di Milanesi disgustati da Milano, potremmo finalmente aspirare di fare il culo a quei bucaioli di friorentini e quei razzisti dei senesi che fino ad oggi, ci hanno tolto dall’ apartheid solo per incrociarci ai purosangue per correre il palio…..tanto cè da rischiare la vita…. Quello che sta accadendo nel vino ne è la prova, speriamo solo che non ci si fermi qui.
Comment from Marta
Time: 2 Marzo 2007, 21:38
Ce lo vedo Luciano a scapea’, leggendo questi articoli che parlano di lui. Mah. Io poi mica me ne intendo, di letteratura e di dibattiti culturali. Io leggo un libro solo se mi dà piacere, o mi incuriosisce, o mi fa pensare. Che poi, è la stessa cosa.
Ho scoperto Bianciardi da poco, e solo perché “La vita agra” era abbastanza piccolo per essere letto in piedi sulla metro. Poi mi sono ricordata che mio padre me lo diceva, che era un bel libro, e citava a memoria: “a Milano, la vita è agra…”. Ma come potevo capire, io che a vent’anni avevo la testa piena di cose diverse, non l’avrei capito neanche se l’avessi letto. Magari leggevo “Cent’anni di solitudine” e mi appuntavo i nomi dei Buendìa, ma Bianciardi era così lontano e noioso, per i miei vent’anni pieni di presunzione e di inesperienza. Sulla metro ho cominciato a leggere, ed era tutto vero, tutto reale. Ogni tanto un sorriso mezzo amaro, e poi quei ricordi buttati là sulle Quattro Strade, e un’inaspettata dolcezza. Mai avrei creduto, mai. E la fine: …e per sei ore non ci sono più. E’ la vita nostra, è la vita mia, che la sera voglio solo sparire e dimenticare, perché non c’è mai fine se non alla fine, quella vera, e lui l’aveva capito certo meglio di me, e ci si è buttato a capofitto. Qualcosa avevo intuito, ma come sempre volevo sapere di più, e allora ricerche e biografie, e anche il libro di Maria, ormai introvabile, preso in biblioteca e fotocopiato la mattina presto, tenuto come una reliquia, letto…d’un fiato, appunto. E la miniera, e le foto dei funerali, anche la foto del Torracchione, quello vero. Poi, a ripensarci bene, un libro suo l’avevo letto, e anche più volte: quello sui Mille, e per la prima volta avevo intuito che ci può essere un modo migliore per insegnare la storia, altro che l’insegnante laureata in legge del liceo, e le sue interrogazioni programmate. Nell’Antimeridiano c’è anche quello, e molte altre cose che non ho ancora letto. Bianciardi è morto, non può più scrivere, ed io mica posso spararmi tutto subito, me lo devo centellinare, deve durare. Ho lasciato lì ad aspettarmi per mesi il racconto sulla mamma maestra, che mi inquietava un po’, poi però l’ho letto. E poi i racconti su Grosseto, e il passaggino sotto le Mura. Certo, anni prima che ci passassi io, ma Grosseto non è poi cambiata così in fretta, almeno fino a un po’ di anni fa. Ora quando ci torno mi pare sempre più brutta. Estranea, ma quello non mi stupisce. No, ma è proprio brutta. E’ come se, passata Porta Vecchia, si uscisse da una specie di città finta, quella dei lampioncini, delle strade lastricate, delle botteghe artigianali inventate. Tutto finto, ma chi volete prendere in giro? Certo, questi scempi sono cominciati tanto tempo fa, forse ora stanno cercando di rimediare, che ne so. Ma mi sembra un rimedio peggiore del male. La città finta dentro le Mura e quella brutta, veramente brutta, fuori: le speculazioni, il traffico, i palazzoni, quell’obbrobrio di centro commerciale in fondo a via de’ Barberi. Arrivo e non vedo l’ora di scappare. Ma dicevo, Bianciardi. Ci è tornato morto, e chissà dove l’hanno seppellito, forse alla Misericordia, sarà un posto dove andrò, quando salirò a prendermi la cassapanca antica. Ah, ecco, dicevo. Non capisco perché tutta ‘sta polemica sull’Antimeridiano. Immagino che i figli di Bianciardi avranno il loro bel daffare, a fare i conti con il ricordo del loro padre, i genitori più sono assenti più sono ingombranti. Ma mi era parsa un’ottima idea, quella di raccogliere tutte le sue opere in un paio di volumi. Costa troppo? Bah. Comprarli uno a uno, ammesso che si trovino, mi sarebbe costato molto di più. Certo, uno potrebbe comprarsi solo quelli che gli interessano, ma questo è un altro discorso. Di certo, sarebbero stati più comodi da leggere in piedi sulla metro. A me però interessava tutto. Ho raccolto foto, articoli, film, il lavoro su Kansas City, tutte le notizie che ho potuto trovare, per cercare di dargli vita, di capire, come si sente un grossetano lontano da lì, se ci si libera mai del ricordo e dell’amarezza, prima o poi. Pare di no, eh? A lui non è riuscito, ma io grazie a quello che ha scritto, sono riuscita a provare, per la prima volta dopo anni, un po’ di dolcezza al ricordo, e la voglia di tornarci, fosse solo per andare alla Misericordia a cercarlo. Non finisco mai di cercare Bianciardi, di cercare Grosseto. Ma Grosseto è solo un pretesto, cerco le mie radici, il mio passato, perché mi piace fare i conti, perché a volte non capisco il presente, ed ho paura del futuro. Cerco e non trovo, Luciano, e mi addormento la sera per non pensare. Almeno a Roma il clima è buono: avresti avuto meno freddo.
Comment from Rosanna Romano
Time: 29 Aprile 2007, 10:05
Il Menabò
Con il Patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali
del
Comune di Roma
Presenta
2ª Mostra dei LIBRI SENZA CASA
18-19-20 maggio 2007
I libri hanno una casa come tutti gli esseri viventi. Ci sono quelli che hanno una dimora fissa, grande, spaziosa, a volte lussuosa ed agiata. Altri libri, invece, vivono una vita precaria, difficile, fatta di stenti, di attese e di speranze, senza troppe illusioni, tra ingratitudini e pericoli, incomprensioni e sofferenze. Libri che non hanno un tetto, un luogo, né dello spazio né della mente. Nemmeno una semplice tavoletta in un angolo della casa ad accoglierli, custodirli per chi un giorno possa prenderli tra le mani. Ora c’è qualcuno che vuole pensare ad essi e che ha deciso di dare loro una casa:
IL MENABÒ(Galloway).
Dopo il positivo riscontro della prima edizione, Il Menabò, agenzia di servizi editoriali, in collaborazione con la libreria Liber.MenTe di Roma, organizza la seconda mostra di LIBRI SENZA CASA.
Il progetto LIBRI SENZA CASA, prende ispirazione dal romanzo La casa dei libri di Richard Brautigan, edito in Italia da Marcos y Marcos. Il libro racconta di una biblioteca speciale, sempre aperta, dove non si custodiscono opere di autori illustri, ma scritti di gente comune: uomini, donne, bambini vi possono depositare il proprio manoscritto, un piccolo pezzo della loro vita.
Come nella biblioteca del libro di Brautigan, LIBRI SENZA CASA intende dare ospitalità presso la libreria Liber.MenTe a quei testi inediti che non hanno avuto la possibilità di incontrare un editore, e favorire il confronto/incontro tra persone che condividono la passione per la scrittura e la lettura.
Se hai scritto una storia interessante che vagabonda da un cassetto all’altro, e ti piacerebbe condividerla con noi, dal 18 al 20 maggio 2007 Il Menabò e Liber.MenTe offrono al tuo manoscritto un posto sugli scaffali di una vera libreria in via del Pellegrino, 94 (Campo de’ Fiori), Roma.
Nel corso della manifestazione sono previsti incontri con esperti del settore, tavole rotonde sulla scrittura e sul mondo editoriale e reading, durante i quali gli autori ospitati potranno leggere alcuni brani tratti dai propri scritti.
Conclusa la mostra, i manoscritti saranno ospitati per un anno nello scaffale dei LIBRI SENZA CASA a disposizione del pubblico che potrà o leggerli nella sala di lettura della libreria, sorseggiando un buon tè, o prenderli in prestito.
REGOLAMENTO
Per partecipare a LIBRI SENZA CASA è necessario:
inviare a Il Menabò, via della Stazione di Ottavia, 90 - 00135 Roma, due copie rilegate* del dattiloscritto, accompagnate da una scheda che indichi brevemente l’argomento dell’opera, i dati dell’autore, l’autorizzazione all’uso dei dati personali e la ricevuta del versamento;
tutelare la paternità della propria opera. In caso contrario Il Menabò non si assume la responsabilità legale di eventuali plagi da parte di terzi;
dichiarare che l’opera non è sotto contratto con una casa editrice;
effettuare un bonifico bancario di € 25,00 per le spese di organizzazione, sul conto BancoPosta intestato a Rosanna Romano N° 000062190376 CIN K - ABI 07601 - CAB 03200.
I manoscritti dovranno pervenire in redazione entro e non oltre il 15 maggio 2007.
Si fa presente che per motivi logistici l’organizzazione potrà accettare solo le prime 30 opere che arriveranno in redazione. Eventuali manoscritti in eccedenza saranno i primi della successiva edizione della mostra dei Libri senza casa. Pertanto è preferibile, prima di inviare il manoscritto ed effettuare il pagamento, contattare lo staff de Il Menabò per verificare la disponibilità .
Si fa altresì presente che saranno esclusi scritti che ledono il comune senso del pudore e che si ritengono offensivi per le istituzioni e le religioni.
*Il tipo di rilegatura e il formato sono a scelta dell’autore purché l’opera si presenti stampata fronte/retro come un libro e con copertina.
Per ulteriori informazioni scrivere a info@ilmenabo.it
Comment from Sergio Bertelli
Time: 10 Maggio 2007, 11:13
Vorrei ordinare 100 copie del primo Bianciardino,a 5 euro, da distribuire gratis agli abitanti del paese dove da quattro anni ho scelto di vivere, abbandonando Firenze e l’Università. Il mio indirizzo: piazzetta E. Agneni 25, 01015 Sutri
Comment from alberto volpi
Time: 6 Gennaio 2008, 18:42
Non è un commento ma una richiesta al curatore del sito. Ho scritto una tesi di dottorato sul tradimento nella letteratura risorgimentale che contiene un “capitolo garibaldino”: interessa darci un’occhiata?
Comment from Frank Spada
Time: 5 Luglio 2008, 08:21
Il primo romanzo breve di uno pseudonimo, un omaggio a R.C. e al mio passato - online sul sito http://www.frankspada.eu. - rivolto alla curiosità di chi sa leggere oltre le “parole”. Grazie per l’ospitalità, con l’augurio che le monetine da un cent diventino introvabili e i Bianciardini salgano di prezzo!
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